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GIUDICE DELLE PENSIONI

Esposto all’amianto, negata la rivalutazione contributiva

M.R., elettricista dipendente prima dell’Usl “Goriziana” dall’84 al 94 e quindi dell’Ass “isontina”, fino al pensionamento, dovrà mettersi il cuore in pace. Per il consigliere della Corte dei conti...

M.R., elettricista dipendente prima dell’Usl “Goriziana” dall’84 al 94 e quindi dell’Ass “isontina”, fino al pensionamento, dovrà mettersi il cuore in pace. Per il consigliere della Corte dei conti regionale, Alessandra Padula, giudice unico delle pensioni, non ha diritto ad ottenere la rivalutazione contributiva prevista in caso di esposizione prolungata all’amianto. Nel suo caso non trova, quindi, applicazione la legge sulle norme relative alla cessazione dell'impiego dell’amianto, laddove dispone, con riguardo ai lavoratori esposti all’amianto per oltre dieci anni, “che l’intero periodo soggetto all’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dall’esposizione, sia moltiplicato, ai fini delle prestazioni pensionistiche, per il coefficiente di 1,5”. Nel caso di M.R., tuttavia, una robusta esposizione è stata provata, ma solo fino al 91, vale a dire per un periodo di quattro anni, costringendo il magistrato a rigettare il ricorso.

Il giudice rileva nella motivazione come, ai fini della decisione, occorra in concreto accertare quel superamento della soglia delle 0,1 fibre per cm cubo (pari a 100 fibre/litro), in rapporto ad un periodo di riferimento di 8 ore, che integra una oggettiva situazione di rischio, tutelata dalla normativa di riferimento. Analizzando le dichiarazioni rese da due colleghi di lavoro, è stato evidenziato, innanzitutto, che l’elettricista ha operato, presso il presidio ospedaliero di Gorizia, nel lavoro di manutenzione delle caldaie, dei carrelli termici, delle tubature rivestite in cemento-amianto presenti nel cavedio. Padula richiama, quindi, condividendole, le conclusioni raggiunte dal consulente tecnico d’ufficio, ingegnere Paolo Parovel, per il quale M.R. ha effettivamente curato (ma solo fino al 91), nell’ordine, la manutenzione dei carrelli termici della cucina, con rivestimento in pannelli di asbesto, quella delle tubature rivestite in cemento-amianto presenti nel cavedio dell’ospedale, cioè nel passaggio sotterraneo in cui scorrevano le tubature dell’acqua, vapore e impianti elettrici, operando ancora nei locali della centrale termica e dell’officina, dove erano contenuti impianti ed apparecchiature in cui era presente materiale con fibre d’amianto e recandosi, inoltre, nei reparti ubicati al piano terra, dove nei controsoffitti vi era la presenza di amianto, per garantire la manutenzione di macchine sterilizzatrici con rivestimenti in carto-amianto.

Giovanni Cinque

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