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«Celiberti contro le paure di un nuovo Olocausto»

Philippe Daverio e la mostra dell’artista udinese a Milano: una meditazione sull’ondata terroristica e l’antieuropeismo

MILANO. «Abbiamo trasformato le opere e i materiali di Celiberti in un teatro, con tanto di colonna sonora. Il pubblico che entrerà e seguirà il percorso che abbiamo allestito, rimarrà fortemente colpito». Con queste parole il critico d’arte Philippe Daverio regala un indizio suggestivo della mostra che ha dedicato al maestro friulano nel cuore di Milano e che inaugura proprio nel Giorno della Memoria.

La mostra si intitola “Memoria viva” e attinge direttamente alla riflessione piú che trentennale di Celiberti, dopo la scintilla accesa durante la sua visita a Terezin: poi Theresienstadt, uno dei campi di concentramento nazisti.

«Perché ho voluto inaugurarla nel giorno della Shoah? - dice il critico di origini alsaziane noto al grande pubblico per la trasmissione televisiva “Passepartout” -? Perché questo è un momento importante e terribile. Lo è per quello che succede nel mondo islamico e per l’improbabilità di capire l’Europa. Molti antieuropeisti non ricordano che si è deciso di fare l’Europa per via della Seconda guerra mondiale (di cui abbiamo dimenticato di celebrare il cinquantenario) e per colpa di Auschwitz, che abbiamo cancellato e releghiamo solo al 27 di gennaio. L’Europa nasce su questa sorta di grande bagno di sangue e Celiberti, attraverso la sua opera, compie un’operazione sulla memoria, sulla rottura di questa memoria».

Un vero colpo di fulmine, quello tra il critico milanese - spesso di passaggio in Friuli Venezia Giulia - e l’artista friulano di origini pugliesi. Un incontro che ha fatto nascere il progetto di questa mostra in poche settimane.

«Daverio è un vulcano. Mi ha fatto faticare molto - dice il maestro Celiberti –. Durante le sue visite nel mio studio ho rivissuto tante cose. Cose a volte appena intuite in un momento. Cose che poi avrei voluto portare avanti o vorrei ancora fare».

Ma come si svilupperà, questa “operazione teatrale” che gioca attorno ai percorsi inattesi della memoria (in parte) perduta? Stele, quadri, sculture, stendardi sospesi. Sono circa cinquanta i pezzi selezionati per creare la scenografica installazione destinata a rappresentare quello che Daverio ha definito un «dialogo tra le religioni dell’Ebraismo e del Cristianesimo», introdotto dalle note di Viktor Ullmann - il compositore ebreo - austriaco morto ad Auschwitz - e da quelle di altri compositori o autori piú o meno direttamente coinvolti nella grande tragedia dell’Olocausto.

La sede è un ex convento del Quattrocento, rimaneggiato e ampliato nel XVIII secolo, nel centro di Milano tra piazzale Bertarelli e Corso Italia, proprio sotto l’abitazione di Daverio.

Due gli spazi consecutivi dedicati all’allestimento - a cui si accede attraverso due cortili settecenteschi -, una sorta di grande corridoio d’accesso e l’ex refettorio quattrocentesco del convento, con soffitti coronati da volte a crociera alti cinque metri, piú uno spazio - vetrina dentro la Galleria TeseoArte, con l’affaccio proprio su Corso Italia.

A impreziosire l’ex refettorio, l’affresco (strappato) raffigurante l’ultima opera del pittore lombardo Donato Montorfano - autore anche della grande Deposizione di fronte al Cenacolo di Leonardo - una Crocifissione. Una cornice ideale per trasmettere l’essenza dei frammenti di “Memoria viva” di Celilberti.

«Vede - continua Daverio - la funzione dell’artista - e questo è ciò che li rende intollerabilmente diversi da noi, essere razionali - è quella di conservare la memoria del tempo anteriore al Big Bang. Se si guardano le opere di Celiberti questi suoi frantumi, questi suoi segni, sono tutte memorie che dal quel momento lì guardano alla storia fino al XX secolo. Con un’ottica particolare che rende le cose prima di tutto attraenti. Ma che rende anche il guardare le loro opere utile per noi, che siamo invece normalmente razionali, perché ci dà un contributo in piú per andare sotto la corteccia del cervello. Sennò l’arte non servirebbe a niente. Andrebbe benissimo anche il calendario Pirelli».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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