Quotidiani locali

Vai alla pagina su Lavoro

Lo psichiatra: "Va intercettato il disagio di chi non chiede aiuto"

Il direttore di dipartimento dell’Ass 5, Angelo Cassin: il fenomeno è diffuso, la rete sanitaria va ripensata

UDINE. Raramente c’è una sola ragione dietro la scelta di chiudere con la propria esistenza. A volte accade davanti all’ultimo scoglio, quello su cui si è scommesso per costruire, per ricominciare, per imprimere una svolta. Se anche questo viene a mancare, con esso crollano tutte le speranze rimaste, e pare di non avere più alternative.

leggi anche:

E ci si dimentica di averne, invece, ancora una: chiedere aiuto. Un’opzione spesso non esercitata, a volte per orgoglio, per il timore del giudizio di fronte alle debolezza che si svela, perchè ci si sente inadeguati e, a volte, anche in colpa...

«Avere un disagio - spiega Angelo Cassin, psichiatra, direttore del dipartimento di salute mentale della Aas 5 del Friuli occidentale - viene considerato una sorta di debolezza, ci si vergogna di chiedere aiuto, e questo vale soprattutto per gli uomini. Non si chiede aiuto e si conserva il problema dentro di sè, considerandolo un elemento esistenziale e non una difficoltà, di cui ci si sente anche responsabilizzati e non si sa più a chi rivolgersi, sentendosi in colpa perché si sta male».

L'ultimo addio di Michele prima di togliersi la vita: "Io, precario, appartengo a una generazione perduta" Michele aveva 30 anni quando ha deciso di togliersi la vita. Ad ucciderlo, secondo i suoi genitori, è stato il precariato. E per questo motivo che i suoi genitori hanno voluto pubblicare lo scritto, perché questa denuncia non cada nel vuoto (Video a cura di Daniela Larocca)- L'ARTICOLO

Cassin non entra nel merito della storia di Michele, perché «non ho elementi per valutare il caso specifico». Più in generale, se il problema cruciale è il lavoro, «allora la risposta vera dovrebbe essere trovare lavoro, varare politiche che aiutino ad affrontare questo problema.

Ovviamente non tutte le persone che hanno perso il lavoro e faticano a trovare una nuova occupazione si suicidano, ma certamente è una condizione che determina uno stato di difficoltà e di sofferenza. Nasce un disagio nel confronto con se stessi - spiega Angelo Cassin -, una risonanza interna che fa saltare gli equilibri. Dopodiché subentra la valutazione sul tipo di rete che questa persona ha attorno a se, su quale genere di atteggiamento la persona ha. Se, come succede spesso, prima del suicidio si manifesta questo disagio, può essere intercettato».

leggi anche:

Quando Cassin parla di disagio, non si riferisce a manifestazioni tali da inquadrarsi in un caso clinico. ma «in forma tale da poter ricevere aiuto nell’individuare un modo per fronteggiare questa difficoltà, questo dramma che si sta vivendo, in termini diversi».

Che la mancanza di lavoro e la crisi economica determinino un impatto sul fenomeno suicidario, è un dato di fatto. Lo abbiamo visto anche a Nordest in questi ultimi anni, e lo si è visto in Grecia, Paese in cui tradizionalmente il tasso di suicidi è tra i più bassi d’Europa, e dove recentemente il trend si è drammaticamente invertito. «Ma fermarsi alla considerazione non basta - avverte il direttore del Dsm pordenonese -: le persone in difficoltà devono essere aiutate in vari modi, anche con una rete di servizi facilmente accessibili a coloro che stanno vivendo una situazione di disagio».

Ammettere di vivere questa situazione di difficoltà personale è un primo passo, trovare un luogo in cui parlarne è il secondo. Magari un luogo che non sia correlato alla malattia mentale: «perché una persona che ha un disagio, mai andrà in un centro dove “si curano i matti”».

Pensare e ripensare, dunque, alla rete dei servizi sanitari perché sia in grado di intercettare persone che attraversano momenti di sofferenza profonda, magari partendo dal medico di famiglia.

«Io credo - prosegue Cassin - che sia un nostro dovere interrogarci per capire quali cambiamenti possiamo fare per poter dare un contributo a chi si sente vittima, e sola, davanti al proprio problema. E questo significa anche capire quali supporti sociali ed economici ci siano e si possano mettere in campo per sostenere persone che attraversano problemi di questa natura, come il lavoro che non c’è, il lavoro che si è perso e che non si riesce a ritrovare».

Da un lato un sostegno pratico, se necessario, dall’altro uno meno tangibile ma non meno determinante, capace di incidere sulla solitudine in cui maturano i drammi. Drammi che «spesso nascono da situazioni complesse. Ripeto, non ho elementi per parlare del caso specifico e in ogni caso davanti ad una tragedia, dobbiamo restare in silenzio. In termini generali possiamo dire che trovare sostegno è possibile, anche rivolgendosi ai servizi che si occupano di salute mentale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

TrovaRistorante

a Udine Tutti i ristoranti »

Il mio libro

TORNA IL CONCORSO PIU' POPOLARE DEL WEB

Premio letterario ilmioesordio, invia il tuo libro