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De Nicolo: "Dalle indagini nuove conferme"

Il procuratore di Udine commenta le indiscrezioni sull’esito negativo delle analisi che circolano da qualche giorno

UDINE. Circolano da giorni, con insistenza. E molti, indagati e non, confidano ormai nella possibilità di vederle confermate il 15 dicembre, quando accusa e difesa si ritroveranno in aula davanti al giudice per le indagini preliminari. Eppure, quelle voci non scalfiscono di una virgola l’impianto accusatorio sul quale la Procura ha fondato l’ipotesi di una “Sauvignon connection”.

Come dire, insomma, che se anche le analisi di laboratorio non dovessero rivelare la presenza di lieviti “magici” nel mosto prelevato nelle venti aziende finite sotto inchiesta, gli assi nella manica degli investigatori usciranno da altri, non meno decisivi, fronti.

A spazzare il campo da facili entusiasmi è il procuratore capo di Udine, Antonio De Nicolo. Lo fa dopo l’ennesima indiscrezione sui primi parziali risultati degli accertamenti in corso dallo scorso 14 ottobre nella forma dell’incidente probatorio.

«Questo è soltanto uno degli elementi a nostra disposizione – ha detto De Nicolo –. L’indagine non è ferma e riceviamo di continuo conferme sulla bontà della tesi accusatoria. Ciò che possediamo, in altre parole, basterebbe già di per sè, a nostro avviso, a sostenere l’accusa e a chiedere il rinvio a giudizio degli indagati».

Caso Sauvignon, tutte le tappre della vicenda

È stato in particolare il professor Paolo Pascolo, uno dei consulenti del team di esperti nominati dall’avvocato Giuseppe Campeis per tutelare gli interessi della quasi totalità dei produttori, ad azzardare una prima previsione. «Nel corso delle analisi chimiche fin qui condotte – ha affermato –, non sono stati trovati elementi in grado di sostenere l’ipotesi investigativa.

Per quel che ne so, non sarebbe emerso nulla di particolare. Sul fronte dei lieviti, invece, so per certo che i produttori hanno sempre adoperato lieviti commerciali: in un ciclo di produzione complesso come quello del vino – ha spiegato –, è poco probabile che qualcuno rischi di mettere in crisi il processo con prodotti di dubbia provenienza».

Tutt’altro che turbato dai rumors, De Nicolo ha colto la palla al balzo per ribadire un sospetto covato dal momento in cui l’avvocato Luca Ponti, che nel procedimento difende l’enologo e ”Archimede” Ramon Persello e sua moglie Lisa Coletto, chiese che i campioni fossero sottoposti ad analisi non nella forma “semplice” dell’accertamento tecnico, ma in quella “blindata” dell’incidente probatorio (che garantisce il contraddittorio tra i consulenti del pm e delle difese e il perito d’ufficio). L’effetto fu quello di uno slittamento dei tempi - tra istanza, autorizzazioni e affidamento degli incarichi - di oltre due settimane.

«Se anche fosse vero che le analisi daranno un esito non dico negativo, ma quantomeno neutro – ha tenuto a evidenziare il procuratore – non di una smentita si tratterebbe, bensì di una non conferma in mezzo alle tante altre conferme di cui già disponiamo».

Ma non è finita. «Se fosse altresì vero che il tempo trascorso tra i prelievi e le analisi ha contribuito a fare sparire le tracce che cercavamo – continua –, diventerebbe evidente la finalità dilatoria celata dietro la richiesta di incidente probatorio avanzata dalla difesa.

E cioè il fatto che si sia cercato di ritardare le analisi, proprio per non fare comparire qualcosa. Il che – ha aggiunto – diventerebbe a sua volta motivo per noi di accusa. Credevo che l’interesse di tutti, per il bene del comparto, fosse proprio quello di fare il più velocemente

possibile. E invece, adesso, non soltanto mi accorgo che non era così – la sua conclusione –, ma devo anche rilevare con sconcerto una clamorosa violazione del dovere di riservatezza da parte di qualcuno, mentre le indagini peritali sono ancora in corso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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