Quotidiani locali

E’ morto Spolverini, il veggente di Farra

Dal 1988 sosteneva di vedere la Madonna in un campo sullo stradone della Mainizza. Stroncato da una malattia a 72 anni

GORIZIA. Vittorio Spolverini, il “veggente” di Farra, è morto ieri all’ospedale di Viterbo (città della quale era originario) in cui era ricoverato da alcuni mesi per un tumore incurabile. Aveva 72 anni e, a partire dalla fine degli anni 80, il “caso” che lo aveva visto protagonista, con le presunte apparizioni mariane sul “prato celeste” che fiancheggiava lo stradone della Mainizza, aveva riempito le pagine dei giornali non soltanto locali, suscitando anche l’interesse della tv.

Migliaia di credenti e di curiosi, provenienti inizialmente dal Friuli Venezia Giulia, ma poi da tutta Italia, avevano cominciato ad affollare quotidianamente quel fazzoletto di terra ai confini con il comune di Gorizia a partire dal 19 settembre 1988, quando Spolverini, che all’epoca faceva il fotografo con il nome d’arte di Dani (e così era conosciuto da tutti a Gorizia), affermò di vedere la Madonna. «Camminavo – raccontò alla gente e ai giornalisti - lungo le rive dell' Isonzo, sconfortato per la fine di una storia sentimentale con una giovane goriziana, quando rimasi folgorato da una visione: una giovane donna vestita di bianco e di azzurro che mi sorrideva sospesa a un metro e mezzo dal suolo».

Da quel 19 settembre, ogni giorno, nel pomeriggio, il fotografo cominciò a cadere in trance e in preghiera, sempre nello stesso punto del “prato celeste”, con il rosario tra le mani. Spolverini sosteneva di dialogare con la Madonna, dalla quale avrebbe ricevuto dei messaggi da trasmettere ai fedeli (cosa che puntualmente faceva alla fine delle “visioni”), ma anche dei segreti indirizzati all’allora arcivescovo di Gorizia, monsignor Antonio Vitale Bommarco, che però non volle mai instaurare un dialogo con lui.

Nel giro di poche settimane il tam tam delle apparizioni mariane si sparse in tutta la regione e in tutta Italia, al punto che il prato celeste di Farra, dove cominciarono ad arrivare pullman con fedeli provenienti dalle località più disparate (in prevalenza, comunque, Veneto e Lombardia) divenne meta di adunate oceaniche, con punte di 5000 persone e grossi problemi alla viabilità lungo lo stradone della Mainizza.

Divenuto fenomeno mediatico (giunsero a Farra anche degli studiosi per studiare gli stati di “trance” in cui cadeva Dani), il veggente ampliò via via la schiera di seguaci tenendo sempre desta l’attenzione della gente. Si parlò anche di guarigioni miracolose e di esorcismi che Spolverini cominciò ad un certo punto a effettuare. Col tempo, l’interesse per il veggente (che nel frattempo si era sposato e aveva trasferito la sua abitazione a Terzo d’Aquileia) andò gradualmente attenuandosi. Dani cominciò a recarsi nel “prato celeste” (che nel frattempo aveva traslocato sul lato opposto della Mainizza per una questione di espropri, e dove era stata edificata anche una sorta di chiesa-prefabbricato) soltanto al sabato e alla domenica. «Le apparizioni continuano – dichiarò – ma il resto della settimana vado a trovare dei malati negli ospedali per portare la parola della Vergine».

Vittorio Spolverini si adeguò anche alle nuove tecnologie, aprendo un sito internet, denominato www.pratoceleste.it, nel quale teneva i contatti con i fedeli. Le sue ultime comparse nel luogo delle presunte apparizioni risalgono all’agosto dello scorso anno. Poi Dani, che aveva già sofferto di ischemie cerebrali, scoprì di avere un tumore e venne operato a Roma. Nel frattempo il “prato celeste” chiuse i battenti e l’ex fotografo volle trasferirsi a Viterbo, nella sua città natale, dove peraltro fu presto costretto al ricovero all’ospedale in cui, come detto, ieri si è spento. Fu un caso senza dubbio molto controverso, quello di Spolverini, le cui visioni non ebbero mai alcun

riconoscimento dalla Chiesa, ma che riuscì comunque a conquistarsi il credito di diversi sacerdoti. Lascia nel lutto 4 figli: Sonia, Selina, Sara e Daniele, e due sorelle, Linda e Graziella. I funerali saranno celebrati domani, venerdì, alle 10.30 a Viterbo.

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