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Non sempre sotans
pronti a obbedire

I friulani dal Medioevo all’età napoleonica: Liliana Cargnelutti racconta il volume scritto per Forum.

S’intitola Feudo e comunità. Il Friuli collinare dall’età medievale all’età napoleonica ed è il nuovo saggio, che raccoglie una pluralità di contributi scientifici, pubblicato da Forum. Un’edizione realizzata nell’ambito del progetto triennale I feudi collinari – sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dalla Provincia di Udine e dalla Comunità Collinare del Friuli – e pubblicata anche grazie al contributo della Fondazione Crup. Del volume, che sarà presentato venerdì alle 18, al castello di Colloredo di Monte Albano, parliamo con la curatrice, Liliana Cargnelutti.

– In questo libro scorrono molti secoli. E pagina dopo pagina, frammento dopo frammento, emerge da esso un nitido profilo del Friuli collinaria e della sua storia complessa. Un lavoro importante...

«L’impegno di rileggere la storia dei feudi collinari è passato attraverso un primo step, la costruzione di un sito web a cura di Tommaso Mazzoli e poi una significativa mostra a Colloredo di Monte Albano, divenuta itinerante nei comuni della Comunità Collinare. Il volume raccoglie gli esiti di un cammino triennale di ricostruzione che è partito dalla ricerca nelle pievi e parrocchie del Friuli collinare per giungere a testimoniare l’incastellamento della zona, fino ai feudi patriarchini e ai nuovi feudi in età veneta».

– L’età feudale è temporalmente e mentalmente lontana. E spesso ci sfuggono le dinamiche culturali e politiche del territorio in quell’epoca. Sorprende scoprire da una mappatura del patrimonio dei Savorgnan che il potere della famiglia era di gran lunga inferiore all’estensione del patrimonio che possedevano. Quali erano i rapporti tra i signori locali e il potere della Serenissima?

«Le dinamiche tra signori e Venezia si sono incrociate anche con il protagonismo delle comunità. I signori dei castelli erano ricchi possessori di terre, ma era Venezia ad avere il potere legislativo e politico. In mezzo c’era la comunità che in parte lavorava per il signore e in parte per sé».

– Da quello che leggiamo nel libro i friulani non sembrano i sotans che una certa iconografia ci ha spesso tramandato...

«Le relazioni conflittuali tra castello e comunità di villaggio rappresentano un capitolo fondamentale nella storia sociale e culturale del Friuli. Nel 1490, per esempio, è Venezia che ordina agli abitanti di San Vito di Fagagna di riparare il castello dei signori di Villalta. Segno che la comunità non era sempre disponibile a obbedire al volere dei castellieri. Nel libro sono documentati espropri di castelli, il castello di Villalta fu sequestrato con i terreni contigui al conte Lucio della Torre, per ordine dei Provveditori sopra Feudi. E poi ci sono le leggende che richiamano assedi e distruzioni, le usanze del popolo

e l’arte. Pellegrino da San Daniele, Gian Paolo Tanner e Giovanni Ricamatore sono la migliore testimonianza della complessità di un ambito, come quello dei feudi collinari, in cui si intrecciano istanze e bisogni sociali e culturali tra loro contrastanti».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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