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Bulli, niente paga ma volontariato

Il direttore dell’oratorio: «Ai giovani va insegnato il valore di persone e cose»

SPILIMBERGO. Ha sollevato spunti di riflessione, e pure di critica costruttiva, l’idea lanciata dall’amministrazione comunale di Spilimbergo di arginare il fenomeno degli atti vandalici in città impiegando quei ragazzi che dovessero costituire dei casi problematici, in piccoli lavoretti di manutenzione, riconoscendo loro un piccolo compenso, pur di tenerli lontani dai guai.

Un’idea che, per quanto apprezzabile, non pare giusta ai giovani che fanno parte dello staff dell’oratorio. «Sotto il profilo educativo, va sicuramente ricercata una via correttiva alle devianze giovanili che rischiano poi di sfociare in più gravi atteggiamenti da adulti, ma questo va fatto studiando quale sia la strada che possa coinvolgere tutta la città in percorsi educativi nuovi per le giovani generazioni», afferma il direttore dell’oratorio, Gigi Sedran, facendosi portavoce del pensiero dei suoi ragazzi.

«Il percorso Ama e capirai, che abbiamo sperimentato quest’anno dai bambini agli adulti – continua il direttore – va in questa direzione, e non deve trarre in inganno che questo tipo di formazione sia proposto da associazioni che fanno parte di realtà cattoliche: i nostri approcci all’educazione informale sono laici, perché mettono al centro prima di tutto la promozione umana».

«Secondo i nostri giovani – continua il direttore –, è ottima l’idea del coinvolgimento dei giovani in disagio nella realizzazione di piccoli lavoretti, ma secondo loro non andrebbero pagati per il loro impegno civico, perché allora si potrebbero rischiare atti di emulazione dei bulli per avere una paghetta, e anche per rispetto dei coetanei che si impegnano gratuitamente per gli altri».

Da qui l’idea di affiancare al tavolo istituzionale, «che è sempre necessario», un tavolo con le associazioni che si occupano di educazione non formale, comprendendo anche quelle sportive, per la redazione di un progetto educativo per la città di Spilimbergo per bambini, ragazzi, giovani e famiglie concertato fra istituzioni e realtà associative.

«Progettiamo

assieme il futuro educativo dei nostri bambini, dei nostri ragazzi e dei nostri giovani e anche degli adulti – conclude Sedran – perché, come dice un proverbio africano, “per educare un bambino ci vuole un villaggio”». (g.z.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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