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Gemona, Slow food
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il dolce Pan di sorc

È il nuovo presidio attivato in Fvg. Dal 2006 l’Ecomuseo delle acque ha avviato la riscoperta di questo prodotto.

GEMONA. Il Pan di sorc, salvato dall’oblio grazie a un progetto figlio dell’Ecomuseo delle acque del Gemonese, è il nuovo presidio che Slow food ha attivato in Friuli Venezia Giulia e si aggiunge a prodotti già presidiati quali Formadi Frant, Radic di mont, la Pitina, il Pestat di Fagagna e l’aglio di Resia. Si tratta di un pane dolce e speziato, che nel Gemonese è stato prodotto fino agli anni ’70, in particolare nel periodo natalizio, usando tre diverse farine (mais cinquantino, frumento e segale) assieme a noci, fichi e semi di finocchio selvatico.

Derivata da abitudini gastronomiche dell’impero asburgico, la ricetta originale di questo particolare pane era ormai quasi dimenticata a causa dell’abbandono della coltivazione di mais a ciclo breve, qual è il cinquantino, e del cambio di abitudini alimentari. Il Pan di sorc veniva ormai consumato quasi esclusivamente in ambito casalingo ed è qui che l’Ecomuseo è riuscito a recuperarne la ricetta, intervistando testimoni, panificatori e mugnai che ancora, nelle proprie cucine, continuavano a produrre per sé qualche pagnotta.

È nato così il progetto dell’Ecomuseo che ha messo in piedi una vera e propria filiera del Pan di sorc oggi protetta da Slow food. Ne fanno parte alcuni coltivatori che da Buja a San Vito di Fagagna, da Artegna a Gemona, hanno rimesso a dimora il mais cinquantino, due mulini, che tra Reana del Rojale e Gemona macinano i cereali, infine il forno d’Arcano a Rive, che vende il pane prodotto con la tradizionale lievitazione a pasta madre e la cottura nel forno a legna.

Ne risulta una pagnotta rotonda, alta pochi centimetri e con la crosta molto scura e fragrante, che contrasta con la mollica gialla e il caratteristico aroma di polenta di questo pane adatto ad essere consumato sia dolce che salato. Il progetto, riconosciuto oggi da Slow food con l’istituzione del presidio per il Pan di sorc, risale ormai al 2006, quando l’Ecomuseo delle acque del Gemonese ha avviato la riscoperta di questo prodotto agroalimentare dalle elevate caratteristiche qualitative e tipicità. L’obiettivo? Tramutare un bene culturale in risorsa riattivando una micro-economia legata al pan di sorc, che come detto coinvolge

coltivatori, mugnai e panificatori, una piccola ma efficiente filiera oggi presidiata da Slow food, il cui intento è la promozione del prodotto ai fini di aumentarne la richiesta e permettere un coinvolgimento di nuovi coltivatori e fornai del territorio.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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