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Commercio, un’invasione di ipermercati

L’ultimo a Vallenoncello. Confcommercio: «Ai piccoli non resta che crescere per poi cedere alla grande distribuzione»

PORDENONE. In cinque anni oltre 70 mila metri quadri di superficie commerciale. Ipermercati e negozi che si sono concentrati lungo pochi chilometri di quel fragile asse chiamato statale 13, in particolare a ridosso del Comune di Pordenone.

La grande distribuzione non si ferma, nonostante la crisi aprono nuove piastre e ipermercati – il caso di Visotto a Vallenoncello è un esempio – e nessuno li può fermare. Perché dall’Europa all’Italia, la linea è una sola: liberalizzare. Sia le aperture, sia gli orari. Ma per ogni ipermercato che apre c’è un piccolo negozio che chiude o, nella migliore delle ipotesi, che cerca di riconvertirsi.

Se cinque anni fa i parametri per aprire una piastra commerciale di grande distribuzione si basavano su un bacino di utenza entro i 15 chilometri per il non alimentare ed entro i 7 per l’alimentare, «oggi tutto viene rimesso in discussione dal fatto che i consumi sono calati anche nell’alimentare. Di mezzo punto percentuale – analizza Gianluigi Ornella, consulente Ascom –, dato senza precedenti dal Dopoguerra. Quello che riscontriamo è che gli ipermercati lavorano a colpi di offerte promozionali che riescono a mobilitare i clienti da un posto a un altro. Per quel che riguarda i prodotti freschi, invece, i clienti restano più legati ai negozi vicino a casa».

Ed è su questo che puntano i piccoli e medi alimentaristi. «La situazione generale è drammatica – analizza Sergio Bertanza, capo categoria provinciale per Confcommercio –. I piccoli che vanno bene cercano di ottimizzare la rete per poi cedere alla grande distribuzione. Lo abbiamo visto con Ronzat che ha ceduto a Pam. Ma la grande distribuzione tiene solo i punti vendita strategici. Non ha la funzione sociale che noi continuiamo ad avere e che, purtroppo, la politica continua a ignorare».

Gli operatori hanno quindi deciso di rimettersi in gioco puntando moltissimo sul servizio «e su prodotti freschi

di alta qualità, piccole produzioni locali che non trovano spazio nella grande distribuzione. E poi sulla formazione: attraverso Ascom sia titolari che dipendenti fanno corsi di aggiornamento continui. E’ il servizio la nostra arma per essere competitivi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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