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«Sì, abbiamo bruciato il video sul Cermis»

Confessione choc, dopo 14 anni, del navigatore Schweitzer. L’Espresso anticipa il documentario di National Geographic

AVIANO. «Un filmino innocente di un volo felice». Così doveva essere per Joseph Schweitzer quanto stava riprendendo il 3 febbraio 1998: il lago di Garda e le bellezze della val di Fiemme. Schweitzer era il navigatore del Prowler che ha tranciato il cavo della funivia di Cavalese su cui viaggiavano 20 persone. A 14 anni dalla strage emerge la verità: il Grumman EA-6B Prowler, partito dall’aeroporto di Aviano, provocò 20 morti mentre si stava girando un video ricordo che poi venne bruciato per nascondere le prove.

Documentario. E’ questa la tesi al centro del documentario che National Geographic metterà in onda sul canale 403 di Sky il 31 gennaio alle 21.25. L’Espresso ha anticipato sul proprio sito il contenuto del filmato, che raccoglie le testimonianze dei protagonisti, del navigatore Schweitzer e degli investigatori americani del Ncis, il reparto federale che si occupa dei crimini della marina. Nucleo che, in un momento successivo, è stato estromesso nell’inchiesta, assunta da una commissione di marines.

Funivia. Il 3 febbraio 1998, nel primo pomeriggio, un Prowler si alza dall’aeroporto di Aviano per una consueta esercitazione. Destinazione la val di Fiemme, meta da tre anni di attività addestrativa, che l’aereo raggiunge intorno alle 15. Al comando ci sono il pilota Richard Ashby e il navigatore Joseph Schweitzer, dietro due ufficiali. Durante il volo il jet, alla velocità di 870 chilometri all’ora, trancia il cavo da sei centimetri della funivia, che in quel momento trasporta 19 passeggeri, di diverse nazionalità, e il manovratore, uccidendoli. Fin dai primi momenti una cosa è chiara: il Prowler volava troppo basso.

Indagini. Nel documentario emerge che l’aereo volava così a bassa quota perchè l’equipaggio stava girando un video, un souvenir da riportare negli Stati Uniti. Non c’era altro motivo per tenere quella quota e quella velocità. Un investigatore, ufficiale in pensione, spiega che i piloti «vengono addestrati a riconoscere la distanza a vista, è la prima regola per i piloti dei marines». Un altro elemento emerso è che le carte di volo non erano state aggiornate. Mancava la funivia.

Nastro. Mark Fallon, del Ncis, ha scoperto che al termine del volo gli ufficiali consegnarono una piccola videocamera con un nastro “pulito”. Perché il nastro era vergine, mentre tra i sedili del Prowler l’investigatore ha trovato un pezzo del cellophane che ricopre le cassette? Perchè nascondere il nastro? Due tecnici hanno raccontato, sei mesi dopo la tragedia, che pilota e navigatore, pur avendo effettuato un atterraggio di emergenza ad Aviano, non abbandonarono il Prowler subito, nonostante perdesse carburante. Ciò perchè fu sostituito il nastro girato.

Confessione. Che la cassetta con le riprese sia andata distrutta lo conferma Schweitzer. Racconta anche di avere cominciato a usare la telecamera durante il volo: «Ho ripreso un po’ intorno – dice – e ho sorriso in camera». Poi l’aereo incrocia la funivia e, verificato quanto accaduto, rientra ad Aviano. Dei 20 morti l’equipaggio prende conoscenza all’arrivo, ma già prima il nastro della videocamera viene sostituito e, il giorno successivo, distrutto: «Il pensiero della mia faccia sorridente vicino al sangue sulla neve alla Cnn mi consumava» si giustifica Schweitzer.

Contraddizioni. Secondo la commissione investigatrice dei marines le riprese non hanno influenzato la condotta perché la quota troppo bassa dipendeva dal malfunzionamento dell’altimetro. Ma Fallon ha verificato che il sistema era a posto.

Prova. «Mi domando – si chiede un investigatore

-: se non c’è stato niente di sbagliato nel modo in cui il volo è stato condotto, perché ha bruciato il nastro?». Con una considerazione basata sull’esperienza: «Se distruggi la prova di un caso, diventa la prova che sei consapevole della tua colpevolezza».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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