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Friulana vince contro Bankitalia potrà convertire le lire in euro

La sua domanda era stata respinta dopo la decisione del governo Monti di anticipare i termini per il cambio Il giudice di pace di Trieste ha stabilito che a coprire l’esborso (2.065,83 euro) sarà il ministero dell’Economia

Nel 2011 erano stati in molti a rimanere beffati dal decreto con cui il governo Monti aveva anticipato di quasi tre mesi la scadenza dei termini per la richiesta di conversione in euro delle lire, le ultime conservate dagli italiani dopo il passaggio alla moneta unica europea. A sei anni dal provvedimento e a quattro dalla dichiarazione di illegittimità di quella stessa norma da parte della Corte costituzionale, è una giovane risparmiatrice udinese a vantare una delle prime sentenze di condanna della Banca d’Italia e, per manleva, del ministero dell’Economia e delle Finanze, tenuto a sostenere materialmente l’onere dell’esborso.

È stato il giudice di pace di Trieste, Francesco Benincampi, cui la friulana si era rivolta con l’assistenza legale dell’avvocato Carlo Monai, a ritenerne assolutamente fondata la domanda e a riconoscerle il diritto a ottenere la conversione dei 4 milioni di lire per i quali aveva chiesto il cambio nella somma equivalente di 2.065,83 euro.

A nulla sono valse, quindi, le eccezioni sollevate dai difensori della controparte sia in tema di difetto di giurisdizione e di carenza di legittimazione passiva - Bankitalia, ha ricordato il giudice, «è debitrice verso il possessore delle lire del valore che le stesse rappresentano» e «la conversione avviene impiegando le risorse patrimoniali dello Stato», cui spetterà quindi il ristoro della banca -, sia con riferimento al diritto europeo.

Ed è proprio la questione europea uno dei punti su cui il magistrato si è maggiormente soffermato. «Nulla osta, neanche a livello di disposizioni comunitarie – si legge in sentenza –, a procedere a tale cambio in epoca posteriore all’entrata in vigore dell’euro. La Bce non ha espressamente vietato una seconda emissione di banconote in euro e il silenzio in proposito non può essere interpretato come un’inibizione». Da qui, l’«irrilevanza» dell’ulteriore argomentazione relativa al presunto rischio, per Bankitalia, di effettuare due volte il pagamento delle lire ancora in circolazione.

A scatenare la querelle, come ricorda l’avvocato Monai, era stata la «legge capestro» con cui il Governo, il 6 dicembre 2011, aveva dichiarato le lire ancora in circolazione «prescritte a favore dell’Erario con decorrenza immediata». «L’Alta Corte ha ritenuto tale norma non rispettosa dell’articolo 3 della Costituzione – continua il giudice –, per aver abbreviato all’improvviso un termine che per nove anni e nove mesi non era stato toccato». Cessata la sua efficacia, il ministero e Bankitalia definirono le modalità amministrative con cui dare attuazione alla svolta:

la conversione – così si decise – sarebbe stata eseguita soltanto a condizione di provare l’esistenza di una richiesta tra il 6 dicembre 2011 e il 28 febbraio 2012. Condizione che la friulana ha soddisfatto e che ha permesso di chiudere a la vertenza a suo favore.

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