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«Scampai all’11 settembre ma smisi di essere felice»

Le testimonianze dei sopravvissuti raccontate all’Atap a 10 anni dalla tragedia Hostess salva grazie alla malattia della figlia: morì la collega che la sostituì

Mi salvai per miracolo, scendendo le scale aggrappata alla cintura del mio titolare, mentre attorno a me la gente urlava e moriva».

Serata dalle forti emozioni, ieri all’autoparco Atap, nell’evento organizzato dall’azienda in collaborazione con la Base di Aviano e moderato dal giornalista del Messaggero Veneto Antonio Simeoli, “Per non dimenticare: testimonianze dall’11 settembre 2001”, a dieci anni dalla tragedia. E testimonianza più diretta non poteva portare Gina Lippis, arrivata a Pordenone da New York, una dei 4 italiani sopravvissuti all’attentato alle Torri Gemelle, che provocò quasi 3 mila morti.

«Mi trovavo al 46º piano - ha raccontato -. Quando scesi rimasi quasi paralizzata alla vista di quanto succedeva. Per fortuna qualcuno urlò il mio nome e mi portò via. Nei mesi successivi ho sofferto di sensi di colpa per essermi salvata. Perchè io, che non sono nemmeno sposata, e non tante madri di famiglia, che invece hanno perso la vita? Da quel giorno non ho più provato cosa vuol dire essere veramente felice».

Lacrime, suggestione. Accanto a Gina Lippis e al presidente dell’Atap, Mauro Vagaggini, ideatore dell’iniziativa (organizzata per premiare alcuni dipendenti distintisi per la fedeltà all’azienda e gesti di rilevanza sociale), c’era don Rino Lavaroni, originario di Remanzacco, per 35 anni sacerdote a New York. La sua parrocchia distava appena due fermate di metrò dall’epicentro della tragedia: «Vidi subito il fumo in lontananza. E la chiesa cominciò a riempirsi di gente, che chiedeva di entrare in massa. Tra le mie parrocchiane c’era una hostess che avrebbe dovuto volare su uno degli aerei abbattutisi sul World Trade Center. Per pura casualità la sera prima la figlia si ammalò e così lei chiese la sostituzione. A morire fu la sua collega. Ancora adesso non riesce a capacitarsene».

Pier Domenico Bigaran, direttore di un’agenzia viaggi, quel giorno era a New York con la sua famiglia. Apprese la notizia da una radio locale: «Fecero sentire la telefonata di una persona imprigionata nelle Torri che urlava. Cercarono di tranquilizzarla, ma dopo un po’ si sentì il rumore del crollo e il canale non trasmise più. Non lo dimenticherò mai». Nato e cresciuto a New York, il sergente dell’aeronautica militare, ora in servizio ad Aviano, John Maldonado ha sottolineato come da quel giorno sia cresciuto, in lui, l’orgoglio di essere militare: «Nella mia famiglia siamo 8 fratelli e in 6 siamo nell’esercito. Anche i 4 più giovani, dopo quella tragedia, hanno deciso di seguire il mio esempio. L’allerta rimane alta, ma grazie alla collaborazione con la comunità internazionale, la lotta al terrorismo è sempre più efficace».

Pierantonio Stella

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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