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Infermiera finge di vaccinare i bimbi, verifica a campione su 6mila friulani

L'assistente sanitaria di Treviso aveva lavorato a Codroipo dal 2009 al 2015. L'Aas 3 ha attivato una task force per verificare eventuali casi analoghi al trevigiano. Nel frattempo i genitori preoccupati pensano a una class action

CODROIPO. Emanuela Petrillo, l’ infermiera trevigiana sospettata di aver finto di vaccinare i bambini , ha effettuato circa 6 mila iniezioni in Friuli. L’azienda sanitaria 3, dove la donna aveva esercitato la professione per sei anni da novembre 2009 a dicembre 2015, vuole vederci chiaro e insieme alla Regione ha attivato una task force per verificare che anche in provincia di Udine non si siano verificati casi analoghi a quelli già denunciati dall’Ulss di Treviso.

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Al momento, come dichiarato dal direttore generale dell’Aas, Pier Paolo Benetollo «nel nostro territorio non c’è alcun allarme», ma è stato comunque deciso di approfondire campioni a controlli tra la popolazione che dovrebbe essere stata sottoposta a profilassi dal 2009 al 2015. Undici i comuni coinvolti: Codroipo, Mortegliano, Lestizza, Sedegliano, Bertiolo, Camino al Tagliamento, Mereto di Tomba, Talmassons, Varmo, Castions, Basiliano.

La task force

La prima riunione si terrà oggi alle 10 a Udine. In stretto contatto fra Regione, Azienda sanitaria universitaria integrata di Udine, e Aas 3 è stata costituita un’apposita task force che comprende i direttori sanitari della Asuiud e dell’Azienda sanitaria 3; i direttori dei Dipartimenti di prevenzione delle due aziende; la Direzione dell’area promozione salute e prevenzione della Regione; il professore di igiene dell’Università di Udine, Silvio Brusaferro, che è anche il coordinatore del programma “Cure Sicure” della Regione; il professore di Igiene dell’Università di Trieste, Pierlanfranco D’Agaro, che è esperto virologo; il primario di Pediatria di San Daniele, Bruno Sacher; il direttore della Clinica pediatrica di Udine, Paola Cogo; il presidente della Conferenza dei sindaci e i rappresentanti dei sindaci della zona; ed è stata chiesta anche la partecipazione di rappresentanti del cittadini, Cittadinanza Attiva.

Treviso, l'infermiera fingeva di vaccinare i bimbi. Il direttore sanitario Benazzi: "L'abbiamo allontanata" L'intervista al direttore sanitario della Ulss2 di Treviso, Francesco Benazzi, sul caso dell'infermiera che da gennaio a giugno 2016 ha finto di somministrare il vaccino a circa 500 bambini, ma in realtà gettava via la fialetta registrando l'avvenuta profilassi: "Io la chiamo l'assistente infedele! Ha tradito i valori etici. Se ne sono accorte le colleghe perché i bambini non piangevano e rimaneva del liquido all'interno dei contenitori delle siringhe". L'infermiera è stata allontanata. I bambini saranno richiamati a scaglioni per somministrare il vaccino. (intervista di Antonio Iovane, Radio Capital) L'ARTICOLO

«L’Ulss di Treviso ci ha comunicato - afferma Benetollo - che l’assistente sanitaria che fraudolentemente ha privato della vaccinazione tanti bambini nella marca trevigiana proveniva per trasferimento dall’Azienda sanitaria di Udine. Abbiamo quindi immediatamente iniziato gli approfondimenti ed è emerso che questa persona ha lavorato da novembre 2009 a dicembre 2015 nel Distretto di Codroipo. Quindi è stato attivato il sistema sanitario per dare una risposta precisa e chiara ai dubbi che i medici e le famiglie giustamente si pongono».

«Nessun allarmismo»

«Quello che fin da ora posso dire alla popolazione – dice il direttore generale della Aas 3 – è che nel nostro territorio non c’è alcun allarme: non ci sono problemi immediati per la salute di nessuno, anche perché, a oggi, non abbiamo nessun elemento per pensare che questo comportamento, che non saprei ancora se definire patologico o delinquenziale, fosse stato già messo in atto quando questa persona lavorava nell’ambito udinese. In ogni caso, riteniamo assolutamente necessario fare totale chiarezza, e approfondire fino in fondo le cose».

Controlli a campione

In 6 ore è stato attivata una task force «per disporre - spiega Benetollo - delle migliori competenze mediche e tecniche possibili». Verranno effettuati, quindi, dei controlli a campione, «con metodo rigorosamente scientifico», specificano dall’azienda sanitaria 3, sui vaccinati negli anni dal 2009 al 2015, «per comprendere se e quando si è verificato un problema nel nostro territorio».

Mille vaccinazioni all’anno

L’assistente sanitaria, secondo una prima stima, faceva circa 1.000 vaccinazioni all’anno fra bambini e adulti. «Nel giro di qualche settimana saremo in grado di dire - aggiunge Benetollo - se ed eventualmente quando avesse iniziato la sua finzione e quindi interverremo». Tutti i casi che risultassero non coperti dalla profilassi verranno immediatamente richiamati dall’azienda sanitaria. Altra decisione che è stata presa è quella di dare massima pubblicità alle famiglie di tutte le informazioni in possesso Aas 3, agendo in completa trasparenza. «Per questo motivo - precisa il direttore generale - abbiamo richiesto che alla task force partecipino anche rappresentanti dei sindaci e delle associazioni di cittadini».

«Pronti ad adire alle vie legali»

«Penso che ha fatto benissimo il mio collega di Treviso, Francesco Benazzi, ad agire con la massima decisione, da un lato per tutelare i bambini e dall’altro per perseguire la colpevole. Se ci sarà - conclude Benetollo - un procedimento penale penso che parteciperemo all’azione legale. Le vaccinazioni sono un presidio fondamentale per la salute della popolazione, e non possiamo permetterci che ci siano scoperture».

Mamme e papà preoccupati: c'è chi ha deciso di avviare una class action

Arrabbiate è poco. Sono furiose. Inviperite. Perché hanno toccato i loro figli. Si sentono tradite dal servizio sanitario, truffate nella cosa più preziosa che hanno: la salute dei loro bambini. Non appena è esploso il caso, due giorni fa, i genitori a Treviso sono corsi a controllare il certificato vaccinale, a vedere se corrispondono le date, se c’è rischio. Poi sono partite le chiamate all’Ulss. Smaltita la rabbia ora è tempo di altre telefonate: quelle agli avvocati. Qualche genitore ha deciso di avviare una class action, «perché questa vicenda - dicono - non può finire così. Qualcuno deve render conto del male che è stato fatto ai nostri figli». Sui social fioccano gli appelli di avvocati e semplici mamme pronte a far causa: «Più siamo meglio è», continuano, «in casi come questi le iniziative di gruppo sono molto più dirompenti».

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