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A Giulio hanno spezzato il collo dopo giorni di atroci torture

Fonti del Cairo: morto 10 ore prima del ritrovamento. L’Italia attende gli esami. Il ministro egiziano assicura chiarezza, ma la procura di Giza nega la collaborazione

UDINE. Il collo di Giulio Regeni ha subito una torsione talmente forte da spezzarsi. Uno dei suoi aguzzini gli stava di fronte e si è accanito con una ferocia in grado di torcergli il collo fino a produrgli la rottura del midollo spinale e una conseguente crisi respiratoria, alle quali è seguita la morte.

Sul cadavere, inoltre, sono state rilevate fratture in varie parti del corpo, in aggiunta alla rottura indotta della colonna cervicale, che è stata la causa primaria della morte.

È quanto emerge dall’autopsia, terminata nella nottata tra sabato e domenica, sul corpo dello studente friulano ucciso al Cairo. Lo stesso esame autoptico, non è però stato in grado di stabilire con certezza la data della morte del giovane.

Sono stati valutati – secondo quanto è filtrato dall’istituto di medicina legale dell’università La Sapienza – i primi fenomeni cadaverici trasformativi e si attende ora l’esito di studi di laboratorio, che potranno durare anche più giorni, per fornire al pm che indaga contro ignoti per omicidio volontario – Sergio Colaiocco –, con significativo margine di approssimazione, la data della morte di Regeni: un elemento ritenuto di particolare rilievo per la ricostruzione dell’uccisione del dottorando di Cambridge.

Il caso Regeni: il ricercatore trovato morto a Il Cairo Dal giorno della scomparsa, il 25 gennaio, al ritrovamento del corpo, il 3 febbraio: Giulio Regeni è morto a Il Cairo. Il suo corpo arriverà in Italia il 6 febbraio, sarà sottoposto a una seconda autopsia. Già la prima, eseguita in Egitto, ha evidenziato segni di torture

Dall’Egitto, intanto, arriva la notizia riportata dal quotidiano “Al-Masry” – che cita non meglio precisate fonti interne – secondo cui l rapporto del medico legale del Cairo sosterrebbe che Regeni è stato ucciso 10 ore prima di essere ritrovato.

Voci, in ogni caso, mentre quello che sembra ormai assodato è che Regeni sia stato nelle mani dei suoi torturatori per più delle 36-48 ore ipotizzate inizialmente. Lo studente sarebbe stato in balia degli aguzzini per almeno tre, quattro, forse anche cinque giorni secondo i sospetti degli investigatori italiani arrivati venerdì al Cairo.

Chiunque aveva per le mani Regeni, inoltre, non sarebbe mai stato intenzionato a fare ritrovare il corpo senza vita del ragazzo e soltanto di fronte alla minaccia dell’ambasciatore italiano Maurizio Massari di interrompere le relazioni diplomatiche, e soprattutto commerciali, con l’Egitto, il cadavere sarebbe stato abbandonato lungo l’autostrada che porta ad Alessandria.

Nonostante le parole del ministro degli Esteri Sameh Shoukry che ha assicurato «il massimo impegno affinché chiunque sia responsabile di questa tragedia riceva la punizione appropriata», la sensazione è che le autorità del Cairo siano quantomeno restie a collaborare con gli uomini dei carabinieri, polizia e Interpol inviati da Roma.

E l’ammissione di Ahmed Nagy, capo cancelliere della Procura di Giza, incaricata di condurre le indagini preliminari, che ha spiegato ad “Agenzia Nova” di «non aver ricevuto l’ordine di coordinarsi con il team di inquirenti italiani» avvalora il forte sospetto che in Egitto si stia cercando di preparare una verità di comodo da fornire agli investigatori del nostro Paese.

E non per nulla le autorità locali continuano a sostenere la tesi della criminalità comune anche se, ormai, pare evidente che Regeni sia finito nelle mani delle forze di sicurezza o dei servizi segreti egiziani. Finito in mezzo a una retata, come sostengono alcune fonti, oppure preso di mira singolarmente per impedirgli di raggiungere i suoi amici.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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