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L'opinione dell'esperto: "È fatto inaudito, senza profilassi si muore"

L’infettivologo udinese Bassetti: in assenza di vaccinazioni possibili complicanze. «Gli Usa ci trattano come il Terzo mondo quando danno consigli ai turisti in partenza»

UDINE. Finte vaccinazioni? «Un fatto di una gravità inaudita». Vaccinazioni? «Il beneficio che ne abbiamo ricavato è paragonabile a quello ottenuto con l’acqua potabile». Ma è opportuno vaccinarsi? «Vogliamo parlare di Giovanni (nome di fantasia, ndr) morto perché non vaccinato per il meningococco? Vogliamo ricordare Andrea (ma non è il suo vero nome, ndr), dimesso da poco dopo settimane d’ospedale per le complicazioni da morbillo? Oppure vogliamo parlare di Giuseppe, un anziano con pluripatologie che ha perso la vita per una polmonite pneumococcica che poteva essere evitata se si fosse vaccinato? O vogliamo raccontare dei tanti che anche recentemente hanno contratto l’epatite A per via sessuale perché non si sono vaccinati?». Matteo Bassetti, direttore della clinica di infettivologia dell’Asui di Udine sulle vaccinazioni non ha proprio dubbi. E giudica inaccettabile il comportamento dell’infermiera che fingeva di sottoporre i bambini all’immunizzazione.

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Dottore, che opinione ha dei fatti avvenuti in Veneto?

«Mi sembra si tratti di una cosa gravissima che arriva in un momento in cui, a mio avviso, bisogna alzare le barricate in difesa delle vaccinazioni».

Perché?

«Non vede come ci definiscono in altri Paesi? Negli Stati Uniti a chi annuncia di voler venire in Italia, forniscono gli stessi consigli che suggerirebbero a chi si accingesse ad un viaggio nel Terzo Mondo: lavarsi le mani, controllare il proprio stato sierologico e vaccinale... Mi pare che stiamo superando ogni limite».

Traspare il fatto che lei non abbia dubbi sulle vaccinazioni.

«Certo che no. Io sto dalla parte di coloro che sostengono le vaccinazioni, ma non è una posizione aprioristica. Ci sono dati, studi, incontrovertibili evidenze scientifiche che certificano come i rischi da vaccino sono di gran lunga inferiori a quelli di esporsi alla patologia».

Ma i rischi ci sono.

«Certo. In ogni attività di qualsiasi natura esistono dei rischi, ma si valuta se sia il caso di correrli o di evitarli. E il rischio da vaccinazione è di gran lunga inferiore a quello di contrarre la poliomielite, tanto per fare un esempio, o il morbillo, o persino l’influenza. La medicina, o la scienza, non sono politica, e non sono nemmeno democratiche».

Ovvero?

«A volte ho l’impressione che il dibattito che nasce su questo tema abbia una connotazione politica, del tipo la vasca da bagno è di destra, la doccia è di sinistra. Ma non si può fare politica sulla vaccinazione! Non è tema da dibattito salottiero ne può essere una moda. È una questione di sanità pubblica e di libertà dell’individuo di essere difeso. Supponiamo che in una classe ci sia un bambino immunodepresso che magari è stato anche vaccinato, e un altro bambino, non vaccinato, che si ammala di morbillo. Il primo paziente corre il rischio di morire per una malattia che gli è stata trasmessa da un suo amico i cui genitori hanno scelto di non vaccinare. Di chi è la responsabilità?».

Ma in diversi altri Paesi l’obbligo non esiste.

«Vero. Ma riprendiamo l’esempio degli Usa: la vaccinazione non è obbligatoria, ma a chi si vuole iscrivere all’università viene chiesto di esibire il certificato sierologico. Ciò significa che o hai fatto la malattia e sei immune, oppure ti sei vaccinato. In caso contrario, non potrai entrare in quella comunità. Secondo me dovremmo uscire dal concetto di “obbligo” ma dando maggiore consapevolezza ai genitori e contrastando le tante troppe bufale che continuano a circolare».

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