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Allarme nutrie, 34 sindaci
chiedono misure urgenti

I Comuni del Consorzio di bonifica della Bassa dichiarano guerra ai “castorini”. Gli animali danneggiano gli argini e i loro morsi trasmettono la leptospirosi

CODROIPO. Ritorna l’incubo delle nutrie nel Medio Friuli. Anzi, il dilagare di questo “castorino”, che causa gravissimi danni all’agricoltura generando preoccupazioni anche di carattere sanitario, sta coinvolgendo l’intero territorio del Consorzio di Bonifica della Bassa friulana. Una situazione, diventata intollerabile, tanto che ieri a Udine i 34 sindaci del comprensorio si sono riuniti nella sede del Consorzio con l’obiettivo di decidere insieme strategie per debellare questa “invasione”. Ciascuno di essi, infatti, invierà la bozza di delibera redatta agli assessori regionali all’ambiente, Luca Ciriani, e alle risorse rurali, Claudio Violino, invitandoli ad avviare le procedure necessarie per salvaguardare i cittadini e il territorio creando una collaborazione con ministeri, organismi ed associazioni competenti.

Una vittima delle nutrie risulta essere lo stesso Consorzio, la cui attività riguarda 87 mila ettari. partendo, a nord, da Codroipo, mentre a ovest lambisce Mortegliano e Talmassons, quindi nelle zone interne, Rivignano, Palazzolo, San Giorgio e Cervignano e, ad est, Latisana, raggiungendo il mare,in particolare Lignano e Grado. «Questi castorini proliferati a dismisura -ricorda il presidente del Consorzio Roberto Rigonat - provocano l’erosione degli argini dei canali, quindi le strade vicine cedono nel giro di una notte a causa delle gallerie scavate sulle sponde dei corsi d’acqua. I nostri dipendenti si espongono a incessanti rischi, sia per la salute sia per smottamenti e devastanti frane delle strutture. Per colpa di questi animali siamo oppressi dai costi di gestione, sosteniamo lavori imprevisti per garantire l’incolumità della popolazione, per difendere con sicurezza il meccanismo delle idrovore che effettuano lo smaltimento delle acque in reti di scolo ormai ridotte a colabrodo».

Come riferito inoltre dal direttore delle clinica di malattie infettive dell’Azienda ospedaliera universitaria di Udine, dottor Matteo Bassetti, «tramite i morsi, ma soprattutto le urine, le nutrie trasmettono la leptospirosi, infezione da batterio che può provocare la morte, anche perché difficile da diagnosticare. Entrando in contatto, ad esempio sull’erba, attraverso una lesione della pelle, un tagliettino, scatta il contagio». Lo specialista comunque precisa che «esistono forme blande; se affrontate in tempo con terapia antibiotica, si evolvono senza tragici esiti».

Insomma, servono efficaci soluzioni. Tre anni fa l’Istituto nazionale della fauna selvatica ne aveva approvato la caccia, per la quale serviva apposita licenza. Solo le guardie di vigilanza ambientale e il Corpo forestale regionale risultavano idonei all’intervento, ma i risultati non sono stati quelli attesi.

©RIPRODUZIONE RISERVATA


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