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Sindaco della Bassa friulana apre al mais Ogm Foto Video

Pietro Dri (Porpetto): Fidenato, se vuole, può venire a coltivare qua da noi. Il regolamento regionale è ostile e ideologico

UDINE. «Se vuole, Fidenato può venire a coltivare qui». Poche parole che però rompono un muro, quello finora granitico contro gli Ogm. Pietro Dri è il primo amministratore pubblico del Friuli Venezia Giulia che osa tanto. Professore ordinario (da pochi mesi in pensione) di patologia generale all’università di Trieste, dal 2011 è sindaco di Porpetto, Comune della Bassa friulana di 2.600 abitanti, incastonato tra San Giorgio di Nogaro, Torviscosa e Gonars. Campi a perdita d’occhio, condizioni climatiche ideali, dove rigogliose e verdissime crescono ogni anno migliaia di piante di mais.

L’“assist” a Fidenato, l’eretico che nel 2013 ha seminato un paio di terreni di sua proprietà con il mais geneticamente mutato e che per questo è stato al centro di una campagna accesissima e di una battaglia legale a colpi di carte bollate, farà discutere.

Ma il sindaco (che è anche consigliere provinciale a Udine eletto in quota Pdl) non arretra e non teme gli strali dei puristi delle coltivazioni tradizionali. «Sono un curioso e un indagatore - dice -, ho fatto dei progetti per la ricerca di Telethon in passato. Ma non ho alcun “aggancio” con le multinazionali degli Ogm, nè contatti, nè ammiccamenti. La mia è una posizione indipendente, è bene evidenziarlo».

Dri ha fatto “outing” in fatto di Ogm dopo aver letto le indiscrezioni sul regolamento che la Regione sta predisponendo in materia. «Nell’epoca dei lumi, dell’esaltazione della ragione e della conoscenza scientifica torna la caccia alle streghe - afferma -. Non altro si può concludere dopo aver appreso le intenzioni della Regione e dell’assessore alle risorse agricole Bolzonello relativamente alle regole sull’introduzione degli Ogm in Friuli. Corso di 8 ore su caratteristiche tecniche degli Ogm, normativa comunitaria, statale e regionale in materia di impiego degli stessi, applicazione delle misure di coesistenza previste nella regione Friuli Venezia Giulia. Esame scritto finale con abilitazione valida 3 anni. Poi si ripeterà il corso.

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Naturalmente, costi a carico dei bistrattati agricoltori. Domanda: è previsto forse un corso e un esame scritto per le colture “tradizionali”? Trattandosi essenzialmente di mais è forse utile ricordare con che cosa si ha a che fare. Che cos’ha il mais transgenico rispetto a quello “normale ”? E’ del tutto identico, eccetto per un gene che viene aggiunto ai 32 mila posseduti dalla pianta.

Che cosa fa questo gene? Esso codifica per una proteina che ha attività insetticida e previene l’infestazione della pianta da parte della piralide, malattia altrimenti controllabile solo con pesticidi, tossici oltre che per la piralide anche per una miriade di altri insetti. Tale proteina non è assolutamente dannosa per i mammiferi, uomo incluso: si tratta di un elemento naturale. Tutto qui.

 

Un corso obbligatorio per seminare questo mais dice la Regione attua una vera e propria imposizione alla desistenza, accentuata dalla tassa per di 50 euro a ettaro per coprire le spese per il lavoro extra degli uffici regionali, lavoro finalizzato unicamente a interdire per via burocratica l’impiego degli Ogm. Nessuna ragione che aiuti a capire tanta pregiudiziale ostilità. E poi uno si chiede perché un certo modo di fare politica e affrontare i problemi reali finisca per essere repellente. La Regione farebbe meglio a documentarsi se ci sono basi scientifiche a supporto degli asseriti rischi per ambiente, salute e biodiversità».

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Dri è consapevole di essere un pioniere, almeno qui in Friuli. «Sì certo probabilmente sono il primo amministratore ad aprire - osserva -, ma non vedo perchè dovremmo avere preclusioni se l’uso di prodotti più mirati e intelligenti frutto della scienza moderna possono darci una mano e portarci dei benefici. Sono più di 20 anni che gli Ogm esistono nel mondo, se avessero avuto effetti negativi per la salute, ne avremmo sentito parlare. E poi da dove viene il mais tradizionale coltivato qua da noi? Gli agricoltori li comperano dalle multinazionali, mica penseremo che siano in circolazione i semi di 50 o 100 anni fa, vero?».

«Farebbero bene l’assessore Bolzonello e la direzione regionale dell’Agricoltura - conclude il sindaco di Porpetto - ad affrontare il problema su basi meno ideologiche esaminando l’ampia documentazione scientifica disponibile prima di trarre le indicazioni operative. L’eclissi della ragione genera mostri».


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