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Scoppia il caso sui bonus concessi al terrorista che reclutava jihadisti

Il macedone aveva beneficiato dei soldi che spettano ai disoccupati a basso reddito. L’assessore regionale Telesca è turbata, ma esprime fiducia nella prevenzione

PORDENONE. Il più duro è il leader regionale della Lega nord Massimiliano Fedriga, che chiede una sorta di censimento nazionale di metodo e quantità dei contributi elargiti.

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Riccardo Riccardi, capogruppo di Forza Italia e all’epoca nella giunta di Renzo Tondo che deliberò il fondo di solidarietà, parla di rischio «della tenuta sociale a causa di coloro che, in difficoltà, si sentono perennemente esclusi dall’attuale modello di protezione sociale, da rivisto al ribasso dal centrosinistra».

L’assessore alle politiche sociali Maria Sandra Telesca si dice «turbata» da questa vicenda: «La misura veniva erogata dai servizi socviali». Il senatore Pd Lodovico Sonego, invece, sposta il tiro sulle comunità islamiche «chiamate a una maggiore trasparenza».

Ajhan Veapi, 37enne macedone residente a Tiezzo di Azzano Decimo e fermato a Mestre con l’accusa di arruolamento con finalità di terrorismo anche internazionale, era in Friuli dal 2003. Sino a due anni fa lavorava, come muratore, in un’impresa di Fiume Veneto. Poi era stato licenziato per la crisi e da poche settimane aveva trovato un nuovo impiego nel Veneziano.

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In questo arco temporale «non aveva beneficiato di contributi diretti dal Comune» (dove era stato visto più volte per espletare pratiche, come riferito due mesi fa in consiglio dal leader dell’opposizione Massimo Piccini), ma in quanto disoccupato otteneva quelli del fondo di solidarietà regionale legati al reddito basso», precisa il sindaco di Azzano Decimo Marco Putto (Cittadini per il presidente).

Tali fondi sono stanziati «dalla Regione all’ambito sud», ma la misura è «morta il 31 dicembre scorso, con l’introduzione della misura di inclusione attiva», dice la responsabile dello stesso, Barbara Zaia. «Prevedeva – aggiunge – requisiti di natura economica, 8 mila 100 euro di Isee, e un patto di servizio». Quanto abbia ottenuto il macedone, «non si dice, per motivi di privacy e segreto professionale». Questo basta, però, per scatenare la polemica: un sospetto terrorista – accusato di essere il braccio destro dell’ideologo dell’Isis Bilal Bosnic – ha ottenuto contributi pubblici.

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La prima a rammaricarsi è la Regione. L’assessore alle Politiche sociali Maria Sandra Telesca ha espresso «turbamento per le notizie apprese, ma grande fiducia nell’opera di prevenzione delle forze dell’ordine».

Quanto ai contributi regionali ottenuti, l’assessore precisa che «tale misura, posta in essere dalla giunta precedente, veniva erogata dai servizi sociali dei Comuni sulla base di criteri generali definiti a livello regionale, ma con possibilità di introdurre alcune variabili.

Ha così assunto caratteristiche diverse tra i vari territori». Il limite Isee previsto era di 8 mila euro e ne usufruivano circa seimila nuclei familiari; l’importo messo a disposizione era complessivamente di 11,5 milioni. Oggi questa misura «è confluita nella misura attiva di sostegno al reddito, che ha regole più rigide e uniformi in tutta la regione.

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L’Isee è stato abbassato a 6 mila euro e il diritto è condizionato alla sottoscrizione di un patto di inclusione stilato in collaborazione con i centri per l’impiego».

Contrattacca Riccardo Riccardi: «È la solita musica: l’attuale giunta ci ha abituati a dire che ciò che funziona è merito suo, quello che non va è colpa di altri. Il fondo era per i senza lavoro, il centrosinistra l’ha esteso a tutti.

E così il modello di protezione sociale viene percepito dai friulani come un privilegio per chi arriva e non per chi qui abita e si trova in difficoltà. Direi che è scaduto il tempo del buonismo della sinistra, che sacrifica gli italiani sull’altare dell’integrazione. Serve un modello di welfare più equilibrato».

Il deputato della Lega nord Massimo Fedriga se da un lato si augura che «chi amministra la Regione si scusi con i cittadini perché la responsabilità è di chi guida», dall’altro auspica un «chiarimento nazionale su come avvengono erogazioni e controlli sui beneficiari dei fondi pubblici», attraverso una sorta di censimento nazionale su «come si muovono le singole regioni».

Il caso Veapi «è fuori da ogni regola di dignità. Hanno perso politica e amministrazione, che rischiano di alimentare lo scontro sociale: non si può fare finta di niente».

Sposta il tiro sul centro islamico, il senatore Pd Lodovico Sonego. «Le comunità islamiche sono chiamate ad una maggiore trasparenza sul loro operato e alla capacità di allontanare quei loro esponenti che non rispettano la legge italiana».

Ajhan Veapi aveva frequentato il centro islamico di via San Rocco, a Udine. «Assiduamente», soprattutto negli ultimi due anni, quello di Pordenone, non solo il venerdì, ma anche per studiare il Corano; l’ultima volta, mercoledì sera, prima di partire, il giorno dopo, per Mestre, dove era stato bloccato.

A Vienna, infine, aveva partecipato a vari incontri di preghiera, venendo a contatto con frange wahabite e imam che predicavano la jihad.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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