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Centrale solare a Cussignacco: ok al progetto da 30 milioni

Il consorzio Caveja ha illustrato l’idea nell’assemblea organizzata da Ioan e Michelini. L’impianto occuperà 18 ettari nell’area dell’ex discarica situata in località Modoletto

UDINE. Nessun ambientalista sul piede di guerra, almeno per ora. I progettisti della centrale solare proposta a Modoletto di Cussignacco (dietro l’impianto di trattamento rifiuti di via Gonars) dal consorzio cavatori di ghiaia Caveja al posto dell’ex discarica, nel corso dell’assemblea pubblica organizzata dai consiglieri Adriano Ioan e Loris Michelini (Identità civica), hanno demolito qualsiasi accusa, dubbio o timore sugli eventuali rischi ambientali connessi all’investimento da 30 milioni di euro.

Soldi “privati”, ha tenuto a precisare l’architetto supervisore, Luciano Snidar, frutto di «un’iniziativa imprenditoriale di cui ci sembra corretto informare i cittadini».

L’ago della bilancia, stando alla presentazione degli ingegneri Lucio Visentini, della dd srl di Mereto di Tomba, fornitrice della tecnologia, e Alberto Pavoni, dello studio Causero, pende decisamente per i benefici che l’impianto porterebbe al territorio, all’ambiente, e alla bolletta di imprese e cittadini. Che ne uscirebbe alleggerita, assicurano, almeno del 25 per cento.

Ma veniamo ai numeri: il progetto, che attende ora la Valutazione di impatto ambientale (Via) dalla Regione, prevede l’installazione di specchi parabolici su 18 ettari di terreno nell’area situata in località Modoletto.

Si tratta di una struttura, basata su un brevetto del nobel Carlo Rubbia, che permetterebbe di trasformare i raggi solari in acqua calda ed energia elettrica, e di fornire riscaldamento e condizionamento ad aziende e famiglie. Il tutto attraverso una rete di teleriscaldamento di 10 chilometri, che va dalla Ziu fino a Paparotti e Sant’Ulderico.

«È meglio del fotovoltaico, che produce energia solo quando c’è il sole» dicono gli ingegneri. La centrale, infatti, lavora 24 ore su 24 attraverso il calore accumulato durante il giorno, e garantisce il funzionamento anche in periodi di maltempo prolungato.

Infine, il piatto forte servito agli ambientalisti più severi: realizzare l’impianto sarà come spegnere 1.300 caldaie domestiche, grazie a una riduzione di 13 mila tonnellate annue di Co2. Senza contare che il grande lago di luce riflessa - questo, più o meno, l’effetto ottico delle grandi centrali a concentrazione solare - sarà protetto alla vista da un perimetro verde di siepi e piantumazioni della stessa altezza delle strutture, circa sei metri.

«Dall’esterno non sarà possibile la visione diretta del campo solare, e dunque sarà meno impattante» ricorda Pavoni. Tra 30 anni, poi, quando tutto sarà dimesso, l’area sarà ancora verde: «Gli specchi sono sollevati da terra e consentono lo sfalcio dell’erba» mentre i sali fusi che corrono fino a 500 gradi celsius all’interno del convertitore, in caso di perdita o di fuori uscita «si solidificano nel giro di qualche secondo, senza il rischio di penetrare nel terreno».

L’iter per l’approvazione del progetto

è ancora lungo, ma è bene prendersi per tempo, hanno rimarcato Ioan e Michelini: «Questa volta discutiamo di qualcosa prima, e non a posteriori per tentare di fermare progetti non condivisi dalla comunità. Segno che siamo partiti con il piede giusto».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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