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Lodovica: «Il successo? Mai mollare»

Parla la giovane sandanielese coprotagonista di “Violetta”, la fiction che registra ascolti record

SAN DANIELE. La logica del successo facile, del talent-show che sforna fenomeni buoni per una stagione, o poco più, non fa al caso di Lodovica Comello, la 22enne sandanielese che in questi giorni buca il teleschermo di Disney Channel vestendo i panni di Francesca, coprotagonista della fiction Violetta, la serie debuttata di fresco che ha già dalla sua ascolti record.

Dalla conferenza stampa che ieri l’ha vista impegnata a Milano, coccolata dallo staff di casa Disney al suo fianco anche durante le interviste telefoniche (rigorosamente in viva voce), Lodovica ci regala la sua ricetta per il successo: «Mai smettere di crederci e provare, anche quando si fa avanti la tentazione di mollare tutto».

E ai suoi coetanei, ragazzi che hanno avuto la sfortuna di saltare dal mondo della scuola a quello della crisi, consiglia: «Studiate, studiate, meritatevi le cose. Senza studio e impegno non si arriva da nessuna parte».

Così ha fatto Lodovica decidendo tre anni fa di lasciare il suo piccolo mondo sandanielese per la cosmopolita Milano iscrivendosi al Mas, scuola di arti e spettacolo che ha fatto la sua fortuna. Da qui è arrivata la scrittura per il musical Il mondo di Patty, così come l’ingaggio per Violetta.

Una carriera a tempo record, rapidissima ma poggiata su solide basi, che riavvolgendo il nastro della giovane esistenza di lei ci riportano alla tenera età di sei anni e a una Lodovica che per il microfono aveva già una vera passione. La ritroviamo a 17 sul palco di Soul Lab, progetto diretto da Rocco Burtone e Arno Barzan: timida, emozionata, ma già con una gran bella voce.

Che ricordi... «Incredibile. Allora pensavo solo a finire il liceo. Mai avrei detto che mi sarei ritrovata a recitare in una fiction Disney». E invece...

Com’è arrivata la scrittura? «Quasi per caso. Un giorno il direttore del Mas mi prese in parte durante una lezione di canto dicendomi che sarebbero arrivate delle persone per dei provini e che, se volevo partecipare, avrei dovuto preparare una canzone e un dialogo in spagnolo, lingua di cui non conoscevo una parola. Ho fatto il provino al buio, non sapendo nemmeno quale fosse il fine. L’ho scoperto solo giorni dopo, quando mi chiamarono per dirmi che ero stata presa e che sarei diventata Francesca».

Metamorfosi per nulla semplice. Con canto e ballo Lodovica era a suo agio, con la recitazione un po’ meno...«La cosa più difficile è stata dover parlare in spagnolo, risultando credibile e abbastanza sciolta. Trasferita a Buenos Aires mi hanno fatto fare una full immertion di un mese ed è andata». Tanto bene che oggi, raccontandosi, Lodovica inciampa più volte nella lingua e si ferma, ridacchiando, alla ricerca della parola italiana che dopo mesi trascorsi in Argentina fatica a ritrovare. Non stupisce, visti i ritmi di lavoro...

«Ci svegliavamo prestissimo. Tra le 6 e le 7. Poi c’era un’ora di strada per raggiungere il set, quindi una seduta di trucco e parrucco, infine le riprese. Lavoravamo anche dieci ore al giorno». Complicato? «Io venivo dal teatro. Per cui un po’ sì. Il mondo della tv è completamente diverso, tutto dev’essere più misurato, dai movimenti alla voce. I registi mi hanno più volte bacchettata a causa della mia gestualità all’italiana».

Cresciuta personalmente e artisticamente, dopo dieci mesi trascorsi in Argentina Lodovica si dice oggi pronta per nuove avventure (magari per una seconda serie di Violetta) e per realizzare il suo sogno nel cassetto, «incidere un disco mio».

Ancor prima, nelle sua lista dei desideri c’è però un lungo periodo da trascorrere a San Daniele, al riparo dal patinato mondo dello spettacolo, coccolata da mamma Anna e papà Paolo, che con un pizzico di apprensione, sempre tenuta a freno, l’hanno seguita a distanza nel corso di questi lunghi mesi di lavoro dall’altra parte del mondo. Finito ieri l’ennesimo tour de force, la nuova reginetta Disney ha imboccato la via di San Daniele. Contenta di tornare a casa? «Dio, sì. Adesso iniziava a mancarmi da morire...».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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