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Ruda, alla ricerca
del'aereo caduto

Giornata di scavi sul terreno dove era precipitato, nel ’44, abbattuto da un B24. Ma le ruspe hanno riportato alla luce soltanto frammenti e uno scarpone.

RUDA. Una giornata intera di scavi, ma non ha dato i risultati sperati la ricerca del caccia tedesco Messerschmitt Bf 109 che si supponeva inghiottito dal fango sull'argine della roggia Brischis tra le località di Saciletto e di Alture nel lontano 30 gennaio 1944. Il recupero, tanto atteso dal Gruppo ricerche storiche aeronautiche, non ha avuto l’epilogo sperato nonostante il notevole dispiego di energie e volontari iniziato ieri mattina verso le otto. Nel tardo pomeriggio l’associazione ha infatti decretato il “nulla di fatto”.

Unendo i vari tasselli del puzzle, sembrerebbe attendibile l'ipotesi che il caccia tedesco sia andato in mille pezzi con lo schianto a 800 chilometri orari e che non vi sia alcuna fusoliera integra, come sperato invece dall’associazione e già avvenuto a Concordia Sagittaria nel 2007.

Sul posto i volontari del Gruppo ricerche storiche aeronautiche, guidati dal presidente Roberto Bassi, pilota di elicottero dello stormo Rigel di Casarsa e appassionato di ricerche belliche, il sindaco Palmina Mian, lo storico Alfredo Furlan, i volontari della Protezione civile, parecchi curiosi e un testimone particolare, Silvio Miceu, 79 enne, che ben ricorda quella giornata di sole di 67 anni fa. «Avevo 12 anni - racconta - e assieme a degli amici siamo accorsi subito dopo lo schianto avvenuto verso le 11 del mattino. Mi ricordo come oggi le fiamme prodotte dal carburante uscito e le macchie d'olio nella roggia e lì ho raccolto una catena che conservo ancora mente un mio amico si è portato a casa un pezzetto di elica».

Miceu vide il caccia tedesco, un BF109 Messerschmitt perdere quota e schiantarsi al suolo nella campagna tra le località di Saciletto e Alture e immediatamente si recòcato sul posto. Non mancò, quella domenica, di seguire il percorso del bombardiere americano B24 schiantatosi a Campolongo al Torre con la morte dei dieci membri dell'equipaggio.

L'ipotesi dell'affondamento del caccia nel fango era avvallata dal racconto dell'impresa, non riuscita, di estrarre la carcassa del monoposto nei primi anni Cinquanta, quanto i rottami ferrosi erano preziosi e i resti di un aereo abbattuto erano certa fonte di guadagno. Probabilmente si è trattato di un pezzo di aereo e non della intera fusoliera.

Le indagini, avvenute per mezzo di un potente escavatore della ditta Gigante di Pocenia, hanno interessato, secondo una prima ipotesi dal lato orientale dell'appezzamento di Paolo Nassiz, spostandosi poi qualche metro più a est per poi desistere, visto l'autofinanziamento e l'alto costo dell'impresa e l'ipotesi della distruzione dell'aeromobile. Sul luogo è stato ritrovato un pezzo di stivale risalente al periodo e diversi pezzi che potrebbero essere del caccia. I testimoni raccontato del rinvenimento del paracadute integro e chiuso e della pistola del pilota con la canna piegata.

Il rinvenimento della fusoliera avrebbe reso semplice l'identificazione del pilota. «E’possibile supporre che si tratti di un diciannovenne

tedesco» spiega lo storico Alfredo Furlan. Nel sito dedicato alla Luftwaffe è stato possibile trovare i nomi di quattro piloti di BF 109 tragicamente dispersi in quella fredda domenica del 1944, tra questi Wilhelm Bossow, disperso in combattimento.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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