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Parte l’Uti collinare ma con metà dei comuni

FAGAGNA. Parte con la metà dei Comuni dell’omonimo consorzio l’Uti del Friuli Collinare. A fare da capofila, in quanto allo stato attuale comune più popoloso, Fagagna. «Al di là del momento di avvio...

FAGAGNA. Parte con la metà dei Comuni dell’omonimo consorzio l’Uti del Friuli Collinare. A fare da capofila, in quanto allo stato attuale comune più popoloso, Fagagna. «Al di là del momento di avvio che sembra aver evidenziato più difficoltà che opportunità – afferma il sindaco di Fagagna Daniele Chiarvesio –, la speranza è quella di ritrovare l’equilibrio e di ricomporre la Collinare». Una strada in salita però quella per la composizione dell’Unione territoriale collinare così come immaginata inizialmente ovvero composta se non da tutti almeno dalla maggior parte degli enti che hanno già condiviso molti servizi nell’omonimo consorzio. L’Uti collinare è partita dunque il 15 aprile con l’istituzione ma con soli 7 Comuni: «i consigli comunali che hanno detto sì alle Unioni oltre a Fagagna – spiega Chiarvesio – sono quelli di Majano, Moruzzo, Coseano, Rive D’Arcano, Treppo Grande e Flaibano. Fumata nera invece a San Daniele, Forgaria, Buja, San Vito di Fagagna, Dignano, Ragogna e Osoppo. Non ha mai deliberato il Comune di Colloredo di Monte Albano». E se il 15 aprile ha sancito l’istituzione dei nuovi enti, il prossimo 1° luglio vedrà la partenza vera e propria. Prima di quella data però ci saranno dei passaggi obbligati. «Entro il 20 aprile prossimo – spiega Chiarvesio – va convocata l’assemblea nella quale si provvederà ad adattare lo Statuto all’effettiva composizione dell’Uti nonché le decorrenze e il numero delle funzioni comunali con cui partire. Entro il 26 aprile l’assemblea dovrà provvedere anche all'elezione del presidente».

Per i comuni fuori dall’Uti si porrà invece il problema di come gestire quelle funzioni fino a oggi svolte mediante il Consorzio, «ora – prosegue Chiarvesio – bisognerà ridefinire il quadro delle funzioni condivise». Anche sulla Uti collinare pende però la spada di Damocle rappresentata dal pronunciamento previsto per il 26 maggio prossimo del Tar che dovrà esprimersi sul ricorso presentato dai sindaci “ribelli”. Quanto a un prossimo futuro allargamento dell’Uti collinare tuttavia non è ancora detta

l’ultima parola: «se da quanto previsto a oggi dalla norma – spiega ancora Chiarvesio – non è prevista la partenza del 1° luglio per quei comuni che non abbiano approvato lo Statuto in seno ai propri consigli comunali entro il 15 aprile scorso, ci potrà essere comunque un ingresso successivo».

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