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La Sostero non ce la fa:
via al fallimento

Il tribunale non ha accolto il piano di ristrutturazione del gruppo di costruzioni di Lignano accettato invece dai creditori.

LIGNANO. La “Rino Sostero Costruzioni” e l’“Immobiliare Sabbiadoro srl” di Lignano Sabbiadoro non ce l’hanno fatta: gravate da uno stato passivo aggregato pari a circa 56 milioni di euro e abbandonate, praticamente in chiusura di trattative, da una delle tre banche presso le quali, nell’ambito del piano di ristrutturazione dei debiti presentato in aprile dai loro consulenti, avevano contato di reperire i fondi necessari a proseguire nelle rispettive attività, hanno perso la fiducia precedentemente accordata alla proposta dagli stessi giudici e visto così sfumare l’unica possibilità che avrebbe potuto salvarli dalla dichiarazione di fallimento. La sentenza - identica per entrambe, ditta e società - è stata depositata il 3 agosto e porta la firma dei giudici del tribunale di Udine Gianfranco Pellizzoni (presidente relatore), Francesco Venier e Andrea Zuliani.

Dopo oltre 41 anni di attività nell’edilizia residenziale di pregio e 32 di compravendite, dunque, sul gruppo Sostero cala il sipario. E l’epilogo, in buona parte riconducibile alla pesante crisi abbattutasi anche sul settore immobiliare, è di quelli che lasciano l’amaro in bocca: ai proprietari, naturalmente, ma anche ai loro dipendenti, ai fornitori e agli acquirenti.

Cioè ai 340 creditori, cui i curatori nominati dal tribunale, Giuliano Bianco e Ivan Jogna Prat, distribuiranno il ricavato dalla vendita del patrimonio fallimentare. Con una differenza sostanziale, però, rispetto alla soluzione auspicata nell’accordo di ristrutturazione (articolo 182 bis della legge fallimentare) che era stato realizzato dallo Studio “Del Piero-Sirch & associati” e presentato, con allegata relazione d’idoneità del commercialista Alberto Lippi, al tribunale dallo “Studio Petronio Mosetti” di Gorizia: i “preliminaristi”, cioè i 34 promissari acquirenti che avevano già versato le rispettive caparre per una serie di appartamenti e ville a schiera sparsi tra Lignano, Udine, Codroipo e Ravascletto - acconti per un totale di 11,5 milioni di euro -, non avranno più la possibilità di passare al preliminare, seppure a fronte dell’ulteriore esborso pari al 25% della somma già pagata indicato nel piano, ma rischiano invece di finire nel gruppo dei chirografari, cioè di coloro che, come noto, chiudono l’elenco della massa dei creditori. Da qui, il disagio e i malumori manifestati da più parti all’indomani della pubblicazione della sentenza.

Tanto più considerando che erano stati proprio i creditori, con parere che aveva sfiorato l’unanimità, a dirsi favorevoli alla proposta avanzata ai giudici dal gruppo Sostero: il 99% delle adesioni era arrivato dagli acquirenti dello storico palazzo Ciconi di Udine e il 97% da quelli del condominio Matisse di Lignano. Per i dissenzienti, ossia la frazione che non aveva accettato la bozza, il piano aveva comunque garantito i fondi necessari a pagare per intero le rispettive quote.

A pesare negativamente sulla decisione del tribunale, dunque, oltre alla preoccupazione sollevata nell’istanza di fallimento dal pm Raffaele Tito, è stata la marcia indietro della Cassa di Risparmio del Fvg, una delle tre banche che, con Friuladria e Banca di Cividale, in un incontro con gli istituti con cui Sostero aveva contratto debiti, si erano dette potenzialmente disponibili a erogare i 2,7 milioni di euro necessari a ultimare i cantieri in corso.

«Risposta interlocutoria, ma sostanzialmente negativa», quella fornita dalla CrFvg, e sufficiente a «paralizzare la conclusione dell’accordo e la possibilità del suo deposito», si legge nelle motivazioni. La partita, comunque, non è ancora chiusa: il gruppo ha 30 giorni per presentare opposizione e sperare in un ripensamento dei giudici. Dalla sua, il gruppo conta anche su un patrimonio immobiliare invenduto di circa 38 milioni di euro.


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