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Montalbano risolve il giallo a Udine

Ne “L’altro capo del filo” il commissario lascia Vigata e sale in Friuli. E al “Leon d’oro” gusta il frico

UDINE. Il commissario Salvo Montalbano, classe 1950, si muove poco o niente dalla Sicilia, anzi dal fazzoletto siciliano dominato dalle città di Vigata e Montelusa, quest’ultima capoluogo di provincia, che nella realtà sono Porto Empedocle e Agrigento.

Raro che si allontani da lí dove, a cominciare dal 1994, sono andati in scena già 25 libri con gli annessi stupendi sceneggiati tv interpretati da Luca Zingaretti. La paziente e inverosimile (per via di tanta fiduciosa attesa) fidanzata Livia è ...

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UDINE. Il commissario Salvo Montalbano, classe 1950, si muove poco o niente dalla Sicilia, anzi dal fazzoletto siciliano dominato dalle città di Vigata e Montelusa, quest’ultima capoluogo di provincia, che nella realtà sono Porto Empedocle e Agrigento.

Raro che si allontani da lí dove, a cominciare dal 1994, sono andati in scena già 25 libri con gli annessi stupendi sceneggiati tv interpretati da Luca Zingaretti. La paziente e inverosimile (per via di tanta fiduciosa attesa) fidanzata Livia è riuscita solamente in pochissime occasioni a trascinarlo da lei, in Liguria, a Boccadasse.

Stava per farcela una volta, ma poi il commissario preferí rimanere a casetta e la notte dell’ultimo dell’anno sbafarsi gli arancini della fidata Adelina.

Detto tutto questo, diventa allora un fatto speciale che, nell’ultimo giallo dedicato alla saga di Vigata, il prode e pigro commissario si metta in volo e arrivi addirittura in Friuli.

Eppure è questo uno dei luoghi in cui il sommo Andrea Camilleri, 90 anni allegramente portati, ha ambientato “L’altro capo del filo”, appena pubblicato da Sellerio. La famosa compagnia è tutta schierata, da Catarella ad Augello, a Fazio, a Pasquano eccetera.

Non manca niente, gli ingredienti ci sono, ma la novità sta appunto nella geografia che rispetto a quella di sempre introduce un paio di clamorose divagazioni.

Di un giallo, come si sa, bisogna raccontare giusto qualche suggestione, per non rovinare le sorprese al vorace lettore, di solito uno specialista nel genere, pertanto molto esigente e rigoroso.

Allora diciamo il minimo indispensabile segnalando solamente che Udine entra subito in campo in quanto è la meta indicata da Livia per una piccola vacanza assieme a due amici che festeggiano l’anniversario di matrimonio.

Come dice nel suo straordinario linguaggio sicilian-popolare Camilleri, la coppia stava «per celebrare il rinnovo del giuramento coniugale». E Salvo esclama, da scapolo impenitente: «Rinnovo? Come per il tagliando della macchina? Come la tessera del circolo?».

Appena la fidanzata gli comunica poi che la città scelta è Udine, il commissario avverte una botta durissima, come se fosse una sorta di punizione divina.

La storia camilleriana ha il suo corso tra pranzetti, ammazzatine, stupori e battute varie, secondo lo schema classico, fedelmente amato e richiesto da milioni di lettori.

L’aggancio con Udine e il Friuli riappare nelle pagine finali, quelle caldissime in cui il giallo trova la soluzione e quindi terreno minato sul quale far calare il top secret. Da segnalare però, come dato curioso, il volo in aereo che Montalbano fa dall’aeroporto trapanese di Birgi a Ronchi dei Legionari, seguendo una rotta sempre piú battuta turisticamente in questi anni grazie alle compagnie low cost.

Per andare in Sicilia non ci sono piú come luoghi di sbarco Punta Raisi a Palermo o Fontanarossa a Catania, ma c’è anche la costa occidentale, a due passi dall’isola di Mozia e dalle Egadi.

Un solo dettaglio infine sulla permanenza friulana di Salvo, che qui da noi trova il bandolo della tragica matassa. Nonostante l’impegno professionale, non rinuncia naturalmente alla sosta in trattoria, sceglie il Leon d’oro e chiede jota e frico. Jota e frico? Proprio cosí, allora vuol dire che l’informatore culinario di Camilleri stavolta non era ispirato.

Ma Salvo è contento lo stesso, contento di essere a Udine e di andare in stazione ad attendere la sua Livia che arriva da Genova, incredula del regalo fattole dall’attempato fidanzatino (ma lei non sa che lui era in zona per motivi di servizio dovendo indagare su un delitto).

Dulcis in fundo, un paio di curiosità: non è la prima volta che il grande giallista cita la nostra regione. Per esempio, era triestina la bellissima protagonista de “Il sorriso di Angelica”, che si chiamava Cosulich di cognome e di cui l’arzillo commissario subito si innamorò per la somiglianza con l’eroina di Ariosto.

Invece, in un libro di racconti, “Un mese con Montalbano”, ce n’era uno ambientato proprio a Trieste, dove il poliziotto di Vigata scese dal treno evocando i versi in dialetto del poeta Virgilio Giotti. Tutto preso dalla città, dalla mattina tersa, dal mare, si distrasse e venne derubato del portafogli. Si consolò in trattoria dove gli andò meglio ordinando un piatto di tagliolini all’astice e, come secondo, guatti sfilettati. E, per mandar giú il tutto, sorsate di terrano del Carso.

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