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Primo maggio in piazza
per difendere il lavoro - FOTO

La difesa dei diritti dei lavoratori, la disoccupazione, la mancanza di prospettive per i giovani ma anche i costi e i privilegi della politica e la netta contrarietà alla decisione di molti negozi di rimanere aperti il primo maggio e il 25 aprile. Sono i temi principali trattati durante la “Festa del Lavoro” di Cervignano, cui hanno preso parte migliaia di persone.

CERVIGNANO. La difesa dei diritti dei lavoratori, la disoccupazione, la mancanza di prospettive per i giovani ma anche i costi e i privilegi della politica e la netta contrarietà alla decisione di molti negozi di rimanere aperti il primo maggio e il 25 aprile.

Sono i temi principali trattati durante la “Festa del Lavoro” di Cervignano, cui hanno preso parte migliaia di persone.

In piazza anche un gruppo di lavoratori della Obi di Reana del Rojale. “Ogni giorno, in Italia, la situazione è sempre più drammatica – ha detto, dal palco di piazza Indipendenza, Massimo Cestaro, segretario generale della Cgil, che ha parlato anche a nome di Cisl e Uil – Migliaia di aziende chiudono, abbiamo 6 milioni di disoccupati, il 40 per cento dei giovani sono senza lavoro, 9 milioni di italiani non riescono a pagare il ticket sanitario.

Oggi la prospettiva, per tante persone, è la povertà e questo in un Paese che è sostanzialmente ricco. I dati sull’evasione fiscale sono impressionanti. I furbi continuano impunemente ad operare come hanno sempre fatto. La politica dovrebbe essere più rispettosa nei confronti dei sindaci, che hanno un contatto diretto con il territorio, e anche dei sindacati”.

Ha aggiunto Cestaro: “Abbiamo bisogno di una riconciliazione tra politica e cittadini, abbiamo bisogno di crescita e di sviluppo, di investimenti sulle energie rinnovabili. Non possiamo perdere un minuto di più. Ogni minuto che passa è una fabbrica che chiude”.

Il primo cittadino di Cervignano, Gianluigi Savino, ha sottolineato la difficoltà delle amministrazioni a fronteggiare la crisi.

“Questo presente è durissimo – ha spiegato - stiamo attraversando una crisi profonda. I lavoratori, le imprese e le famiglie soffrono. Nella mia quotidiana esperienza di sindaco vedo continuamente situazioni di estrema difficoltà, situazioni nei confronti delle quali mi sento impotente. Sono richieste di lavoro, tutte pervase da una profonda dignità, tipica della nostra gente, ma anche colma di rassegnazione. Siamo di fronte ad un’incapacità di trovare motivi per rinnovare la speranza”. Savino ha ricordato anche i problemi legati al Patto di stabilità. Migliaia le persone che hanno preso parte al corteo, aperto dai carri trainati da cavalli e da una trentina di trattori.

Tanti i sindaci che hanno sfilato per le vie del centro assieme a centinaia di rappresentanti dei comitati, da Legambiente al Comitato per la vita del Friuli rurale passando per i No Tav che, guidati dall’ambientalista, Paolo De Toni, hanno chiesto con forza che “la Regione si attivi per chiudere definitivamente la procedura di via del progetto 2010”. Immancabili l’Auser, Spi Cgil, il coordinamento donne Spi Cgil Udine, la camera del lavoro di Udine e la Fiom. Sul palco sono saliti anche Alessandro Forabosco della Cgil, ed Ennio Benedetti, presidente regionale della Confederazione Italiana Agricoltori, che ha ribadito, una volta di più, le difficoltà che sta affrontando il settore dell’agricoltura, stretto dai lacci della burocrazia che “non permettono ai lavoratori di esprimere al meglio le loro potenzialità”.

Applauditissimo il discorso di Massimo Di Bartolomeo, dipendente della Obi di Reana del Rojale, presente alla manifestazione assieme ad un gruppo di dipendenti scesi in piazza, con lo striscione “Obi..ettivo a casa”, per protestare contro la decisione dell’azienda di chiuder lo store di viale Tricesimo, a Reana, e di licenziare i suoi 22 dipendenti per i quali ha già aperto una procedura di mobilità.

“Qualcuno si chiederà perché abbiamo scelto proprio i lavoratori della Obi – ha detto, a margine dell’evento, Roberto Muradore, segretario Cisl Udine – Questa vicenda dimostra il paradosso di un capitalismo volgare che, pur di aumentare i margini di profitto, licenzia anche se non è in crisi”.

Ha chiuso gli interventi il segretario regionale dell'Anpi, Luciano Rapotez.


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