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Denise Epstein:
«La tragedia e il talento
di mia madre Irène»

La figlia della Némirovsky sabato a “Pordenonelegge”: grazie a lei si salvò il manoscritto di “Suite francese”.

PORDENONE. Irène Némirovsky, allo scoppio della rivoluzione bolscevica, lasciò giovanissima la Russia con i genitori. In Francia, il padre, un banchiere rovinato, si rifece una fortuna e la piccola Irène a 16 anni scrisse un breve romanzo, Il ballo, in cui racconta di una ragazzina figlia di arricchiti, all’epoca chiamati pescicani. Il libro suscitò un caso paragonabile a quello di Raymond Radiguet, il ventenne autore de Il diavolo in corpo. Affidata alle cure di una governante, Irène fu educata da ottimi precettori, ma ebbe un difficile rapporto con i genitori piuttosto assenti. Scrivendo reagì solitudine. David Golder, la storia di un banchiere che si rovina per la figlia, nacque dal suo isolamento: lo inviò per posta all’editore Grasset, che ne rimase entusiasta e lo pubblicò. poi Irène conobbe Michel Epstein, lo sposò, ne ebbe due figlie. Con l’antisemitismo, cominciarono i guai: Irène si convertì al cristianesimo insieme alle bambine, e si fece battezzare, si nascose in campagna. Non servì a niente. Morì ad Auschwitz. Elisabeth, la figlia minore, diventò dirigente di una grande casa editrice, scrisse un libro sulla madre, ma morì giovane di un male incurabile. E Denise, la figlia maggiore, cultrice della memoria materna, sarà sabato a Pordenonelegge (alle 17, convento di San Francesco) per parlare di Irène e del libro di Elisabeth Gille, la sorella: Mirador. Irène Némirovsky, mia madre.

– Madame Epstein, lei ha scoperto il romanzo Suite francese in una valigia che si portava appresso da tempo. Sapeva che c’era dentro il manoscritto?

«Per moltissimi anni quel quaderno è rimasto nella valigia che mi sono portata sempre dietro anche negli anni di fuga e d’angoscia quando io e mia sorella, affidate alla domestica della quale avevamo preso il cognome, vivevamo nascoste per sfuggire alle persecuzioni. Sapevo che dentro c’era il quaderno della mamma, un classificatore pesantissimo di marocchino, ma non avevo il coraggio di tirarlo fuori, aprirlo, leggere per vedere cosa ci fosse scritto dentro. Quando mi sono decisa a farlo, per parecchio tempo lo richiudevo subito, perché quello che leggevo mi procurava un’emozione troppo forte».

– Si è accorta di quando sua madre lo scriveva?

«Mia madre passava tutto il tempo libero che aveva a scrivere sul suo quaderno. Ogni attimo della giornata che lei poteva rubare alle tante incombenze che la guerra le aveva rovesciato addosso, scriveva in modo quasi accanito, alacremente. Scriveva anche la notte, ma non parlava mai con me del suo lavoro: era il suo mondo, la dimensione in cui riusciva adisolarsi oltre il frastuono della guerra e delle miserie. Credo che lo abbia completato proprio qualche giorno prima di essere arrestata».

– Lei e sua sorella foste salvate dalla domestica dopo l’arresto dei genitori...

«Seppio che cos’era la paura soltanto allora... Bruscamente, divenni adulta anzitempo. Dovetti assumermi delle responsabilità nei confronti di mia sorella, che aveva solo cinque anni. Inoltre dovevo occuparmi della valigia che ci seguiva ovunque. Mio padre che mi aveva raccomandato di non perderla mai di vista perché conteneva una cosa molto importante: il quaderno della mamma...».

– Come rammenta sua madre?

«Aveva uno sguardo lucido, buono e qualche volta anche crudele sulla realtà, ma era una donna affettuosa, semplice, non amava la mondanità e probabilmente aveva nostalgia del suo paese, la Russia. Infatti c’erano sempre tanti libri russi a casa e la mamma aveva scritto anche una bella biografia di Cechov».

– Perché i romanzi di sua madre oggi sono tanto importanti per la Francia?

«Per moltissimi anni la Francia ha voluto pensare a se stessa come a un paese eroico di fronte

all’occupazione nazis

ta, mentre la realtà fu diversa. Soltanto ora la Francia sa come stavano veramente le cose, che ci fu sì l’eroismo, ma anche molta vigliaccheria e molta tiepidezza, per usare un eufemismo, oltre a tanta collaborazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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