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I ricordi di vita vissuta nei dodici libri di Lino Leggio

E tante idee da scrivere sono ancora nel cassetto Tutti i suoi incassi sono stati dati in beneficenza

Lino Leggio (anzi, Li noleggio: così si è sempre firmato utilizzando un curioso anagramma degli anni giovanili) ha cominciato a scrivere nel 1999 e adesso, quasi senza accorgersene, è arrivato al dodicesimo libro. Tutte «storie di vita vissuta - spiega - da “La banda delle cataste: I ragazzi del Friuli anni 50,” scritto 15 anni fa, a “Solo”, di imminente uscita.

E in mezzo, tra l’altro, un trittico dedicato alla Julia (dalla battaglia di Valuikil al naufragio del Galilea) e poi, ancora sulla guerra, “Cercando Rommel” e due libri dedicati alle tragedie alpinistiche dell’Eiger, in Svizzera... Ma il lavoro per il quale è maggiormente ricordato è il romanzo autobiografico “Lui non è qui!”, in cui racconta come sia capitato in possesso dei Ray Ban di Elvis Presley. Aveva solo 15 anni Lino quando, con l’amico del cuore Gianpaolo Casaroli, poi prematuramente mancato, andò in Germania dove Presley (“del quale - precisa - ero appassionato senza essere esaltato”) faceva il militare nei carristi Usa. Gli ho regalato lo spartito della famosa canzone napoletana “Santa Lucia” che lui (l’ho saputo dopo) ha poi eseguito, unico motivo italiano. Ha gradito il dono e mi ha lasciato in cambio i suoi occhiali, che da allora tengo tra la cose più care».

Figlio di Giovanni, siciliano venuto nella regione per il servizio militare, e di Giuseppina, del posto, Lino Leggio è nato nel 1944 in piena guerra, a Santa Lucia di Tolmino, grazioso paese sull’Isonzo allora Italia, provincia di Gorizia. L’anno dopo la famigliola lasciava tutto e riparava a Udine. Il ragazzo ha avuto una fanciullezza e un’adolescenza non felicissime (“tirato su a pane e miseria”) nel “quartiere delle cataste”: abitava nella zona di via Calatafimi, dove c’erano, appunto, tre grandi ammassi di legna, teatro delle loro scorribande.

«I nostri giocattoli - racconta - erano la fionda con l’archetto di legno e gli elastici, i mais (le biglie di vetro colorato), il pindul-pandul e il telefono rudimentale formato da due barattoli uniti dallo spago. Tutti elementi che troviamo nel primo volume. E che ritroveremo in parte nell’ultimo, ambientato in un carcere minorile, e che ha per protagonista uno della “banda”, autore di una bravata pagata cara.

Lino ha frequentato il Malignani e fatto l’alpino con la Julia. L’alloggio in una delle famose “case Fanfani”, ai piedi del cavalcavia di viale Palmanova ha dato serenità alla famiglia, che all’arrivo a Udine si era accontentata di sistemarsi in un edificio abbandonato in via delle Fornaci. Appassionato di sport («ho fatto tanto sci, windsurf, judo...») ha anche insegnato sulla Marmolada e a Sappada. Ha trovato un buon lavoro con una ditta di Roma di materiali per ufficio, con la quale è rimasto per 40 anni. Sposato con Anna, di Codroipo, hanno due figli, entrambi diplomati al Sello: Francesco, 29 anni, che ora ha preso il suo posto nella ditta romana, ed Elisabetta, 26 anni, impiegata in una palestra udinese.

Così, tra pendolarismi di sport e di lavoro, Lino Leggio è arrivato ai 70 anni. Che compirà il prossimo 19 agosto. Nessuno glieli darebbe, con quel fisico da sportivo e con quell’aspetto asciutto e abbronzato che sfida il tempo. Il segreto per mantenersi in forma? Semplice: “camminare in montagna e correre sull’erba dei campi”.

Ora abita, con la famiglia - la moglie e i figli, che non sono sposati - in una villa ristrutturata, con un bel giardino, in via Pola. Dai suoi libri (ha avuto vari editori: Biblioteca dell’immagine di Pordenone, Nuovi Sentieri di Belluno e Cierre di Verona) non ha ricavato una lira: incassi e diritti li ha tutti dati in beneficenza (destinatari, tra gli altri, Medici senza frontiere, la mensa dei cappuccini, finché c’era, e il Tempio di Cargnacco). Frequenti le presentazioni delle sue opere. Lo chiamano nelle scuole, in vari sodalizi. Pochi mesi fa ha raccontato la storia di Elvis Presley nelle carceri di via Spalato.

Altri prossimi temi? Di storie ne ha da raccontare, anche personali. Come quando (aveva 7 anni) fu investito da un’auto e per 40 giorni rimase in coma. O quando, nell’inverno

1959, in Germania, in macchina con l’amico Gianpaolo sprofondò in un lago ghiacciato: l’amico riuscì ad aprire la portiera della vettura e si misero in salvo. “Sono un miracolato!” conclude Leggio facendo un pensierino anche su queste storie di vita vissuta.

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