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Spezzotti, il gentiluomo
della memoria

Udine, sì è spento a 99 anni. Sopravvisse a Dachau e fu instancabile organizzatore dei viaggi nei lager «per non dimenticare»

UDINE. Sopravvissuto agli orrori di Dachau, Paolo Spezzotti, per anni presidente dell’Aned (associazione ex deportati nei campi nazisti) di Udine e consigliere d’onore dell’ente nazionale, si è spento ieri alla soglia dei cento anni di età. Li avrebbe compiuti il 4 agosto.

Appartenente a una delle famiglie più illustri della città, imprenditore e sportivo, Spezzotti, uomo di grande levatura morale, ha il merito di aver saputo trasmettere a tante generazioni di studenti friulani i suoi toccanti ricordi sul dramma della deportazione insieme ai valori della Resistenza. I ragazzi, affascinati dalla sua personalità e commossi dai suoi racconti, hanno fatto con lui per la prima volta I viaggi della memoria, nel 1997. Da quell’anno, infatti, anche i giovani degli istituti superiori udinesi cominciarono a visitare i campi di concentramento e di sterminio perché «la memoria deve essere “vissuta” per potere essere tramandata alle nuove generazioni».

Paolo Spezzotti nel 1944 venne arrestato due volte, la prima a settembre e la seconda a dicembre. La sua famiglia era accusata di custodire la tesoreria del comitato di Liberazione in Friuli. «Era vero» disse lui stesso in un’intervista circa dieci anni fa. «Davamo i soldi ai partigiani, metà alla brigata Osoppo, metà alla Garibaldi. Rimasi quaranta giorni nel carcere di via Spalato e fu un periodo terribile. In quel periodo a Udine ci fu un attentato e noi eravamo lì in attesa di essere fucilati per rappresaglia. Ne uccisero 22, ma il mio nome non uscì. Ebbi fortuna.

Poi il viaggio di 5 giorni in treno verso Dachau, in 60 su un vagone, 28 slavi, 28 friulani e 3 sacerdoti. I preti ci davano di continuo l’estrema unzione. Ma io non avevo paura. Ero svelto, avevo 29 anni e ciò molto probabilmente fu la mia salvezza. Inoltre ero forte e mi scelsero per i lavori forzati. Lavorare per me significò sopravvivere. La nostra vita, ogni giorno, era appesa a un filo, finchè sulla torretta del campo comparve una grande bandiera bianca. Erano arrivati gli americani. Io scappai, a piedi, con due amici. Uno morì lungo la strada per la fatica. E dopo 500 chilometri finalmente a casa».

«So tornin a cjase, o fasin la glesie» aveva promesso Spezzotti durante i cinque mesi di prigionia a don Erino D’Agostini. Così fu: nel 1946, accanto alla Tessitura di Paparotti, è sorta la chiesetta di Sant’Anna.

«Paolo - ricorda Marco Balestra, attuale presidente dell’Aned di Udine - era un uomo deciso e dolce allo stesso tempo, legatissimo alla famiglia, aveva una grande passione per l’equitazione (aveva fondato insieme ad altri il circolo ippico friulano) e non ha mai smesso di impegnarsi con i giovani, quando parlava li conquistava, gli bastavano pochi minuti. E’ una persona stimata a livello nazionale, ha voluto rimanere sempre vicino all’associazione».

«Pur essendo molto impegnato - ricordano i familiari riuniti nell’appartamento di piazza Marconi -, non ha mai trascurato di trasmettere valori profondi e importanti come il coraggio, l’onestà, la fedeltà agli affetti familiari e la coerenza delle idee. Ha avuto una vita lunga, ricca e piena ed è sempre riemerso con energia e ottimismo anche dalle situazioni

più dure. E tutto questo ha insegnato alle persone che lo hanno conosciuto»

Paolo Spezzotti lascia la moglie Bianca, le figlie Marianna e Paola e i tredici nipoti. I funerali saranno celebrati in Duomo lunedì mattina, l’orario è da definire.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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