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La Stratex dichiarata fallita, vinse appalti all’Expo 2015

La storica azienda di Sutrio rovinata dai tempi lunghi nell’incasso di crediti milionari. Partecipata da Friulia, conta 80 dipendenti. Nel 2010 inaugurò la sede a Palazzolo

UDINE. Non ce l’ha fatta: la “Stratex spa”, storica azienda con uffici e stabilimenti a Palazzolo dello Stella e Sutrio, e partecipata al 28,57 per cento dalla finanziaria regionale Friulia, è arrivata al capolinea.

Venerdì, il tribunale di Udine ne ha dichiarato il fallimento, decretando in tal modo la fine di un’attività imprenditoriale cresciuta negli anni, fino al punto di riuscire a imporsi sul mercato mondiale del settore del legno e, più in particolare, della bioedilizia e della produzione di strutture in legno lamellare, e di aggiudicarsi importanti appalti anche all’Expo 2015 di Milano.

Con la sentenza, pronunciata dal collegio presieduto da Francesco Venier - a latere, i colleghi Andrea Zuliani e Lorenzo Massarelli -, sono stati indicati quale giudice delegato lo stesso Massarelli e, come curatore, il commercialista udinese Maurizio Variola.

L’esame dello stato passivo della società avverrà nell’udienza fissata per il prossimo 14 giugno. La decisione del tribunale chiude un iter avviato lo scorso 13 novembre, con il deposito dell’istanza di dichiarazione di fallimento presentata dalla “Codognotto Italia Spa”.

Che la Stratex non navigasse in buone acque era cosa nota già dall’estate scorsa, quando era stata la stessa azienda a chiedere l’ammissione alla procedura di concordato preventivo al tribunale del capoluogo friulano. Il piano di salvataggio, però, non era stato ritenuto sufficiente a garantire la «prospettiva di continuità aziendale» promessa «grazie all’intervento finanziario di un soggetto terzo» con il quale la società aveva dimostrato di avere già trattative in corso.

E così, l’azione combinata della mancata fiducia in una reale possibilità di ripresa dell’azienda e dell’istanza di fallimento nel frattempo presentata da uno dei creditori ha portato al verdetto di venerdì.

Una decisione sicuramente prevedibile, ma rispetto alla quale più di qualcuno, specie tra i circa 80 dipendenti attualmente in servizio, aveva continuato a conservare qualche margine di ottimismo. Dopo le difficoltà determinate dalla negativa congiuntura economica mondiale e che, nel 2013, l’avevano costretta a ricorrere alla cassa integrazione, infatti, la Stratex aveva inaugurato una nuova stagione produttiva. E il peggio sembrava definitivamente passato. Il bilancio del 2014, chiuso con oltre 30 milioni di ricavi e 150 dipendenti al lavoro su tre turni, e quello non meno florido del 2015, avevano restituito ossigeno all’azienda.

Buona parte dei risultati dell’ultimo biennio era legata proprio agli appalti che la società capitanata dalla famiglia Plazzotta era riuscita ad aggiudicarsi con l’Expo di Milano. Sua la firma posta sul progetto del Centro servizi e sua anche quella del padiglione della Cina, entrambi riconoscibili dalle strutture in legno lamellare che ne caratterizzano design e produzione.

Per non parlare delle commesse collezionate nelle maggiori città italiane - da Trieste, a Firenze e Venezia - e all’estero - dal Kazakistan, alla Francia e il Qatar -, oltre che degli ulteriori affari in corso di trattazione in Marocco e Colombia. Decisamente non male per una realtà aziendale partita da Sutrio come una segheria, nei lontani anni Cinquanta, e diventata poi, generazione dopo generazione, un punto di riferimento nazionale e internazionale nel proprio segmento di produzione, tanto da azzardare il raddoppio nel 2010, con l’inaugurazione dello stabilimento da 12 milioni di euro di Palazzolo.

A trascinare la Stratex nel baratro del fallimento, quindi, non è stata certo la carenza di ordini. La “bestia nera”, per la famiglia Plazzotta così come per tanti altri bravi imprenditori, è stata la piaga dei crediti.

E cioè del ritardo infinito con cui molti di loro sono

costretti a incassare pagamenti per milioni e milioni di euro. Un effetto indiretto della crisi, insomma, che, sommato alle esposizioni per alcune delle grosse commesse in corso, ha finito per prosciugarne la liquidità e paralizzarne la struttura produttiva.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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