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Camilleri ricorda Siro:
ad Assisi diressi
il suo “Odore di terra”

Colpo di teatro a Cesclans alla commemorazione di Angeli: «Fu la regia più entusiasmante della mia carriera»

UDINE. Coup de théâtre, domenica, a Cavazzo Carnico, alla commemorazione di Siro Angeli, nel ventennale della scomparsa. A sorpresa, tra familiari ed estimatori del poeta, narratore, drammaturgo, raccolti nella pieve di Santo Stefano a Cesclans, arriva una testimonianza illustre, quella di Andrea Camilleri, che in una lettera inviata a Marco Maria Tosolini rilascia un affettuoso ricordo di Siro, scrivendo degli incontri romani al Terzo Pragramma della Rai.

«Ogni tanto bussava alla porta della mia stanza, mi sorrideva, deponeva un libro sul mio scrittoio e se ne andava senza dire niente. Era un suo libretto di poesie, sempre con una dedica affettuosissima. Non aveva finito di chiudere la porta alle sue spalle che io mi ero già tuffato sulla prima poesia, non importa se in lingua o in un dialetto che mi risultava di difficile comprensione. Allora, per risolvere il problema, non c’era che da andare da lui, mettergli la poesia sotto gli occhi e dirgli di leggerla ad alta voce. Subito a me, siciliano, diventava comprensibilissima. Spesso riprendevo in mano uno dei suoi libri e per ore mi lasciavo cullare dal ritmo perfetto dei suoi versi. Tra parentesi, un pomeriggio di domenica andai a casa sua e mi feci leggere, per intero, Il Grillo della suburra. Fu un pomeriggio che non scorderò mai più. Poi, un giorno, sopra alla mia scrivania invece del libretto di poesie posò un voluminoso dattiloscritto. “È una commedia che ho appena finito di scrivere, vorrei che la leggessi». Mi emozionò il fatto che Siro tornasse al teatro dopo tanti anni d’assenza. La lessi e la rilessi, affascinato e intrigato. Era una storia chiaramente e soffertamente autobiografica, ma la forma che Siro le aveva dato non rientrava per niente negli schemi di una normale commedia da palcoscenico (...) era riuscito a fondere in un unicum lirica, prosa e dramma. Quando tornò per chiedermi che me n’era parso, gli dissi che m’aveva profondamente commosso. Aggiunsi che metterla in scena avrebbe però presentato difficoltà tecniche quasi insuperabili. Siro mi comunicò che la sua commedia aveva vinto il concorso indetto dalla Pro Civitate Christiana e che sarebbe stata rappresentata nel Teatro di Assisi da una compagnia da formare per l’occasione. “Hai scelto il regista?”, “Sì, tu” – mi rispose. Fu l’impegno teatrale più totalizzante e più entusiasmante della mia carriera. Per garantire la successione quasi cinematografica delle scene (da un vagone di tradotta a un’isba nella steppa russa, da una camera d’albergo al limbo dei non ancora nati, ecc. ecc.) impiegai ben tre palcoscenici girevoli che agivano quasi in contemporanea e una caterva di macchinisti e d’elettricisti. Siro non venne ad Assisi, si sarebbe emozionato troppo. Preferì vedere la sua opera in televisione. Al termine, mi fece una telefonata piena di felicità».

La commedia era Odore di terra (1957). E nella lettera Andrea Camilleri cita le parole di un noto critico teatrale, Achille Fiocco: «Odore di terra è insieme lirica, racconto e dramma: alterna visioni paesistiche (vere e proprie liriche) a ricordi, lettere e quadri evocativi, e s’avventura persino nel limbo dei nascituri, con un procedimento cinematografico, che va dal presente al passato, per tornare infine al presente, e si vale di elementi pittorici, mimici, musicali e dialogici, fusi nell’ansia di scoperte che la pervade da un campo all’altro». A Cesclans ricordano Siro, non senza commozione, Celestino Vezzi, Gianfranco Ellero, Gloria Angeli per la Società Filologica Friulana, Grazia Levi,

Gilberto Ganzer, Luigi Maieron, Silvia, ultima figlia del poeta, e Riccardo suo nipote, figlio di Glauco, il primogenito. Gli attori della compagnia teatrale che si intitola ad Angeli leggono lettere tratte dal ricco epistolario dell’intellettuale carnico.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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