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Cittadinanza negata al figlio di nigeriano diventato italiano

L’attestazione della paternità anche attraverso il Dna. Il Comune: serve il permesso. La Questura: non è vero

PORDENONE. Mohamed non sa nulla. Dall’alto del suo anno e mezzo di vita, di queste beghe burocratiche francamente non sa che farsene. In realtà, anche se non lo sa ancora, lui è cittadino italiano. Non lo sa, o non lo vuole sapere, neanche l’anagrafe del Comune di Pordenone, che infatti ha spedito al suo papà una lettera di “preavviso di rigetto”, ovvero un documento in cui spiegano che la domanda di iscrizione di Mohamed all’anagrafe della popolazione residente di questa città non potrà avvenire perché lui, il piccino, entrato in Italia con passaporto nigerino benchè figlio di un cittadino italiano, o si dota di permesso di soggiorno o... nulla.

La vicenda è intricatissima solo in apparenza. Il papà di Mohamed, benchè originario del Niger, è italiano dal 2008. Intendendo con ciò che ha ottenuto la cittadinanza italiana ben 5 anni fa. Ora quest’uomo ha avuto, con una donna diversa dalla moglie, al di fuori del matrimonio, un altro figlio, il piccolo Mohamed, che peraltro ha riconosciuto.

Mohamed è nato in Niger e risulta figlio di suo padre anche per il test del Dna a cui ha dovuto essere sottoposto per ottenere un documento con cui lasciare il Paese natale. Il papà aveva tentato di far arrivare in Italia il bambino con un passaporto italiano, ma dopo peripezie varie durate mesi e viaggi estenuanti (dal villaggio alla sede consolare occorrono due giorni per andare e due per tornare), aveva rinunciato.

Seguendo un consiglio delle stesse autorità consolari, l’uomo decide quindi di chiamare qui il bambino e la madre con i documenti nigerini, ovvero il passaporto di quel Paese. Una volta giunto a Pordenone, il piccolo Mohamed che oltre al passaporto nigerino ha con sè anche l’estratto dell’atto di nascita, regolarmente tradotto e legalizzato dall’ambasciata italiana in Costa d’Avorio, nel quale si riportano maternità e paternità, chiede - attraverso il papà - di essere iscritto nel nucleo familiare come figlio di Massud (nome di fantasia), cittadino italiano.

Ma l’anagrafe dice no. Non importa, evidentemente, che Massud sia italiano e, ius sanguinis docet, lo sia anche suo figlio. Siccome il bimbo ha un passaporto nigerino, secondo l’anagrafe l’unica cittadinanza dimostrata

è quella extracomunitaria. Da qui la necessità di un titolo di soggiorno. Titolo che per la questura non serve perché Mohamed, figlio di un italiano, è già italiano, e quindi non gli serve alcun permesso per risiedere in Italia. Chi risolverà l’arcano?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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