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la crisi in montagna

Fallimenti in calo, ma chiudono i “big”

Nel 2014 in provincia meno 22 per cento rispetto all’anno precedente. Battenti chiusi per aziende come Uanetto, Bugini, Imballaggi Cimenti

UDINE. Rallentano i fallimenti in provincia di Udine. Nel 2014 sono diminuiti, rispetto all’anno precedente, del 22%. Segno di una ripresa che finalmente si fa sentire? Non proprio. Analizzando il dato, di primo acchito positivo, si scopre infatti che a chiudere i battenti sono state le imprese più strutturate. Non più dunque le sole piccole e piccolissime aziende, la cui emorragia continua per altro inarrestabile, ma anche le ditte di dimensioni medie.

Realtà con diverse decine di dipendenti, tanto che se il numero assoluto delle aziende coinvolte in procedure concorsuali è diminuito, sono invece aumentati i lavoratori investiti dalle crisi e quelli che a cascata si sono rivolti al sindacato. A darne notizie è la Cisl dell’Alto Friuli, il cui ufficio vertenze ha voluto in questi primi giorni dell’anno fare un bilancio del 2014, come detto tutt’altro che incoraggiante. Parola di Mauro Urli, responsabile del “servizio” gemonese: «Dopo anni di numeri in costante aumento, a fine 2014 in provincia di Udine si registra una forte diminuzione delle procedure concorsuali - esordisce -. Potrebbe sembrare un segnale positivo, che si scontra però con il numero dei lavoratori coinvolti, in numero superiore rispetto agli anni precedenti».

Fallimenti

Nel 2013 i fallimenti decretati dall’ufficio giudiziario del capoluogo friulano erano stati 120, ai quali si aggiungevano gli 11 del tribunale di Tolmezzo: 131 in tutto a livello provinciale. A fine 2014, l’unico ufficio rimasto – quello di Udine (Tolmezzo, ricordiamolo, ha chiuso i battenti a settembre 2013) – ne aveva invece dichiarati 102, come detto il 22% in meno. Molte big tra i fallimenti.

fallimenti

Nel mezzo dell’elenco di ditte individuali o di dimensioni poco più significative stavolta si contano anche aziende strutturate. Come la Weissenfels Tech-Chains di Tarvisio o la Uanetto di Castions di Strada. Aziende storiche, come anche la Imballaggi Cimenti di Villa Santina o la Vittorino Brunello Zanitti di Fagagna o ancora la Bugini impianti di Buja. Sulle 102 dichiarate fallite, 22 sono quelle dell’Alto Friuli che hanno portato a bussare alla porta del sindacato ben 100 lavoratori (tante le pratiche aperte nel 2014 dalla sede cislina pedemontana) di cui il 16% attivi nel settore del commercio, il 22% nell’edilizia, il 62% nel comparto più sofferente di tutti, quello metalmeccanico.

Altre procedure

Oltre ai fallimenti, nel 2014 si sono contati diversi altri casi di procedure concorsuali, tra cui sette liquidazioni coatte amministrative (nel 2013 erano state sole due) di Nord 2000, Alfiera 2001, Costruendo, la Cirignicule, Chordata, Un blanc e un neri, S.Edi.Ge) e nove concordati (Ocn, Printer point, Nevada srl, Giuliane Dmp, Tonutti Volagri, Spav, Bidoli Giampaolo, Cartiera di Rivignano, Daily). «Non dimentichiamo poi il caso Bernardi – puntualizza Urli –, anche se l’amministrazione straordinaria è stata avviata nel 2013. Per il gruppo, che conta ancora poco meno di 200 dipendenti di cui una quarantina in Alto Friuli, il commissario darà a breve il via alla cessione di alcuni punti vendita della rete, ma dobbiamo registrare la chiusura definitiva del negozio di Cassacco per il quale – afferma il sindacalista – non si intravvede purtroppo alcun futuro tanto che 7 persone si sono licenziate proprio alla fine dell’anno approfittando dell’ultima finestra utile per beneficiare del periodo di mobilità».

Apprensione per Coopca

Altro caso seguito con apprensione dal sindacato è quello di Coopca, «che interessa – sottolinea Urli – oltre 650 tra lavoratori e lavoratrici, metà dei quali occupati in Alto Friuli. Ora si attende la decisione del tribunale sulla richiesta di concordato preventivo presentata dalla stessa coop lo scorso mese di novembre, ma nel frattempo l’ufficio vertenze resta a disposizione per informazioni e consulenze».

2015 in ripresa

Lo sarà, stando all’osservatorio privilegiato dell’ufficio vertenze gemonese il cui responsabile vaticina un anno migliore rispetto al precedente. Il perché? E’ presto detto. «Non abbiamo segnali di aziende in grande difficoltà e i rami secchi ormai sono stati tagliati – afferma in conclusione Urli –. Dobbiamo però fare i conti con la possibilità che qualche lavoratore avanzi istanza di fallimento laddove le aziende tardano, anche di mesi, la corresponsione degli stipendi».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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