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Maroni: «Nel 2013 con Tondo? Vedremo»

In Fvg per la campagna elettorale l’ex ministro leghista elogia il sistema regionale, ma non garantisce l’alleanza con il Pdl

TRIESTE. Nel 2013 l’alleanza nel centro-destra potrebbe cambiare in Friuli Venezia Giulia? Tondo potrebbe non aveve più l’appoggio della Lega? Una risposta è arrivata ieri dall’ex ministro Roberto Maroni, durante una visita elettorale in regione.

I simpatizzanti. I militanti scandiscono «Bo-bo, Bo-bo», Roberto Maroni si scaglia contro il «governo dei pasticcioni», risponde al «fango» gettato sul movimento con querele, e annuncia perfino che «la Lega è l’unica risposta alla crisi dell’euro». La sala applaude, si sentono i flash dei fotografi. Poi l’ex ministro si alza, dopo il comizio è il tempo delle domande: con tre sillabe il leader più accreditato per la segreteria della nuova Lega congela un’alleanza di anni.

Le regionali. Il Carroccio correrà con il Pdl in Friuli Venezia Giulia nel 2013? «Vedremo», risponde Roberto Maroni. Fino a un attimo prima aveva sperticato elogi per il sistema regionale, per la specialità. Al suo fianco destro la fedelissima Federica Seganti, maroniana da sempre e assessore regionale, a quello sinistro il segretario regionale e presidente della Provincia di Udine, Pietro Fontanini. Seganti e Fontanini sono due dei tanti esponenti del Carroccio regionale: mai, anche nel corso delle recenti e difficili settimane, la Lega si era staccata dalla maggioranza di centrodestra. Fontanini è descritto da molti come governativo, bada anche all’amministrazione, per cui una conferma in blocco degli assetti di Regione e Provincia, tra un anno, potrebbero andargli ottimamente.

Il governo. Ma dopo aver sbraitato contro «il Governo che rapina le famiglie», contro il Pd «che dovrebbe vergognarsi di chiamarsi “democratico”, con i danni al welfare che sta facendo», contro il Pdl che non ha mantenuto le promesse sulla prima casa, Maroni non poteva lasciar stare. L’alleanza verso il 2013 va tutta studiata. Il ragionamento di Maroni viene spiegato subito dopo: «Visto quello che succede a Roma, visto l’atteggiamento dei partiti, penso che la Lega debba fare una seria riflessione, chiedersi se sia ancora utile tentare la via riformista a Roma, al Parlamento e con gli altri partiti».

La riflessione maroniana ha due livelli di lettura: in primis l’ex ministro dice di voler puntare direttamente al governo degli enti locali, lasciando stare l’odiata (e amata) Roma. Ma soprattutto, si chiede Maroni, che senso ha dialogare ancora con chi ha tradito il Carroccio? Meglio andare da soli, provare ad arrivare primi alle elezioni, non provare più difficili coesistenze con il Pdl. È una tentazione, forse una provocazione, anche perché lo stesso Maroni riconosce che la Lega deve ripartire e riprendere terreno dopo tutte le «accuse infondate e infamanti». Maroni, Fontanini e Seganti parlano – in sala compare pure l’«altro» Franco Bandelli – e il grande innominato è Renzo Tondo. Tutti parlano del Friuli Venezia Giulia: per Maroni la Regione è un «vero modello», eppure l’alleato pidiellino non merita menzione.

Le amministrative. Il comizio di Duino Aurisina, dove il Carroccio corre contro il candidato del Pdl, tocca tutti i punti dell’attualità nazionale: dal presunto scandalo delle nuove auto blu alla tassazione eccessiva, e Maroni lancia per il primo maggio la «giornata della disobbedienza fiscale». Il futuro assetto politico in Friuli Venezia Giulia, però, può ancora attendere. Prima la Lega dovrà capire che fare. Maroni ha evitato la risposta sulla propria candidatura alla segreteria, spiegando che «c’è ancora tempo». Nella giornata

della minaccia leghista di rompere il patto, in casa Pdl, nessuno parla. Ma c’è anche chi, insofferente verso le tirate del Carroccio, si frega le mani.

Il tour elettorale di Maroni è poi proseguito a Gorizia, Lignano, Azzano Decimo e Aviano.

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