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Cristicchi e Orcolat ’76: torna l’emozione in Tv e poi a teatro

I 40 anni del terremoto in Friuli. Venerdì Rai 3 Bis trasmetterà lo spettacolo registrato a Gemona. Il 6 maggio sarà al Giovanni da Udine. Repliche a Foligno e Norcia

UDINE. Torna Orcolat ’76. Lo spettacolo di Simone Cristicchi sbarca in televisione e in teatro. La storia del terremoto del Friuli diventerà una storia per tutti.

Sarà raccontata alle popolazioni che vivono il nostro stesso dramma di 40 anni fa, nei comuni distrutti dell’Italia centrale porterà un messaggio di speranza dimostrando che dopo un terremoto si può ricostruire.

Venerdì, alle 21.40, Rai 3 Bis, canale 103 del digitale terrestre, manderà in onda la registrazione di Orcolat ’76 effettua ...

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UDINE. Torna Orcolat ’76. Lo spettacolo di Simone Cristicchi sbarca in televisione e in teatro. La storia del terremoto del Friuli diventerà una storia per tutti.

Sarà raccontata alle popolazioni che vivono il nostro stesso dramma di 40 anni fa, nei comuni distrutti dell’Italia centrale porterà un messaggio di speranza dimostrando che dopo un terremoto si può ricostruire.

Venerdì, alle 21.40, Rai 3 Bis, canale 103 del digitale terrestre, manderà in onda la registrazione di Orcolat ’76 effettuata la sera del debutto nel duomo di Gemona.

Il testo fin troppo reale scritto da Cristicchi e Francesca Gallo, le musiche del maestro Valter Sivilotti e le voci del coro del Friuli Venezia Giulia diretto da Gilberto Dell’Oste, torneranno a smuovere i terribili ricordi del 6 maggio 1976.

Quella sera il Friuli cedette alla furia del sisma e nei giorni successivi contò più di mille morti. Facile immaginare che venerdì, davanti alla Tv , si incolleranno migliaia di telespettatori e nei loro volti riaffioreranno le emozioni e pure le lacrime.

In tre ore di spettacolo, Orcolat ’76 descrive la forza della natura, la disperazione della gente, la voglia di rinascere che nell’estate di 40 anni fa segnò il passo verso la ricostruzione. Quella stessa forza la raccontarono anche i giornalisti e gli inviati Rai facendo, come ha sottolineato, ieri, a palazzo Belgrado, il direttore della sede Rai Fvg, Guido Corso, «il suo dovere primario di servizio pubblico».

Forte di quel ruolo, l’azienda, in collaborazione con il Comune di Gemona, ha deciso di registrare e riproporre lo spettacolo. Anche questo è un modo per ricordare chi perse la vita sotto quel finimondo.

«Quello che è successo 40 anni fa deve restare nella memoria di tutti. La Rai - ha aggiunto il direttore - segue con grande attenzione il terremoto dell’Italia centrale, spero che i colleghi continuino a tenere le telecamere accese».

Dalla Rai alle piazze

E se l’obiettivo di Orcolat ’76 era e resta raccontare il terremoto a chi l’ha vissuto e a chi ne ha sentito solo parlare, il sindaco di Gemona, Paola Urbani, non intende mancarlo.

«La comunità di Gemona è uscita dal duomo con un groppo in gola, nelle parole di Cristicchi e nelle musiche di Sivilotti il dolore riemerse in tutta la sua violenza e crudeltà. Il prossimo anno porterò lo spettacolo in piazza per scrivere la parola fine sulla ricostruzione e inaugurare il castello. Il 2017 sarà l’anno del castello».

A giorni Urbani visiterà Norcia e Amatrice, porterà a quelle popolazioni un segno di speranza. Lo farà non solo indirizzando gli aiuti nella ristrutturazione di un’opera, ma anche organizzando le repliche di Orcolat ’76 a Foligno, città gemellata con Gemona che nel 2017 commemorerà il terremoto che la colpì vent’anni fa, e a Norcia.

«Con Alemanno, il sindaco di Norcia - aggiunge Urbani -, cercheremo di organizzare lo spettacolo nella piazza del duomo».

In teatro

Ma non è ancora tutto perché il prossimo 6 maggio Orcolat ’76 con l’orchestra Mitteleuropa e il coro del Friuli Venezia Giulia, stiamo parlando di oltre un centinaio di persone, sarà riproposto sul palco del teatro nuovo Giovanni da Udine.

«In quell’occasione - ha anticipato Fabrizio Pitton, presidente del Consiglio provinciale - valuteremo se fare un matinée con le scuole seguendo il modello di Magazzino 18, l’altro spettacolo di Cristicchi ambientato nella nostra regione».

Pitton ritiene doveroso dare ampio respiro al progetto Orcolat ’76 realizzato dalla Provincia con il Comune di Gemona, Folkest e l’associazione Canzoni di confine, «per far conoscere ai giovani una storia che ci riempie d’orgoglio».

Dello stesso avviso il presidente della Provincia, Pietro Fontanini. E così il presidente di “Artisti associati”, Walter Mramor, trasformerà lo spettacolo in versione teatrale. Solo in questo modo potrà essere “esportato” al di fuori del Giovanni da Udine.

«Faremo un’operazione simile a quella della Variante di Lünerburg, lo spettacolo di Maurensig con Milva nato con orchestra e coro, poi riallestito e distribuito in versione teatrale».

Con Cristicchi l’accordo c’è: «A febbraio inizieremo a distribuirlo per portarlo in tournee nella stagione successiva». Motivi di salute non hanno consentito a Sivilotti di partecipare, ieri, alla presentazione in Provincia.

Il maestro si è collegato telefonicamente e ha ammesso che «quel momento creativo» gli ha fatto riaffiorare i ricordi dolorosi del terremoto. Nel 1976 aveva 14 anni, per lui fu difficile accettare la perdita di due compagni di scuola.

E dopo aver ringraziato Cristicchi per averlo coinvolto, Sivilotti ha definito Orcolat ’76 «un’avventura dal livello emotivo forte che commuove tutti».

I retroscena

Dietro l’immagine del palco allestito in duomo, dell’orchestra e dei coristi, la sera del 15 settembre era difficile percepire la tensione che caratterizzò le ore precedenti al debutto. Ieri, il maestro Dell’Oste ha rivelato alcuni retroscena per far comprendere con quanta tensione gli artisti hanno affrontato il pubblico.

Non potevano sbagliare, questo lo intuivano anche se il tempo per le prove era stato ridotto davvero ai minimi termini.

«Abbiamo preso lo spettacolo per i capelli. Arrivati il giorno prima non conoscevamo i testi dei pezzi», ha ammesso Dell’Oste raccontando l’emozione delle due coriste nate «sfollate» a Lignano nell’estate 1976.

«Erano scosse. Hanno pianto tutto lo spettacolo. Cantare quelle parole unite alla melodia della musica così emozionante e coinvolgente le ha segnate».

Un’emozione, ha aggiunto il direttore di Folkest, Andrea Del Favero, provocata dai racconti reali che Cristicchi ha saputo tradurre in versi. Una poesia che continuerà a colpire nel profondo.

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