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Superporto, la Cina
punta sull’Adriatico
«Il Fvg rischia molto»

Il Fondo sovrano interessato a partecipare alla costruzione. Calligaris: che sia in regione o in Croazia a loro poco importa.

UDINE. Spunta l’ombra della Cina sul “superporto” dell’Adriatico. Il Fondo sovrano cinese – una delegazione ha incontrato martedì il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti – lo ha inserito nel proprio piano delle infrastrutture. La conferma arriva da Confindustria, rimbalzando dalla sede di Roma a quella del Friuli Vg.

Il Fondo sovrano cinese – con un motore di liquidità che vale circa tremila miliardi di dollari – non sarebbe interessato solamente ai nostri titoli di Stato, ma anche ad interventi diretti in infrastrutture e fra queste ci sarebbe anche il superporto dell’Adriatico proposto da Unicredit. Apparentemente potrebbe sembrare una buona notizia; una spallata importante per la realizzazione del nuovo porto del Friuli Venezia Giulia, in realtà ai cinesi poco interessa che sia costruito in Fvg o in Croazia, passando per la Slovenia.

«Non scopriamo oggi le strategie della Cina – spiega il presidente di Confindustria Fvg, Alessandro Calligaris –: un Paese con una liquidità enorme che, oltre ad aumentare il controllo delle strutture distributive, cerca di aumenta quello nelle piattaforme logistiche. Una di queste potrebbe essere il superporto di Monfalcone; un porto appetibile per il controllo dei traffici delle merci dall’Adriatico verso il Nord d’Europa. Un po’ quello che sta avvenendo oggi in Africa – continua Calligaris –: in quei Paesi la Cina investe in infrastrutture in cambio delle materie prime».

In Italia, poi, un Paese con tanta liquidità trova terreno fertile anche nei “tempi della politica”. Ancora il presidente di Confindustria: «Noi italiani siamo particolarmente tardivi nel prendere decisioni e nel fare delle scelte. Siamo il Paese della burocrazia e dei “no”. La politica – so che il tema è stato approfondito dal vicepresidente di Confindustria Fvg, Salvatore Palermo, nei giorni scorsi, a Magnano in Riviera, al meeting della Cisl – viaggia a una velocità molto diversa da quella dei privati e del mondo economico. Questo ci mette nella condizione di non essere gli artefici del nostro sviluppo, un problema che non riguarda soltanto la portualità. Un problema reso ancor più pesante dai “no” dei comitati: ce n’è uno per ogni iniziativa, tutti sono per il “no” e poco importa se rappresentano una minima parte dei cittadini; e poco importa se bloccano lo sviluppo di un intero Paese».

«La Cina in tutto questo “sguazza”: con il contante compra i centri distributivi su cui convogliare le proprie merci per poi farle “correre” su proprie infrastrutture. Ma la Cina vuole non ha tempo da perdere: quindi che sia Italia, Slovenia o Croazia poco importa. Conta chi agisce; chi fa; chi è il primo che gli garantisce uno sbocco sull’Adriatico». «Per quanto ci riguarda – conclude il presidente Alessandro Calligaris – non abbiamo alcuna novità sul superporto di Monfalcone. Sentiamo di

continui tira e molla sul possibile investimento di Unicredit; di un sistema politico che da una parte spinge e dall’altra non trova decisioni. È tutto impantanato, come impantanato è il rigassificatore e le infrastrutture per la distribuzione dell’energia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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