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Via da casa, chiuso Fb: l'infermiera di Treviso è “in malattia”

La trentenne non si è presentata a lavoro. A Casier, dove abita, nessuno l’ha vista. Silenzio nella casa-famiglia ultra religiosa dei genitori dove ha vissuto vent’anni

TREVISO. È arrivata nella Marca poco più di vent’anni fa. Originaria di Guidonia, Emanuela Petrillo si era trasferita con tutta la famiglia a Spresiano e lì ha vissuto fino a due anni fa quando ha cambiato residenza per trasferirsi a Casier, in via Tabanelli 16 dove però pare essere un fantasma. Nessuno l’ha mai vista, nessuno ne ha mai sentito parlare anche se lì vivono tantissimi ospedalieri che lavorano al Ca’ Foncello. Eppure, a quanto ha fatto sapere ieri con una comunicazione ufficiale all’azienda sanitaria, Emanuela è in malattia. Dove? Di certo non dove ha ufficialmente l’ultima residenza agli atti.

Qualcuno ipotizzava che la trentunenne potesse essersi rifugiata tra le pareti della casa di famiglia, un’imponente villa in via Manin a Spresiano circondata da mura e contrassegnata sulla facciata da un immensa “Croce di Gerusalemme”, il simbolo della “Custodia di Terra Santa”, fervente fraternità religiosa dedicata alla custodia dei luoghi della redenzione.

Lì i Petrillo hanno aperto una casa di accoglienza per disagiati denominata “Famiglia di Nazareth” come la Onlus gestita dai genitori di Emanuela. In quello stesso ambiente lei avrebbe vissuto durante gli studi alle medie, le superiori al Duca degli Abruzzi a Treviso, al corso di laurea per assistente sanitaria che aveva frequentato tra i primi studenti. Ma ieri, a ogni domanda rispondeva un muro di silenzio. «Qui non c’è» rispondeva sbrigativamente ieri mattina la madre dall’abitazione di Spresiano, «e noi non abbiamo nulla da dire» liquidava poi seccamente il padre. «Emanuela non sappiamo dove sia». Contatti per rintracciarla? «Non so» rispondeva ancora la madre.

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Chi la conosce, è sconvolto, dubbioso, incredulo. «Possibile tu abbia davvero fatto una cosa simile? Perchè?» scrive un’amica su facebook dove da mercoledì Emanuela Petrilo ha cancellato in pochi istanti il suo attivissimo profilo. «Le manderò la visita fiscale per verificare sia davvero in malattia» minaccia ora il direttore Benazzi.

Intanto la vicenda ha creato attriti tra Procura e azienda sanitaria. Uno scontro sotterraneo che aumenta le preoccupazioni di tutti quei genitori (150 circa) che, anche ieri, hanno preso d’assalto il centralino dell’azienda sanitaria per capire se i loro figli sono stati o meno vaccinati. Da una parte la Procura che, dopo aver indagato sull’assistente sanitaria, ne ha chiesto e ottenuto l’archiviazione. Dall’altra l’Ulss che, dopo aver atteso la chiusura dell’inchiesta, ha effettuato un nuovo test a campione che ha convinto il direttore generale Francesco Benazzi a richiamare per il vaccino 500 bambini.

Ad accendere la polemica è Simonetta Rubinato, parlamentare del Partito democratico, che chiede conto proprio dell’archiviazione della prima, e finora unica, indagine: «Una riflessione è dovuta anche su come sia potuto accadere che, dopo l’indagine dei Nas attivata dall’Ulss, si sia arrivati all’archiviazione del caso in Tribunale su richiesta della Procura». Alla parlamentare risponde indirettamente Dalla Costa, che ricostruisce l’iter dell’inchiesta che aveva visto la Petrillo indagata per il reato di omissione d’atti d’ufficio. Indagini che, dopo aver ascoltato colleghe, ex colleghe, familiari dei bambini, non hanno fatto emergere «evidenze che Emanuela Petrillo abbia volontariamente omesso di somministrare dosi di vaccino non obbligatorie», come recita la richiesta di archiviazione.

Ora, alla luce del nuovo studio, la Procura è pronta a valutare se aprire una nuova inchiesta o chiedere al giudice la riapertura di quella precedentemente archiviata. «L’azienda sanitaria», ha spiegato Dalla Costa, «ci ha fatto pervenire gli esiti di un’analisi sierologica a campione su un certo numero di soggetti potenzialmente coinvolti nella mancata vaccinazione. Ora spetterà al pubblico ministero titolare della prima inchiesta verificare se gli elementi riguardino le medesime parti interessate, oppure se si tratti di dati in tutto o in parte diversi dai precedenti».

Nei corridoi della Procura serpeggia però anche malumore per i toni della conferenza stampa dell’Ulss, che non avrebbe partecipato alle indagini salvo poi annunciare la necessità di vaccinare in pochi giorni 500 bambini. L’azienda, nel frattempo, convinta di «aver fermato un’epidemia», ha avviato una procedura di licenziamento e sta preparando una richiesta di risarcimento danni da centinaia di migliaia di euro (centomila solo per il costo vaccini). Oggi poi è atteso in Procura il direttore del servizio Igiene e Sanità pubblica, Giovanni Gallo. La direzione dell’azienda ha intanto completato la spedizione delle lettere ai cittadini invitati alle giornate vaccinali straordinarie. Sono state organizzate per dare la possibilità di completare correttamente le vaccinazioni. Le giornate vaccinali straordinarie, mirate per varie patologie, sono previste nei giorni 24 e 28 aprile, 2 e 6 maggio prossimi.

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