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Emigrata da Gemona uccisa dal figlio a Latina 

Norina Londero, 68 anni, prima vittima della strage. Poi l’uomo ha sparato a una famiglia intera: un’altra vittima e un ferito

LATINA. Ha trovato la morte a Latina, la città che aveva scelto con la famiglia a metà degli anni Cinquanta, per necessità, come tanti friulani. Norina Londero, 68 anni, nata a Gemona, è stata uccisa ieri mattina nella sua camera da letto da uno dei suoi cinque figli. Stava dormendo quando Roberto Zanier, 35 anni, ex guardia giurata da qualche mese senza lavoro, ma che non aveva mai fatto presagire una tale follia, è entrato nella sua camera, le ha messo un cuscino sul volto e l’ha uccisa con un colpo di pistola.

La donna è morta sul colpo. Come era accaduto al padre Francesco a Gemona, massacrato dai nazisti proprio il giorno in cui la Liberazione arrivò in Friuli, il 2 maggio 1945. Dieci anni dopo, con le sorelle Giuseppina e Maria e mamma Elena, aveva scelto la via dell’immigrazione.

L’emigrazione da Gemona La speranza per un nucleo privato dal pilastro del capofamiglia arrivava dall’Agro pontino, dove da trent’anni abitavano tanti friulani. Nel 1955 era toccato alla sorella Maria partire, l’anno dopo l’avevano ragggiunta nel basso Lazio le altre componenti della famiglia Londero, i “dai Nonis” come li chiamano in città. Norina si era sposata a Latina l’8 dicembre 1969. Poi i quattro figli, la separazione del marito e una vita che era continuata con i figli accanto. Fino all’epilogo a sentire i parenti e conoscenti, che la polizia ha ascoltato lungamente per tutta la giornata di ieri, assolutamente inatteso.

La follia omicida Roberto ieri mattina comincia con ammazzare la madre. «Volevo proteggerla», dirà al momento della cattura ai poliziotti. Ma la sua lucida follia prosegue dopo l’omicidio. Lascia il cadavere della madre in casa e raggiunge la villetta paterna dove vivono come affittuarie alcune famiglie di romeni e uccide un’altra donna. Ferisce il figlio di lei in modo grave, il marito, e cerca di uccidere un’altra romena graziata da una pistola inceppata o forse, chissà, scarica.

Ecco il sabato di follia omicida di un uomo fermato dalla polizia in aperta campagna dopo alcune ore.

A un amico, venerdì sera, avrebbe parlato di una lettera, nella quale avrebbe spiegato il suo gesto. «Riceverai una lettera - gli avrebbe detto il killer - in cui spiegherò tutto». Latina si è svegliata con il terrore di avere per le strade un pluriassassino capace di una efferatezza fuori dal comune, che né i motivi economici, la disoccupazione, una depressione di cui parla chi lo conosceva potranno forse spiegare mai del tutto.

Vagava in stato confusionale Agli agenti che lo hanno fermato, dopo ore di ricerche in cui è stato impiegato anche un elicottero, Zanier, un passato nel basket e lavori saltuari, non ha opposto alcuna resistenza. Vagava da solo, in stato confusionale, verso la Pontina, in un paesino vicino a Latina. Dell’omicidio della madre, agli agenti ha solo detto: «volevo proteggerla. È la fine del mondo». E poi ai poliziotti ha indicato il canale dove ha gettato l’arma, che non è stata ancora trovata.

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Buoni rapporti col figlio Non aveva un cattivo rapporto con Norina Londero, dicono i conoscenti, era andato a vivere con lei dopo la separazione dei genitori. Eppure, è stata lei la sua prima vittima. Poi Roberto, descritto da tutti come «un bravo ragazzo», è uscito. E mentre in città regnava la calma della mattina presto di un sabato prenatalizio è arrivato a casa di suo padre. Come detto, ha preso nuovamente la pistola e ha cominciato a sparare all’impazzata a una famiglia di romeni, affittuari in uno dei garage della villetta. A farne le spese è stata Elena Tudosa, 44 anni, che è morta subito. Nemmeno di fronte a quel sangue Zanier si è fermato: ha continuato a sparare, ha colpito gravemente

alla testa il figlio di lei, Andrei Gabriel Bogdan, 19 anni, poi operato e ricoverato in ospedale, e ha ferito anche il compagno della vittima. Poi la fuga, l’arresto e quelle parole ai poliziotti. «volevo solo proteggere mia madre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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