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Popolare di Cividale, ribaltone ai vertici: Tilatti disarcionato

Eletti in cda i due nomi proposti dal Comitato soci-dipendenti, il presidente è out. Adesso per la poltrona più importante è corsa tra Stedile, Del Piero e Guglielmo Pelizzo

UDINE. Non è né un semplice avvicendamento, nè un fisiologico e generazionale cambio della guardia. E non è neppure un capriccioso coup de théâtre. Quello che è accaduto ieri all’assemblea della Banca popolare di Cividale (si sono registrati fino a 2mila 625 presenti in proprio o con delega) è un vero terremoto, uno tsunami che fino alla vigilia sembrava impossibile potesse verificarsi.

L’assemblea ha di fatto “cacciato” dal cda il presidente uscente, Graziano Tilatti e la consigliera Anna Cracco, indicata dal Creval (Credito Valtellinese), entrambi in scadenza di mandato. Al loro posto, entrano in consiglio di amministrazione Andrea Stedile (già sindaco, amministratore e poi presidente della Banca di Cividale spa, la controllata della Popolare) e Mario Leonardi (ex direttore generale prima della spa e negli ultimi 18 mesi della Popolare). Tilatti e la Cracco erano stati proposti dallo stesso Cda, mentre i due neo-eletti dal Comitato soci-dipendenti. Dallo spoglio dei voti Stedile e Leonardi hanno ottenuto rispettivamente 1747 e 1504 voti, a seguire Tilatti con 1303, Parisini con 411, Comelli con 184 e Picco con 12.

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Uno schiaffo, quello subito dal cda uscente, che lascerà un segno profondo sia in vista della futura riorganizzazione degli equilibri interni che sono stati raggiunti senza grandi intoppi dopo il trauma dell’uscita di scena del’ex presidente, Lorenzo Pelizzo, sia, più in generale, su alcune, future scelte strategiche dell’istituto di credito. Il cda - composto adesso dai vicepresidenti Carlo Devetak, Adriano Luci e dai consiglieri Francesca Bozzi, Michela Del Piero, Massimo Fuccaro, Renzo Marinig, Guglielmo Pelizzo cui si sono aggiunti Stedile e Leonardi - dovrebbe riunirsi al massimo entro un paio di giorni per arrivare in tempi molto stretti alla nomina del nuovo presidente cercando una soluzione quanto più possibile condivisa.

Nel cda uscente Tilatti fino a ieri aveva potuto contare sull’appoggio di Luci, Devetag, Pelizzo (espressione del cda e dei dipendenti) e Bozzi, mentre la Del Piero, la Fuccaro e Marinig (che poi però si era schierato con Tilatti) erano espressione dei dipendenti. Ora, sempre in linea teorica, la Del Piero potrebbe contare anche sull’appoggio dei due nuovi consiglieri. Calcoli teorici, ma di cui il cda terrà necessariamente conto nella scelta del candidato presidente. In mischia, oltre alla stessa Del Piero («non c’è nulla da dire; l’esito del voto di oggi si commenta da solo», è stato il suo commento) potrebbe irrompere anche Guglielmo Pelizzo, ma non esclude neppure l’ipotesi-Stedile . Ipotesi. Rumors.

Come quelli che serpeggiavano ieri a margine dell’assemblea secondo cui nel caso il cda - come è accaduto - fosse uscito sonoramente sconfitto avrebbe porobabilmente, per ragioni di opportunità, rassegnato le dimissioni in blocco.

E nelle pieghe dell’avvio del toto-presidente che mai come ora, dopo diversi lustri di pax interna, si annuncia così difficile, il cda è chiamato anche a rimediare a uno spiacevole incidente di percorso. Il candidato del Creval, Maurizio Parisini, non è stato infatti eletto, nel mentre il patto parasociale tra la Popolare di Cividale e il Credito Valtellinese - che detiene l’1 per cento del capitale sociale - prevede la presenza di un rappresentante del Creval nel cda.

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E mentre ieri sera i rappresentanti dei soci dipendenti brindavano alla doppia vittoria, in difesa del presidente uscente irrompeva nientemeno che il notaio Pierluigi Comelli, lo storico e acerrimo nemico dell’ex presidente Pelizzo.

«La Banca di Cividale - è stato il suo commento - è diventata come la Popolare di Milano dove comandano i dipendenti. Questo significa la fine della banca». Tutto questo per Comelli «è accaduto grazie a Pelizzo e ai suoi scherani. L’esito del voto è la dimostrazione che vogliono governare i dipendenti. Il cda farebbe bene a dimettersi, ma di fatto è già esautorato».

Ma se per Comelli ieri «è successa la cosa peggiore che poteva accadere alla banca», sul fronte dei dipendenti si invita alla massima cautela. Il presidente del loro Comitato, Massimo Bolzicco, si affida a una premessa soft da calumet della pace. «Tilatti - ha argomentato - non è stato un cattivo presidente, ma un uomo di transizione tra un periodo che si chiudeva e una nuova fase che si stava aprendo: Sì, un buon presidente che ha saputo riannodare i rapporti con il mondo dell’artigianato e della piccola impresa».

Bolzicco aggiunge che «quando abbiamo costruito la lista, l’obiettivo era soltanto quello di competare con nomi di prestigio in previsione della prossima visita ispettiva della Banca d’Italia. Non entreremo nel merito del dibattito sul nuovo presidente».

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