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Torrente Grava, «incubo costato 3 milioni»

Caneva, un residente: «Se non si fa manutenzione, messa in sicurezza inutile e case sempre allagate»

CANEVA. «Il torrente “ghiaia” è una minaccia». Gianfranco Reginato indica il letto del Grava e gli cambia nome: perché è pieno di sassi, inerti, sterpaglie e rifiuti. Corre sotto la volta del canale dell’Enel a Fratta. «Va sghiaiato prima che le piogge alzino la portata – gioca d’anticipo sul meteo Reginato, che nel 2012 aveva la casa a mollo –. In caso di piena, la ghiaia bloccherà il deflusso dell’acqua. Quindi, il tappo incanalerà l’ondata nel tubo di scarico e affiorerà dai tombini nelle case».

Il residente chiede la pulizia dell’alveo. «Una decina di anni fa, Fratta è andata sott’acqua e la precedente amministrazione è corsa ai ripari – ha ricordato Reginato –. Ha rifatto il muro di sostegno che parte dalla piazza del paese e ripulito il letto del torrente, compreso il punto critico che passa sotto il canale Enel».

Reginato ha chiesto un intervento simile ad agosto 2012. «Mi è stato promesso per settembre, ma il meteo è stato più veloce – collega i fatti –. L’11 novembre 2012 l’inondazione ha allagato alcune case in via Chiesa e la mia. Non ho avuto nessuna assistenza». Dopo un anno, fa gli scongiuri sul meteo. «Stessa situazione – ha continuato Reginato –. In Comune, il tecnico Dal Mas mi ha suggerito di contattare la Regione, che ha fatto un sopralluogo con il geometra Marchesin. Ho una lettera dove si dichiara che, data l’urgenza, sono disposti a velocizzare le pratiche burocratiche. Dovrò chiamare Striscia la notizia – Reginato non esclude una petizione dei residenti –. Ho presentato un esposto alla Procura per la mancata manutenzione del Grava: a che servono le nostre tasse?». E’ deluso e preoccupato, l’ex emigrato in Australia. «Degrado e abbandono del torrente Grava – aveva denunciato a novembre –. La manutenzione è un’utopia». Reginato è deciso a salvarsi dalle piene che gli alalgano cantina e cucina. «Il Grava passa sotto il canale dell’Enel. Dovrebbe servire a salvaguardare dalle piene le zone di Caneva e Sacile per fare confluire l’acqua nel Meschio. E’ costato 3 milioni di euro alle casse pubbliche. Ma latita lo sghiaiamento. Se arriva una stagione di piogge, mi trovo l’acqua in casa: affiora dai tombini, perché non defluisce nel torrente. Gli enti locali si assumano le responsabilità di pulizia e manutenzione

periodica previste dalla legge – Reginato ha provato la brutta esperienza della casa allagata un anno fa –. La rabbia nasce dal fatto che i danni dell’alluvione si possono evitare, mentre in via Chiesa siamo perennemente a rischio».

Chiara Benotti

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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