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Jihadista al rogo, scoppia il caso e ora Pradamano ha paura

All’indomani del pignarûl bruciato con il soldato dell’Is, si temono ritorsioni. Il sindaco ribadisce la condanna al gesto: non si combattono così i terroristi. Arriva la Digos

PRADAMANO. Dalla goliardata alla paura. All’indomani dell’accensione del pignarûl dove campeggiava in cima il fantoccio di un terrorista islamico, iniziano a farsi sentire le prime preoccupazioni. Tanto da dividere la comunità, con il sindaco Enrico Mossenta che ribadisce la sua contrarietà all'iniziativa.

In paese e non solo, la cosa non è certamente passata inosservata. Hanno lasciato il segno le immagini forti del fantoccio di un miliziano dell'Isis, incappucciato e completamente vestito di nero che imbraccia un mitra e riporta sul petto i simboli indicanti proprio il gruppo terroristico islamita “al-Dawla al-Islamiyya” noto come Islamic State of Iraq and Syria (Isis), in italiano tradotto come Stato Islamico dell'Iraq e della Siria.

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E anche se a Pradamano non emerge la voglia di parlarne apertamente, non sono mancati comunque i commenti della gente: «Non sono cose da fare, bisogna essere responsabili delle proprie azioni», oppure «ormai è inutile piangere sul latte versato, bisogna pensare a quello che si fa».

Insomma, aleggia un certo timore e il pensiero va, con i dovuti distinguo, anche ai fatti cruenti che hanno tragicamente riguardato la Francia, prima con il giornale satirico Charlie Hebdo bersaglio di un attacco terroristico avvenuto proprio un anno fa, il 7 gennaio 2015, poi con gli attentati di Parigi dello scorso 13 novembre.

Leggendo quello che appare nella rete, tra i vari social e il sito internet del Messaggero Veneto, emerge il sostegno agli autori del pignarûl, senza però la mancanza di commenti contrari.

Il sindaco di Paradamano Enrico Mossenta ha parlato con gli autori del pignarûl incriminato, che sono «preoccupati per le reazioni su un fatto del genere».

Nelle sue parole si legge chiaramente la preoccupazione, anche sul versante dell'ordine pubblico. Un pericolo affatto sottovalutato, tanto da spingere la Questura a interessarsi a fini cautelativi, attraverso la Digos che ieri ha raccolto informazioni sull’accaduto e sugli autori.

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Anche il giorno dopo, il sindaco Mossenta non solo resta fermo sulla sua posizione di completa condanna, ma addirittura rafforza tale concetto: «Non è questo il modo di combattere i terroristi, ma attraverso manifestazioni diverse come quella dello scorso novembre a Udine alla quale abbiamo preso parte ufficialmente come amministrazione insieme a molti altri sindaci friulani e a diversi rappresentanti delle istituzioni».

Il riferimento è alla manifestazione collettiva del 15 novembre in piazza Libertà in segno di lutto e per esprimere indignazione e condanna contro i tremendi attentati di venerdì 13 novembre a Parigi. «In quell’occasione noi sindaci abbiamo deciso di testimoniare la vicinanza al popolo francese.

Tutti insieme abbiamo espresso il nostro sentimento di condanna per un vile atto che colpisce gli innocenti. Accanto ai rappresentanti di Comuni e istituzioni c’era anche l’importante presenza della comunità islamica che con noi ha voluto condannare con forza gli attentati.

Questo mi sembra il modo corretto per affrontare tematiche delicate come quelle del terrorismo, al di là dei facili commenti che evidentemente non considerano ruolo e responsabilità di chi rappresenta un’intera comunità e non solo se stesso».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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