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L'addio a Cattalini: "Grazie all’ingegnere che portò Zara tra noi"

Nella chiesa del Carmine, l’ultimo applauso per lo storico presidente provinciale dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia

Con i foulard azzurri raffiguranti il leone giallo simbolo della Dalmazia, annodato al collo, le figlie e i nipoti di Silvio Cattalini, storico presidente provinciale dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia, hanno salutato il padre e il nonno che aveva fatto della divulgazione storica dell’esodo da Zara, la sua ragione di vita. In tanti hanno salutato, ieri, l’uomo che portò avanti la sua battaglia senza mai cadere nella polemica politica.

Tra i banchi della chiesa della Beata Vergine del Carmine, in via Aquileia, accanto al figlio Fulvio, alle figlie Daniela e Sandra e alla moglie Lia, si è stretta la città e il Friuli: gli amici, gente comune, il vicesindaco Carlo Giacomello, l’assessore alla Cultura, Federico Pirone, il presidente della Provincia, Pietro Fontanini, e il capo di gabinetto della Regione, Agostino Maio. Tutti sono convinti che Cattalini guardi la sua Zara dall’alto. Perché, come ha scritto la famiglia nel necrologio, è li che l’ingegnere è volato.

Alle 10.30 la bandiera e i labari dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia e “Giuliani nel mondo” hanno accolto la bara fasciata con il vessillo della Dalmazia.

«Silvio spese la vita per una giusta causa, mai ideologica che assunse concretezza nei volti e nei vissuti personali segnati dalla sofferenza».

Don Giancarlo Brianti l’ha sottolineato ripercorrendo la biografia dell’ingegnere che da Zara portò quel velo di «nostalgia, sofferenza e dignità» sempre evidente nel suo sguardo tutte le volte che raccontava l’esodo. Lo faceva spesso, animato da una passione unica che lo portò a battersi per l’intitolazione del parco di via Bertaldia alle “Vittime delle foibe”.

Ma questo è solo un granello dell’impegno profuso da Cattalini ed evocato anche dal vicesindaco ringraziando il comandante degli esuli a nome della città e del sindaco, Furio Honsell, impegnato all’estero.

«Quando attraversiamo il parco di via Bertaldia o entriamo nella scuola Fermi - ha aggiunto Giacomello -, fermiamoci davanti alle targhe volute da Cattalini e pensiamo a lui. Grazie ingegnere». Pure Fontanini, si è soffermato sull’impegno di Cattalini che ogni anno chiedeva aiuto all’amministrazione di palazzo Belgrado per portare la storia dell’esodo nelle scuole.

Lo faceva con umiltà ed eleganza. «Era l’anima dell’associazione, umile come sono i grandi, amava la vita, raccontare e sorridere. Abbiamo il dovere - ha aggiunto la vice presidente dell’associazione Venezia Giulia e Dalmazia, Bruna Zuccolin - di portare avanti quello che ha costruito». E nella chiesa è rieccheggiato un applauso affettuoso a conferma che Cattalini ha tracciato un solco indelebile.

E mentre il feretro attraversava la navata, in molti hanno toccato

la bara quasi fosse l’ultima stretta di mano, l’ultimo grazie all’ingegnere sorpreso dalla morte, martedì sera, a 89 anni nell’hospice del Gervasutta. Resta il sorriso e la lezione di un gentiluomo che da ieri riposa nel cimitero di Marsure di Aviano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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