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Dalai Lama in Friuli: task force per la sicurezza

Requisito un intero piano dell’albergo dove alloggerà. Avrà un cuoco personale. Tra gli appuntamenti principali l’incontro con tremila studenti universitari

UDINE. Era il 4 dicembre scorso quando il Ghesce Là, Lobsang Phende – accompagnato nella circostanza da alcuni amici friulani del Centro buddhista di Polava – durante l’incontro, aveva chiesto al Dalai Lama la disponibilità a effettuare una nuova visita in Friuli. Richiesta, peraltro, che proveniva in primis dal responsabile del Centro Balducci, don Pierluigi Dipiazza.

Detto e fatto: la replica era stato un sì immediato. «Ci vengo volentieri», aveva infatti ribattuto il Maestro. «Del Friuli – suggerisce Lobsang Phende – ha un ricordo bellissimo. E non caso ripercorrerà parte degli incontri che ebbe nel corso della visita del 2007».

Il Dalai Lama sarà a Udine il 22 e il 23 maggio per tre incontri che si terranno al palazzetto dello Sport dei Rizzi. Il primo – un confronto interreligioso con un imam, un rabbino e probabilmente lo stesso don Di Piazza – è in programma il 22 mattina. Nel pomeriggio ci sarà invece uno scambio di opinioni tra lo stesso Dalai Lama e due scienziati.

Infine, la mattinata di domenica 23 sarà interamente dedicata agli studenti universitari. Nel primo pomeriggio il Dalai Lama sarà al centro Balducci prima di ripartire per l’Austria e il Belgio dove terrà degli specifici corsi di insegnamento. Da sempre, il Dalai ha a cuore sia il confronto con la scienza (il buddhismo del resto oltre che una religione è considerata anche una scienza, una filosofia, un modo di vivere) sia quello con i giovani che rappresentano il futuro. «Sì – aveva ripetuto al Ghesce Là – ci torno volentieri a Udine».

Ma tra il dire e il fare c’è di mezzo la Cina, la persecuzione del popolo tibetano, i protocolli internazionali, le norme, i visti e soprattutto il problema-sicurezza. La definizione del programma è tuttora al vaglio di un gruppo ristretto di cui fa parte, oltre a don Di Piazza, anche il fondatore del centro di Polava, Plinio Benedetti: tuttò sarà concordato con le forze dell’ordine. Il Dalai dovrebbe alloggiare all’Astoria o molto più probabilmente Là di Moret dove gli verrebbe affittato un intero piano.

Tutto quanto riguarda la sicurezza è top-secret, ma saranno decine e decine le persone impegnate tra polizia, carabinieri, vigilanza privata e uomini della sicurezza indiana e tibetana. Il Dalai Lama – che non ha più il potere temporale del Tibet il cui governo all’estero nella città di Dharmasala è presieduto dal primo ministro – per mangiare (si alza alle 3, consuma un pasto alle 7 e l’altro verso mezzogiorno), si avvarrà, sempre per motivi di sicurezza, di un cuoco personale. E le misure di prevenzione potrebbero essere ulteriormente accentuate alla luce degli ultimi avvenimenti, come informa lo stesso Ghesce Là.

È di ieri la notizia che la rivolta serpeggia di nuovo nel Sichuan dove, dopo le autoimmolazioni dei monaci (almeno 16 le vittime) migliaia di seguaci del Dalai Lama sono scesi in piazza contro «l’occupazione». Il Sichuan è in stato d’assedio e la polizia schierata da Pechino nella regione ha aperto il fuoco provocando decine di vittime che chiedevano soltanto la demilitarizzazione della zona e il rispetto dei diritti fondamentali. Inoltre, le persone arrestate dovranno soggiacere

alla tortura, vale a dire all’obbligo della «rieducazione».

Ghesce Lobsabng Phende si fa forza per non rattristarsi, ma chiede, invoca che il mondo venga informato sul genocidio in atto e sulla brutale recrudescenza contro il popolo tibetano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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