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L’agroalimentare
non conosce crisi

Le produzioni danno stabilità al settore che chiuderà l’anno in positivo. Si punta sulle esportazioni, tengono le imprese che diversificano i prodotti

SAN DANIELE. La crisi non fa paura al Parco agroalimentare di San Daniele, che tiene, soprattutto grazie alle produzioni di pregio, capaci di dare stabilità al settore e di farlo chiudere, a fine anno, con segno più. Nonostante il buono stato di salute del comparto, i vertici dell’Asdi (Agenzia per lo sviluppo del distretto industriale) sanno bene che sedersi sugli allori è poco utile ai fini della crescita. Per questo puntano il dito sul tallone d’Achille del settore: il deficit di prodotti trasformati. Una debolezza che esiste nel distretto, ma più in generale in tutto il Friuli Venezia Giulia.

«Se non ci strutturiamo – afferma il presidente dell’agenzia, Claudio Filipuzzi – saremo ciclicamente esposti alle crisi. Il nostro principale problema è che la gran parte delle produzioni escono come materie prime dalla regione e vengono lavorate fuori per rientrare infine pronte al consumo. L’imperativo è dunque superare questo gap. «Per farlo – continua Filipuzzi – non c’è altro modo che provvedere alla strutturazione di una filiera, mettendo le imprese nelle condizioni di passare dall’elemento primario al prodotto trasformato».

In casa “nostra”. Geografia di un parco. Esteso su 196 chilometri quadrati, il distretto si compone dei Comuni di Coseano, Dignano, Fagagna, Forgaria nel Friuli, Ragogna, Rive d’Arcano e naturalmente San Daniele. Decisamente eterogeneo sia per produzioni che per dimensioni è il panorama delle imprese, composto di un centinaio di industrie votate alla produzione di alimentari e bevande – tra prosciutto crudo stagionato, salami e insaccati, prodotti dolci, salati da forno, caseari, ittici e ancora vini e distillati –, mentre sono molte di più, oltre un migliaio, le realtà produttive del comparto agricolo. Il settore nel sandanielese dà lavoro a circa 2 mila persone, di cui mille nell’industria alimentare, altrettante nelle aziende agricole, che spesso sono a conduzione familiare, mandate avanti da tre, quattro persone in media. Il fatturato? Difficile quantificarlo con esattezza avendo a che fare con uno scenario così frammentato. Si parla comunque di un giro d’affari che supera abbondantemente il mezzo miliardo di euro considerato che solo il comparto prosciutto genera affari per 340 milioni.

Export. L’esportazione rappresenta ancora una nicchia di mercato per il settore, i cui prodotti continuano a essere assorbiti, nonostante la crisi, per lo più dall’Italia. Salvo il prosciutto crudo, che sta puntando con sempre maggior vigore all’estero e oggi vanta una quota export ancora bassa sì, ma a due cifre (14%), il resto delle produzioni sono destinate al Belpaese, sia che si tratti di prodotti lavorati, che di materie prime. Queste ultime «escono dalla regione per poi farvi ritorno già trasformate», denuncia Filipuzzi rilevando un’occasione di sviluppo mancata, che ora l’Asdi intende a tutti i costi recuperare, «perché è qui – sottolinea il presidente – che oggi abbiamo i maggiori margini di crescita».

Un futuro nella trasformazione. «La biodiversità del sistema economico – continua Filipuzzi – è garanzia sociale». Vale a dire che l’impresa strutturata, capace di diversificare le produzioni, è più al riparo dalle crisi rispetto a quella mono prodotto. Il teorema è chiaro e l’Asdi, la sua ricetta, l’ha già messa a punto «offrendo assistenza alle aziende che vogliono tentare la strada della trasformazione». Il progetto ha preso le mosse nel 2011 e fino a oggi ha affiancato una 20ina di realtà produttive della zona. «Sono arrivate da noi con un’idea, che poi abbiamo strutturato e realizzato assieme con tanto di market-test per verificare il gradimento del consumatore. Così possiamo ottenere marmellate, conserve, ma possiamo lavorare anche le carni».

Spending review. Filipuzzi sa bene che i tempi di risorse pubbliche a pioggia sono alle spalle e che i fondi vanno usati, a maggior ragione, con oculatezza, investendo lì dove l’azione dell’Asdi può essere decisiva. «Abbiamo abbandonato iniziative di promozione che altri fanno già e meglio di noi, per dedicarci appieno all’assistenza delle imprese – fa sapere –. In questo settore manca qualcuno in grado di trasferire conoscenze e competenze ed è l’impegno che il distretto ha scelto di far suo. Dopo una fase di sperimentazione, siamo ora pronti a dar struttura a questo progetto aprendo, a breve, i battenti di un laboratorio dedicato agli esperimenti di trasformazione che avrà sede a Tolmezzo, in Carnia. Vicino, ma fuori dai confini del distretto. Non a caso. Centro per il trasferimento tecnologico. Sarà un luogo dove le imprese (non solo quelle del sandanielese) potranno disporre di tecnologie per i trst e di sofisticate linee di produzione, messe a punto in qualche caso ad hoc, coinvolgendo le tante realtà del comparto metalmeccanico attive in zona. Un pacchetto di strumenti capace insomma di risparmiare all’azienda, almeno in fase di avvio, l’esposizione finanziaria richiesta, viceversa, nel caso di un investimento a suo carico. Quest’ultimo, eventualmente, arriverà solo a giochi fatti: quando cioè il nuovo prodotto sarà realizzato e il test, anche di mercato, avrà dimostrato la validità dell’iniziativa imprenditoriale. Per Filipuzzi il vantaggio è evidente: «Chi si rivolge a noi non solo se ne va con un prodotto finito, ma anche con la formazione. Sa come farlo e con quali strumenti».

Distretto diffuso. La platea dei potenziali fruitori è ben più vasta dei confini distrettuali e in virtù di questa considerazione l’Asdi sandanielese ambisce al ruolo di riferimento regionale per il settore. Forse a tramutarsi in un distretto diffuso. Filipuzzi non si sbilancia, ma la sua dichiarazione di chiusura equivale a una conferma: «Guardiamo a questo territorio

– ammette il presidente –, ma anche al resto della regione. Il sandanielese è uno straordinario biglietto da visita e resta centrale per le produzioni agroalimentari, che però sono estese, ed hanno grande potenzialità, in tutto il Friuli Venezia Giulia».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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