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Palloncini e colombe per l’ultimo saluto ad Alessandro Gri

Folla a San Pio X per i funerali del 16enne vinto dalla malattia. Il parroco: positivo, vivace e curioso, si stupiva per piccole cose

UDINE. Tre colombe e tanti palloncini bianchi sono volati in cielo, lassù, dove adesso Alessandro riposa. Riposa con gli angeli, dopo aver lasciato con le sue orme un messaggio grande, di speranza e amore per la vita.

Sono stati i compagni di classe, gli allievi della prima I del Marinelli a regalare questo dolce, ultimo saluto al ragazzo che, nonostante i pochi giorni condivisi sui banchi, non dimenticheranno. Alessandro Gri si è spento lo giovedì nella sua casa di Baldasseria Media, dopo una lunga malattia contro la quale aveva combattuto come un leone, guardandola negli occhi, sfidandola, senza purtroppo riuscire a vincerla.

«Sognava il diploma questo giovane studente con una forza così grande – sono state le parole del preside del Marinelli Stefano Stefanel, ieri durante il funerale –: non ci riuscirà, ma i suoi compagni, quando tra qualche anno festeggeranno la cena di maturità, un brindisi lo dedicheranno a lui».

A quel ragazzo che nell’aula della scuola aveva confessato che mentre per gli altri le lezioni e la scuola sembravano attività scontate e persino noiose, per lui rappresentavano la vita. A quel ragazzo che appena la settimana prima di andarsene non aveva rinunciato a partecipare alla gita ad Aquileia. Testimonianza vivente di coraggio, voglia di non arrendersi, determinazione. Sedici anni però sono troppo pochi per potersi dare risposte in questi momenti.

Moltissimi ieri hanno voluto salutarlo per l’ultima volta, così tanti che la chiesa di San Pio X non è riuscita a ospitare tutti. Stretti intorno alla mamma Silvia, al papà Giovanni e alla sorella Valentina, assieme ai parenti, con un abbraccio rassicurante che solo una comunità può dare, come quella di Baldasseria.

A ricordare Alessandro, nell’omelia, è stato il parroco, don Paolo Scarpin, che lo ha descritto «una persona particolare: sin da piccolo ha suscitato la meraviglia di molti per lo stupore che provava per le piccole cose – ha osservato –, sempre positivo, curioso». Una sete di conoscenza e di esperienze che nemmeno la malattia era riuscita a placare e non lo frenava nella sua vivacità e nel suo entusiasmo.

Nel cuore, quella domanda, gira a vuoto senza trovare pace. Perché? «In soli 16 anni ha completato la sua missione lasciando una scia di bene – ha concluso il prete –: non siamo addolorati perché Dio ce lo ha tolto, ma ringraziamo sempre per avercelo dato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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