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Cimpello-Gemona: cresce la protesta

Si allarga il dissenso contro il progettato raccordo autostradale. L’Arca: va fermata. L’assessore Riccardi: lavori dal 2013

GEMONA. Il 20 febbraio dello scorso anno Legambiente del Friuli Venezia Giulia inviò una lettera aperta alle associazioni degli imprenditori e alle organizzazioni sindacali a commento del Piano regionale delle infrastrutture varato dalla giunta regionale. L’obiettivo era di «Avviare una riflessione» che potesse «individuare cosa effettivamente è necessario per l’economia regionale».

Il no di Legambiente. Quella lettera aperta si trasformò in una lettera morta. «Nessuno disse nulla. Nessuno obiettò alcunché», commenta l’ex consigliere regionale, Giorgio Cavallo. Eppure, non era un documento da Bastian contrario, tant’é che Legambiente indicò importanti 5 dei 9 grandi interventi pianificati dalla Regione. Tra le opere bocciate senza appello c’era il raccordo autostradale Cimpello-Gemona.

«L’autostrada di cui è in corso – si leggeva nelle motivazioni – un project financing da circa un miliardo di euro è anch’essa devastante di un territorio di qualità e non ha in realtà nessuna potenzialità di traffico tale da ripagare l’investimento. Se in futuro risulterà necessario un raccordo tra la Pedemontana veneta (o la Gronda Nord di Pordenone) e la A23 ci sono altre soluzioni non costose e meno impattanti che potranno risolvere questo tema».

L’ottimismo di Riccardi. L’assessore regionale alle infrastrutture, Riccardo Riccardi, fa voti di ottimismo. E si dice quasi certo che entro il prossimo anno «si potrà riuscire a individuare il concessionario che poi dovrà avviare sia l’attività di progettazione sia il lavoro di concertazione con gli enti locali. Poi spiega: «Continuiamo a considerare la realizzazione della Cimpello-Gemona un’opera strategica e determinante per il Friuli e l’intera regione, a maggior ragione adesso in un momento cioè in cui il Veneto ha dato l’avvio alla costruzione della cosiddetta Pedemontana veneta».

Cresce il fronte del “no”. Tuttavia, nonostante l’ottimismo di Riccardi tutto lascia presagire che da qui all’avvio dei cantieri il percorso sarà in difficile salita. La Regione dovrà infatti fare i conti non soltanto con ambientalisti e comitati da tempo operativi nei territori interessati all’infrastruttura, ma anche con alcune amministrazioni sempre più determinate nel dire “no” a un’opera che rischia – sostengono – di sfregiare un paradiso incontaminato delle Prealpi e dei fiumi Tagliamento e Arzino, spendendo circa 975 milioni di euro. Si tratta dunque di una protesta trasversale, che sorvola i partiti sempre più in palese difficoltà a gestire ruoli di decisione in casi come questi.

La posizione dei Comuni. Riassumendo la posizione delle amministrazioni comunali, si può dire che contrarie all’opera sono Pinzano e Forgaria. La precedente amministrazione di Vito d’Asio era contraria, mentre la nuova compagine che amministra il Comune non si è ancora dichiarata apertamente.

Neutrali Ragogna, Castelnovo e Travesio in attesa però di approfondire le conoscenze sul progetto e di verificarne gli sviluppi. Sequals è ora commissariata, in quanto la precedete giunta è caduta. Ma al suo interno si stava formando una posizione maggioritaria critica sull’opera. Anche Buja nicchia e ha manifestato i suoi dubbi in un’assemblea con la popolazione. Infine, tutte ancora da definire le posizioni dei Comuni di San Daniele, Majano e Osoppo.

L’Arca guida il dissenso. Innamorati del territorio interessato all’infrastruttura e consapevoli della sua unicità in Fvg e in tutto il Nordest gli oltre 400 soci del Comitato Arca (Assieme Resistiamo Contro l’Autostrada) hanno fondato questo sodalizio per inventare insieme progetti di valorizzazione del territorio e di richiamo turistico, progetti di sviluppo sostenibile tra i quali «non riteniamo possa annoverarsi la costruzione di una devastante autostrada». L’Arca ha raccolto migliaia di firme e le ha depositate in Regione. Il suo presidente, Alberto Durì, si dice certo che questa infrastruttura avrebbe «un impatto ambientale devastante perché andrebbe a incunearsi fra un grande numero di aree tutelate».

I motivi della protesta. L’opera – dice ancora l’Arca – devasterebbe aree tutelate (ben 5 Sic, siti di interesse comunitario, una riserva naturale, ecc.) e consumerebbe qualcosa come 1000 ettari di superficie e dovrebbe servire inizialmente 25 mila veicoli al giorno nei due sensi di marcia e oltre 50 mila a regime (per dare un’idea, oggi a Pontebba, tra autostrada e statale si contano poco più di 20 mila veicoli al giorno) producendo ossidi di azoto sistematicamente fuori norma, inquinamento atmosferico, luminoso e acustico non tollerabile dalle popolazioni e da tutto il resto della vita che oggi fiorisce indisturbata da millenni».

10 domande all’assessore. L’Arca ha di recente presentato un documento che consiste in 10 domande all’assessore regionale Riccardi in cui punta a demolire la caratteristica strategica dell’opera. Un esempio? «Quale traffico pesante – si legge nel terzo quesito – potrà drenare dalla viabilità ordinaria se già oggi i camion percorrono la Ss 463 piuttosto che sostenere i costi di pedaggio della A23/A4? E perché dovrebbe intercettare il traffico locale che oggi si muove gratuitamente e domani per transitare sull’autostrada? Quale vantaggio apporterebbe alle imprese locali a fronte di un aggravio simile dei costi di trasporto». E ancora (domanda 6): «Quale modello è stato usato per prevedere un incremento di traffico costante medio del 3% annuo se già negli ultimi tre anni si registra una sistematica contrazione dei flussi».

Mobilitazione permanente. Stefania Garlatti Costa del Comitatio Arca annuncia che la mobilitazione continua in tutti i Comuni interessati con una serie di assemblee pubbliche. E continua pure la raccolta delle firme a sostegno della petizione che ha superato quota 5 mila. «Il 26 agosto

– aggiunge – assieme a Onde furlane Arca organizzerà la seconda edizione del “Concerto al Tiliment” che si terrà in località Pontaiba, nel comune di Pinzano, alla confluenza dell’Arzino con il Tagliamento, sotto il futuro passaggio dell’autostrada».

@RIPRODUZIONE RISERVATA

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