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Ecco svelato
l’angelo d’oro
del castello

La città si riappropria del suo simbolo, tornato agli splendori del Settecento, alla fine del restauro sponsorizzato Danieli.

UDINE.  L’angelo del campanile della chiesa di Santa Maria di castello è d’oro. Il restauro finanziato dal gruppo Danieli di Buttrio con 400 mila euro è stato completato nei tempi previsti e, ieri pomeriggio, gli operai hanno iniziato a togliere le reti di protezione. Qualche ora prima le campane avevano ripreso a suonare, due non lo facevano dal tempo del terremoto. A giorni, infatti, il simbolo di Udine e del Friuli, bloccato da diversi mesi per ragioni di sicurezza, tornerà a indicare la direzione del vento. Questa, però, non è l’unica novità perché non appena si alzerà il sipario, nelle ore serali, vedremo l’angelo blandamente illuminato da un fascio di luce proveniente dalla cupola del campanile.

Per ammirare nella sua completezza l’angelo dorato e il campanile riportato agli antichi splendori, quindi, bisognerà pazientare ancora qualche giorno, il tempo necessario per consentire alle maestranze di completare gli ultimi ritocchi e di smontare il ponteggio. L’attesa è notevole anche perché nessun udinese dei tempi moderni può ricordare di aver visto l’angelo dorato nel 1777. Tutti, infatti, hanno di fronte l’immagine della statua coperta dalla patina del tempo.

Come si può vedere nelle immagini scattate, ieri, in anteprima, sul campanile della chiesa di Santa Maria di castello, l’angelo segnavento è sì dorato, ma dal punto di vista estetico l’impatto non è affatto eccessivo. Soprattutto se si pensa che dal basso l’angelo, alto circa 5 metri, si vede molto più piccolo. Le Soprintendenze alle belle arti, infatti, d’intesa con la parrocchia del Duomo e i tecnici della Danieli, hanno scelto una doratura leggermente anticata, dalle tonalità calde, proprio per ridurre l’impatto visivo. Il vero test, però, sarà quello della gente ormai abituata a vedere girare l’angelo completamente scolorito dalle piogge. Facile immaginare che i pareri diversi non mancheranno.

In queste ore, quindi, è in atto una sorta di conto alla rovescia. Ieri, gli operai dell’impresa Del Bianco che ha realizzato i lavori edili, i tecnici della Simet di Tavagnacco esperti nel ripristino delle campane, gli elettricisti della Imec e i restauratori della Laar di Udine e Comelli di Nimis, hanno testato gli effetti sonori e cromatici. «Il restauro dell’angelo e del campanile è nella fase conclusiva, il simbolo di Udine e del Friuli è stato restaurato completamente da friulani» ha fatto notare il direttore dei lavori, l’ingegner Marco Zilli, soffermandosi sulle condizioni non certo comode in cui si sono ritrovati a lavorare le maestranze che hanno restaurato l’angelo sul posto, smontando solo qualche parte. Tra queste la testa che, prima della doratura, è stata esposta per tre giorni nel museo del Duomo dove l’hanno apprezzata migliaia di persone.

«Si è trattato di un intervento molto delicato eseguito con la supervisione delle Soprintendenze alle belle arti» aggiunge il direttore dei lavori dopo aver assistito alla rimozione di alcuni teli che coprivano il ponteggio. Domani prenderà il via lo smontaggio dei tubi. «Un’operazione, questa, che proseguirà per gradi per consentire agli operai di effettuare i piccoli ritocchi lungo il campanile riportato al suo colore originario» continua Zilli facendo notare che, ieri, il vento non ha certo facilitato l’operazione. Sempre secondo Zilli, infatti, se le condizioni meteorologiche non lo impediranno, a metà settimana

il campanile con il suo angelo segnavento tornerà visibile da ogni punto della città. Non prima però di aver ricevuto la benedizione dell’arcivescovo, Andrea Bruno Mazzocato, intenzionato a salire sul campanile per guardare da vicino l’angelo dorato.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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