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No da Roma all’accordo
che salva Vidussi

Il minstero del lavoro boccia il patto lavoratori-azienda per salvare i posti. Il sindacato esulta. L’impresa: per noi è valido

CIVIDALE. “No” del Ministero del lavoro all’accordo salvagente studiato e attivato dalla ditta Vidussi – nei mesi scorsi – per preservare la propria esistenza e per non sacrificare alcun posto di lavoro. Esulta il sindacato («Lo avevamo detto»), fa spallucce la direzione del grande magazzino, che si proclama serena e convinta di aver ben operato.

La notizia è arrivata ieri, da canali sindacali appunto, «per quanto – rileva la categoria – la comunicazione ministeriale, ci è stato riferito, fosse stata inoltrata all’azienda già tre settimane fa. Eppure, a quel che ci risulta, i dipendenti non ne sono al corrente. Non tutti, quanto meno. Ad informali, così, adesso ci pensiamo noi». Alla direzione territoriale del lavoro di Udine la direzione generale delle relazioni industriali e dei rapporti di lavoro evidenzia come appaia «di dubbia percorribilità la scelta dello strumento conciliativo per la formalizzazione di accordi conclusi fra datore di lavoro e la totalità dei lavoratori, in quanto strumento di norma utilizzato in funzione deflattiva e di preventivo componimento di un conflitto individuale in essere.

A tale riguardo – prosegue la nota – si rileva come non sembri fondata l’affermazione, contenuta nell’accordo, secondo cui le dimensioni della forza aziendale non permettono il ricorso alla procedura di solidarietà né alla cassa integrazione o ad altri ammortizzatori sociali». Un tanto perché – continua la missiva – l’entità dello staff (52 dipendenti) e il riferimento del contratto nazionale collettivo lascerebbero supporre l’applicazione di meccanismi di ammortizzazione sociale a regime e perché, «laddove ciò non dovesse essere, si potrebbero comunque attivare ammortizzatori sociali in deroga. Dal testo dell’accordo emerge inoltre che, a fronte di una dismissione certa dei diritti dei lavoratori, vi è una contropartita del tutto eventuale».

Il riferimento è all’annunciata divisione fra i dipendenti del 50% degli utili realizzati. In conclusione: «Simili accordi non paiono avallabili, in quanto sembrano eludere norme e istituti inderogabili a tutela dei lavoratori. Ove essi venissero sottoposti alla Commissione di conciliazione presso la direzione territoriale del lavoro, questa dovrebbe rilevare i profili di inammissibilità della trattazione della controversia». Ma i vertici di Vidussi, come detto, non si scompongono. «Secondo il Ministero, l’accordo non è valido. Per noi lo è eccome. Andiamo avanti per la nostra strada, d’intesa con il personale. Se poi qualche dipendente decidesse di rivalersi sull’azienda, libero di farlo. Anzi, l’assenza di ratifica da parte del dipartimento provinciale è circostanza che, di per sé, rappresenta un’ulteriore tutela del lavoratore, che in qualsiasi momento – ribadisco – potrà tirarsi indietro. L’operazione che abbiamo posto in essere è vitale per il mantenimento in vita dell’attività e per la difesa di tutti i posti d’impiego. Nessuno escluso». All’orizzonte, intanto, l’apertura della nuova sede di Remanzacco, in programma per la prima decade di ottobre. Per il momento l’ipotesi di assunzioni è congelata: la fase di avvio sarà affidata ad 8 degli attuali dipendenti.


©RIPRODUZIONE RISERVATA


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