Quotidiani locali

Eberhard, l’austriaco che ha trasformato l'amore per i boschi della Carnia in lavoro

L’imprenditore gestisce migliaia di ettari in Carnia e in Cadore. Ma per lavorarlo deve portare il materiale oltre confine

Non è proprio un fantasma quello che si aggira per i boschi della Carnia. E’ un uomo calmo, ma determinato, a cui piacciono le sfide, si chiama Emil Eberhard, ha 64 anni e ha al fianco una bella moglie, Bernardette, che condivide, spiega e promuove ragionamenti e iniziative del marito.

Ha comprato ettari su ettari, lavora a colpi di piste forestali e harvester, la macchina-boscaiolo. A lui riescono cose che sembrano difficili per chi nei secoli ha vissuto di lisces, il marchingegno per far scivolare i tronchi, e fluitazioni. La storia che porta – o riporta, come vedremo – Eberhard in Carnia, è veramente singolare.

La sua famiglia trova radice nei Morocutti che lasciarono Ligosullo per stabilirsi in Carinzia, a Villaco, nel 1720. Commercio di spezie e caffè, una sorta di cramar, insomma. Fecero fortuna, fino ad acquistare case e un’azienda agricola. Attorno alla fine dell’Ottocento, una Morocutti si sposa con Eberhard: «E’ possibile che la stessa “roba” recentemente acquistata - spiega a distanza di secoli Eberhard - sia appartenuta un tempo agli avi, un segno del legame di sangue con questa terra». Infatti, nel giro di pochi lustri, l’imprenditore ha messo insieme qualcosa come 1800 ettari di proprietà silvo-pastorale in Carnia.

Nel 2003 inizia ad acquistare un vasto appezzamento boscato in val Pesarina, quando la lombarda Sacra Famiglia onlus decide di vendere la proprietà Lavardet, 680 ettari. A proprie spese realizza nuove strade forestali e utilizza macchine moderne, milioni di investimento complessivo. I sospetti nascono subito tra gli operatori boschivi locali; le perplessità sono degli organi di vigilanza.

Si teme il famigerato “taglio a raso”, ma l’attuale ottimale situazione dei boschi a Lavardet dimostra che i criteri di utilizzazione adottati da Eberhard sono quelli giusti: il prelievo può essere stato intenso, ma sempre entro i limiti. Con la “Eberhard Holz”, Emil utilizza numerosi lotti boschivi anche nel vicino Cadore, disturbando il mercato locale. Gli austriaci diventano “invasori”.

Eberhard spiega molto semplicemente quel che significa il suo ingresso nel bosco (e nel mercato del legname) dell’Alto Friuli: «Il bosco in Carinzia si estende su 580 mila ettari; in Friuli su 360 mila. In Carinzia, si utilizzano annualmente 2 milioni e mezzo di metri cubi di legname; in Friuli solo 160 mila. Noi sfruttiamo il 75% dell’incremento annuo del bosco, per lo più privato; voi, in Friuli, utilizzate poco e male il bosco privato, anche se rappresenta circa il 60% della superficie boscata regionale.

Da noi ogni anno, arrivano circa 200 milioni di euro per i proprietari del bosco, tenendo conto delle varie lavorazione del legno; con 100 metri cubi di legname, con l’indotto della intera filiera bosco–legno, si crea un posto di lavoro».

Insomma, la lezione austriaca è che non si può lasciare a se stessa una risorsa di questa portata. Altri numeri: su 160 mila metri cubi di legname utilizzati complessivamente in Alto Friuli, solo 70 mila sono assorbiti dalle piccole segherie locali, mentre il resto finisce comunque, e per fortuna, in Austria. Con la curiosa caratteristica che, una volta lavorato e trasformato, lo stesso legname ritorna in Italia come importazione netta.

«Sarebbe bello, e facile, spassarsela in tranquillità, magari guardando il bosco – questa volta è Bernardette a intervenire – il problema è vivere in montagna, far rimanere i giovani, dare loro una prospettiva». In Austria, la prospettiva è certa: la prima fonte di reddito è il turismo, la seconda è il bosco.

Da noi, in Friuli, il bosco è troppo spesso un capitale sottoutilizzato. Colpa solo degli operatori locali? No, i nostri peccati nazionali si riverberano anche sulle Alpi Carniche. E allora vai di burocrazia, impedimenti piccoli e grandi, occhiuti controlli, mancanza di elasticità e di pragmatismo. Dettagli che diventano montagne, montagne che diventano frane. Eppure Emil Eberhard non demorde.

Dopo il 2010, prosegue i suoi acquisti fondiari a Forni Avoltri, Rigolato e Paluzza. In particolare, nel 2014, a Ligosullo, acquista da un privato e da Genagricola, holding agroalimentare delle Assicurazioni Generali, una superficie di 792 ettari, un colpo che vale circa la metà del territorio del piccolo comune. Ma il compendio di Ligosullo, denominato “monte Paularo-monte Dimon” è stato completamente abbandonato e non gestito negli ultimi 50 anni.

La stessa proprietà privata ricade interamente nell’Area Natura 2000 ed è soggetta a vincoli ambientali. Eberhard intende proporre una gestione attiva, multifunzionale e sostenibile della sua proprietà sull’esempio di quanto già realizzato nelle confinanti zone alpine carinziane della Gailtal e del Lesachtal. Ma, per consentire il rilancio e l’attrattività turistica dell’area, il primo passo fondamentale è rappresentato dalla realizzazione della viabilità agro-forestale necessaria. «C’è da chiedersi se i Comuni interessati, Ligosullo, Treppo, Paluzza, Paularo – dice Matteo De Cecco, il professionista consulente dell’imprenditore carinziano - credono veramente nel progetto, oppure se intendono lasciare tutto così com’è, magari perdendo anche l’occasione dei fondi comunitari Psr».

Intanto l’Austriaco si porta avanti. A Tolmezzo, non molti giorni fa, ha partecipato a un incontro nel quale si è ragionato

attorno alla fornitura di biomassa all’inceneritore di Vinadia, impianto vergognosamente inutilizzato negli anni, oggi quasi dimenticato, ma potenzialmente ancora utile per servire energia ad alcuni impianti tolmezzini. Sempre che qualcuno ci creda.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

I COMMENTI DEI LETTORI


Lascia un commento

TrovaRistorante

a Udine Tutti i ristoranti »

Il mio libro

TORNA IL CONCORSO PIU' POPOLARE DEL WEB

Premio letterario ilmioesordio, invia il tuo libro