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Un rifugio recupera gli equini “in pensione”

Viaggio nella “casa di riposo” e di riabilitazione per cavalli malati Un mondo tutto da scoprire che si regge su volontariato e donazioni

di Enri Lisetto

Nel tanto o poco tempo libero c’è chi ripara recinzioni, chi riempie gli abbeveratoi, chi costruisce capannine per gli animali, chi sistema, chi spazzola o massaggia i cavalli, chi li porta a passeggiare, chi semplicemente li ama e li coccola. Benvenuti allo Zedan Ranch, in via San Martino, a Montereale Valcellina.

Il rifugio del cavallo è gestito da una onlus, organizzazione senza scopo di lucro, tenuta in vita dalla sua fondatrice, la tedesca Evelyne Zedan, e da molti volontari.

L’associazione “Ez’s Place il rifugio del cavallo” è ospitata all’interno dell’azienda agricola “Zedan Ranch”. Realtà contigue, ma distinte l’una dall’altra per statuto ed obiettivi. L’azienda agricola offre il servizio di fattoria didattica, ospitando bambini e disabili che vogliono avvicinarsi a queste creature accompagnati da persone esperte (non si tratta di una vera e propria pet therapy o ippoterapia, in quanto per questo genere di attività è necessaria la presenza di medici ed operatori socio-sanitari), mentre la onlus si occupa del salvataggio e della cura olistica dei cavalli provenienti da situazioni di grave disabilità fisica e/o psicologica.

«Le cure che applichiamo prendono in considerazione tutti gli aspetti dei nostri cavalli, sia fisici che psicologici e comportamentali. Ovviamente in questo cerchiamo il meglio per l’equino, rifiutando dei semplicistici “no”, ma stando molto attenti a non cadere nell’accanimento terapeutico. La nostra filosofia – spiega l’energica presidente – consiste nel dare al cavallo che arriva da noi una seconda possibilità, quella di svolgere un’attività adatta al proprio tipo di patologia», avendo in passato dato tanto e forse di più del possibile.

La gente del paese la chiama “la pazza signora dei cavalli” e lei sorride e spiega il perché: «Mi sono guadagnata questo nome nei dieci anni in cui ho vissuto qui in Italia e ne vado fiera. Ho salvato numerosi cavalli da situazioni gravi, molti rischiavano di essere macellati. Ma un cavallo che ha servito gli umani fedelmente per tutta la sua vita sicuramente non merita di diventare un salame».

L’ultima in ordine di tempo è Cipollina, da anni sofferente di laminite, operata da specialisti e “rimessa in sesto” con una protesi. Cipollina è la prima pony in Italia ad essere sottoposta ad un intervento di amputazione con innesto di impianto protesico. Un’operazione contro qualsiasi interesse economico in quanto la sua età è oramai avanzata (20 anni), non possiede un’alta genealogia e non crea profitto. «Abbiamo accettato questa sfida in quanto pensiamo sia giusto offrire una vecchiaia serena e priva di dolori ad un essere che ha patito anni di sofferenze causate dall’incuria e dall’ignoranza umana».

Ez’s Place una “casa di riposo” per cavalli? «Alcuni lavorano, naturalmente nel rispetto della particolare costituzione fisica e senza mai pretendere troppo».

La onlus è stata costituita nel 2007 ed ospitata in due ettari di terreno alle porte di Montereale Valcellina. «Ho avuto la passione per i cavalli fin da piccola. Soprattutto per quelli maltrattati e malati, che sono tanti. E, in questo stato, spesso vengono scaricati. Ecco, noi ce ne facciamo carico». “Mantenere” un cavallo non sano ha dei costi: almeno 3 mila euro l’anno, salvo complicazioni. «Purtroppo le cure sono molto costose. Non riceviamo alcuna sovvenzione da Stato, Regione e Provincia, in quanto queste sono destinate alla salvaguardia di “animali d’affezione”, mentre il cavallo è considerato “animale da profitto”, come mucche e maiali. Ciò significa che a livello legislativo non gode dei diritti fondamentali di gatti e cani. Per questo la nostra sopravvivenza è garantita esclusivamente dalle donazioni di privati e dalla manodopera dei volontari».

Ecco, i volontari: sulla carta sono una trentina, ma quelli realmente attivi 7. «Per questo chiediamo a tutti coloro che sono interessati ad avvicinarsi a questo mondo, rivolgendosi a noi. Offriamo la possibilità di provare l’esperienza e l’emozione creata dal prendersi cura di creature che hanno servito l’uomo anche oltre le proprie possibilità fisiche. Questo crea nell’uomo uno stato di benessere psicofisico profondo, provando la terapeutica magia dell’aiutare per aiutarsi».

Molte le visite di bambini: «Il cavallo è sensibile, viene addirittura usato per l’ipoterapia. Sente le emozioni. Non è un oggetto che si tiene finché comoda: può vivere fino a 30-40 anni ed è bene che lo sappia chi è intenzionato ad averne uno».

Al ranch ci vanno anche molti disabili: «Amano molto più di noi “normali”. Pensi che un cavallo maltrattato si fida molto più di loro». Attualmente ce ne sono 17: «E’ una sorta di casa di riposo, tanti hanno una disabilità non più recuperabili, un paio è montabile». C’è Aqui-cour, purosangue inglese del 1993 arrivato con una grande infezione articolare al ginocchio e ora pressoché ristabilitosi. L’uomo di Bergamo che l’aveva trovato, disastrato, è arrivato fin qui: «Mi accollo il suo mantenimento», aveva detto. «Non l’abbiamo più visto». Aqui-cour presentava anche una lussazione del tendine flessore profondo del posteriore sinistro, un’ustione al muso causata dall’eccessiva esposizione ai raggi solari e una malnutrizione di grado severo. La lussazione, non più operabile, gli ha causato un accorciamento dell’arto, motivo per il quale il protesista Marco Avaro (già protesista di Cipollina) sta studiando una soluzione anche per lui.

Giove è dell’86 ed è arrivato due anni fa con una infezione alle vie urinarie, malnutrito e pressoché privo di denti; Rumh è del 1978, soffriva di dissenteria e infiammazioni intestinali; ci sono Gastone, Camillo, Angel, Billy, Lucky e Bianca, sostenuti da diversi benefattori.

Galileo, invece, è un asino: «E’ nato nel 2001. Lo andai a prendere dal contadino. Sua madre era morta durante il parto e il contadino m’aveva chiamato. Diceva che lui non aveva né voglia né tempo di allevarlo. Era come se avessi avuto un bambino. Gli diedi il biberon ad intervalli di 3 ore, anche durante la notte. Solo dopo 4 mesi ho potuto riprendere a dormire per tutta la notte. Quando aveva 2 anni mi hanno offerto 600 euro per macellarlo: ho detto no, per noi è come un figlio, sempre seguito da una inseparabile capretta».

Sì, perché il rifugio conta anche due caprette, altrettanti asinelli, sei cani, tre gatti e una tartaruga. Va avanti grazie a tanti volontari, oltre 25, dal triveneto, che si ricordano sempre

anche chi non c’è più e ha lasciato il segno: «Martin, morto per una improvvisa colica a 22 anni, Reika, piccola e dolce cavallina, Filippo, il pony Napoleone».

Infine “Nonnina”, veterana che ha chiuso gli occhi a 44 anni. Con dignità.

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