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Adozioni più veloci per tutte le coppie anche quelle gay. Ecco l'idea che arriva dal Friuli

La proposta di legge firmata dalla deputata friulana Pellegrino. «Così evitiamo l’utero in affitto e riconosciamo un diritto»

UDINE. Una modifica della legge sulle adozioni internazionali per consentire di velocizzare i tempi delle adozioni stesse ed evitare così, per tutte le coppie, di ricorrere all’utero in affitto e alla maternità surrogata.

E’ questa la proposta di iniziativa dei deputati di Sinistra italiana Nicchi, Ricciatti, Pannarale, Melilla, Franco Bordo che è stata firmata anche dall’onorevole udinese Serena Pellegrino e che sarà depositata nei prossimi giorni al protocollo di Montecitorio.

«Lo scopo dell’iniziativa è proprio questo - afferma Pellegrino -. Oggi i tempi per adottare un bimbo, fuori dai confini italiani, sono lunghissimi, estenuanti. Fino a cinque anni. Ecco perchè molte coppie, eterosessuali od omosessuali, decidono di avvalersi della maternità surrogata. Noi con questa norma che vorremmo introdurre, taglieremmo di molto i tempi per l’adottabilità».

La proposta di legge del gruppo della Sinistra italiana presenta solo due articoli. «Nella legge 4 maggio 1983, numero 184, dopo l’articolo 31 è inserito il seguente articolo 31-bis che recita “I pubblici ufficiali e gli incaricati di un pubblico servizio sono autorizzati a rilasciare agli aspiranti all’adozione, che abbiano ottenuto il decreto di idoneità, certificati che, anche in deroga alla normativa vigente, attestino l’esistenza di qualunque requisito, fatto o circostanza richiesti dallo Stato estero a fine di adozione internazionale, a condizione che l’oggetto della certificazione risponda al vero e non sia contrario a disposizioni penali o all'ordine pubblico.

Per il rilascio dei certificati si applicano le esenzioni previste dall’articolo 82, primo comma. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta ufficiale”».

«Presentare la domanda per l’adozione internazionale significa dare la propria disponibilità ad accogliere un bambino proveniente da uno Stato estero, per il quale non si è verificata alcuna possibilità di aiutarlo all’interno della propria famiglia e non si è resa attuabile l’adozione nel luogo di origine - scrivono i firmatari -.

Le coppie italiane che decidono di adottare un minore straniero devono seguire una procedura di adozione particolarmente complessa, volta a garantire l’interesse del minore a vivere in una famiglia adeguata alle sue caratteristiche e necessità. L’interesse dei coniugi, ossia quello di costituire una famiglia, è pertanto considerato secondario rispetto all’interesse del minore.

Nel caso di adozione internazionale, lo Stato estero può prevedere criteri più restrittivi rispetto alla legge italiana, oppure richiedere l’esibizione di atti o documenti ovvero l’esistenza di particolari circostanze che, spesso, non trovano precisa corrispondenza nel nostro ordinamento giuridico.

Per ovviare alle difficoltà di ordine procedurale che possono derivare da tale circostanza e per semplificare l’iter delle adozioni internazionali, con la presente proposta di legge si introduce una disposizione che autorizza i pubblici ufficiali e gli incaricati di un pubblico servizio

a rilasciare, anche in deroga alla normativa vigente e con esenzione da ogni imposta, certificati che attestino l’esistenza di qualunque requisito, fatto o circostanza richiesti dallo Stato estero a fine di adozione internazionale, purché l'oggetto della certificazione risponda al vero».

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